martedì, Settembre 21

Israele-Palestina, è la terza intifada? Ancora raid russi sulla Siria. Tensione con Ankara

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Per qualcuno è la terza intifada, per altri solo l’ennesimo capitolo di una guerra che nessuno riesce o ha voglia, davvero, di fermare.  Quel che è certo è che negli ultimi giorni la tensione in Cisgiordania è salita alle stelle e si contano i morti e i feriti. Sono almeno cinque i giovani palestinesi uccisi dalla polizia e 456 i feriti, secondo gli ultimi aggiornamenti della Mezzaluna Rossa. Le violenze sono scoppiate giovedì sera, dopo che un commando armato palestinese ha ucciso quattro coloni, Eitam e Naama Henkin, e Nehemia Lavi e Aharon Benita e da allora si è innescata la funesta spirale di violenza. Israele, che non aspetta altro se non il pretesto per rastrellare la Palestina, ha effettuato una serie di blitz violenti nei territori del West Bank, soprattutto nella città Tulkarem, nel nord della Cisgiordania, dove l’esercito israeliano ha ucciso un diciottenne, Hudhayfah Ali Suleiman. E la situazione non sembra migliorare, soprattutto dopo le parole del premier Benjamin Netanyahu che ieri sera ha diffuso un video in cui annuncia l’intensificazione della distruzione delle case dei terroristi. La città di Gerusalemme è stata blindata ai palestinesi. Potranno accedervi, infatti, solo turisti, israeliani, residenti nella zona e commercianti, mentrel’accesso alla spianata delle moschee è consentito solo per palestinesi over 50. Le nuove misure resteranno in vigore per 48 ore, ma intanto il governo israeliano pensa a una nuova operazione su vasta scala e il ministro dei Trasporti e dei servizi di intelligence, Israel Katz, ha anche ipotizzato la costruzione di un nuovo muro di difesa al confine con la Cisgiordania. Nemmeno Gaza è rimasta tranquilla dopo gli ultimi episodi e infatti, ieri sera dalla striscia è partito un razzo che ha sancito la sedicesima violazione dalla tregua in vigore dall’agosto 2014. La risposta di Israele non si è fatta attendere tant’è che poco dopo un aereo militare ha bombardato un sito di Hamas. La situazione, dunque, sembra nuovamente sull’orlo del precipizio e dopo il suo discorso all’Onu, da molti giudicato blando e inconcludente, Abu Mazen ha parlato con  il segretario generale del’Onu Ban Ki-moon al quale ha chiesto la protezione internazionale per il suo popolo. Secondo l’agenzia Wafa, Ban avrebbe promesso di parlare con il premier Benyamin Netanyahu con l’obiettivo di allentare la situazione.

La Russia ha scelto il tempo perfetto per bombardare, almeno secondo la metereologa della tv russa POCCNR24, ma non è per questo motivo che continuano i raid sulla Siria. Nelle ultime 24 ore l’aviazione militare di Mosca ha colpito 9 obiettivi dell’Isis, tra cui una posizione di artiglieria e un campo di addestramento con deposito di munizioni nella provincia di Idlib, un centro di comunicazioni a Homs e un posto di comando nella provincia di Hama. Eppure continuano ad arrivare a Putin accuse di colpire soprattutto la popolazione civile tanto che la Nato, proprio nel pomeriggio, ha chiesto ufficialmente a Mosca di evitare morti innocenti. Anche sul fronte turco la Russia deve affrontare una situazione delicata, dopo che Ankara ha accusato l’aviazione di aver violato il suo spazio aereo. In particolare, l’esercito turco ha fatto sapere che due caccia F-16 della sua aviazione sono stati inseguiti domenica da un Mig-29 non identificato sulla frontiera tra Siria e Turchia, restando per 5 minuti e 40 secondi nel mirino del suo radar. Dal ministero della difesa russo sono arrivate prontamente le scuse, ma forse non bastano a calmare l’animo di Recep Tayyp Erdogan che non perdona a Vladimir Putin l’aiuto al suo nemico Bashar al-Assad. Nonostante i contrasti, la Russia comunque porta avanti la sua campagna e non è escluso che possa allargarla anche all’Iraq. Una delegazione irachena, infatti, si troverebbe in Russia proprio per negoziare con i vertici militari di Mosca un accordo che potrebbe aprire la strada a raid aerei contro l’Isis. Lo ha scritto il quotidiano Al Mada di Baghdad, citando fonti parlamentari. Nei giorni scorsi il primo ministro Haidar al Abadi aveva detto che eventuali raid russi in Iraq sarebbero stati “benvenuti”. A Baghdad, tra l’altro, opera già un centro informativo militare di cui fanno parte Russia, Iran e Siria, oltre all’Iraq.  «Ho sentito che il premier iracheno, ha detto che sarebbe interessato all’aiuto dell’aviazione russa per distruggere le posizioni dei terroristi» hanno fatto sapere da Mosca, ma il governo iracheno finora non ha avanzato alcuna richiesta formale.

Mentre in Siria si contano i danni e i morti, sul sito Aleppo News, è apparsa la notizia di un presunto riscatto di 12 milioni di dollari per la liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due ragazze italiane rapite nel luglio dell’anno scorso in un sobborgo occidentale della provincia di Aleppo. L’articolo ha citato una sentenza a carico dell’uomo che avrebbe intascato parte del riscatto, ma la notizia del pagamento era già stata diffusa mesi fa dal quotidiano pan-arabo al-Quds al-Arabi. Secondo quanto rivelato il quell’articolo, che l’ex capo della brigata antiregime al-Ansar, lo sceicco Hussam Atrash, che avrebbe avuto un ruolo di coordinatore nel sequestro delle due ragazze italiane, avrebbe intascato il 40% della somma pagata, girando il resto al Fronte al-Nusra, cellula legata al Qaeda, il cui compito era tenere le due cooperanti in un luogo sicuro. Immediato è arrivato il commento della Farnesina. «Non riteniamo di dover commentare supposte fonti giudiziarie di Aleppo o del sedicente tribunale islamico del movimento Nureddin Zenkin. In ogni caso non risulta nulla di quanto asserito» ha fatto sapere l’Unità di crisi. Ma poco dopo è scoppiato il caso politico. Il senatore Gasparri ha chiesto un’interrogazione parlamentare mentre Il M5S ha chiesto le dimissioni del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni accusandolo di aver mentito sul riscatto.

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