domenica, Maggio 16

Israele: no ad osservatori nella Spianata Hamas avrebbe ordinato alle sue cellule In Cisgiordania di riprendere gli attacchi suicidi

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Nuovo assalto armato a Beer Sheva, nel sud di Israele. Un uomo ieri sera ha sparato sulla folla alla stazione centrale degli autobus, uccidendo un israeliano e ferendone altri dieci. Nella reazione armata delle forze di sicurezza sono rimasti uccisi sia l’aggressore sia un profugo eritreo che si trovava lì per caso. In 17 giorni di scontri e attacchi il bilancio parla di sette vittime israeliane e 42 palestinesi.

Secondo radio Gerusalemme, che cita imprecisate ‘fonti israeliane’, Hamas avrebbe ordinato da Gaza alle sue cellule In Cisgiordania di riprendere gli attacchi suicidi. A Gaza intanto Hamas continua a sostenere l’Intifada, ma si astiene ancora dal ricorrere al suo potenziale militare.  Le fonti israeliane hanno detto a radio Gerusalemme che resta ancora da vedere se le cellule principali di Hamas in Cisgiordania, a Nablus e a Hebron, abbiano mantenuto la capacità logistica di condurre attacchi suicidi. Ancora di recente, secondo l’emittente, i servizi di sicurezza palestinesi hanno neutralizzato a Hebron una cellula di Hamas che disponeva di armi e di risorse finanziarie. I suoi membri, secondo la radio, hanno confermato negli interrogatori che erano ‘pronti a morire’.

Sul piano politico, stamane il ministero degli Esteri israeliano ha convocato l’ambasciatore francese Patrick Maisonnave, dopo la proposta presentata da Parigi al Consiglio di Sicurezza per l’invio di osservatori internazionali sulla Spianata delle moschee a Gerusalemme. Lo riferisce il sito Ynet news, che descrive Netanyahu «furioso’ sia per la proposta che per la sua formulazione. Nel colloquio Israele ha ribadito la sua netta contrarietà alla proposta francese.

Il testo, notano gli israeliani, ignora gli incitamenti alla violenza da parte palestinese e il fatto che manifestanti palestinesi hanno portato esplosivi e petardi nel luogo sacro che gli ebrei chiamano Monte del Tempio. A fomentare le crescenti violenze, con attacchi all’arma bianca contro cittadini israeliani, vi è la convinzione palestinese che Israele voglia alterare lo status quo nel luogo dove sorgeva il tempio biblico degli ebrei e che oggi è il terzo luogo sacro dell’Islam. Israele ha sempre smentito tale proposito, ma alcune visite sul posto di esponenti dell’estrema destra hanno alimentato sospetti. E in occasione di festività ebraiche, quando gli ebrei pregano davanti al sottostante Muro del pianto, vi sono stati scontri sulla Spianata fra polizia israeliana e manifestanti.

«Servono passi concordati fra israeliani e palestinesi per riportare la calma fra le parti». Lo ha detto a Madrid il segretario di Stato americano John Kerry, sottolineando che va fatta anche chiarezza sullo status della  Spianata delle moschee/Monte del Tempio a Gerusalemme. Status di cui Israele «capisce l’importanza» e per il quale non viene prospettato nessun cambiamento. «Il nostro obiettivo è accertarci che tutti ne capiscano il significato. Quello che ci serve è la chiarezza», ha detto Kerry. Il segretario di Stato americano ha sottolineato che Israele ha diritto di proteggersi contro la violenza e spiegato che i passi necessari per riportare la calma verranno decisi nelle consultazioni con i leader interessati.

Kerry intende incontrare separatamente a fine settimana il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu, il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) e re Abdullah II di Giordania per discutere di come mettere fine all’ondata di violenza. Tuttavia, Netanyahu starebbe ancora valutando se accettare l’incontro.

 

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