mercoledì, Maggio 19

Israele nello scacchiere attuale Intervista a Marco Paganoni direttore di www.israele.net sulla geopolitica israeliana

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Il Medioriente è sempre stato lo spazio geopolitico più difficile da comprendere e da capire, soprattutto in una situazione come quella attuale che ha visto l’emergere e lo sviluppo dello Stato Islamico, nonché le scelte e le conseguenze che da esso ne sono derivate, sia da parte degli attori globali che da parte degli attori regionali. Uno degli attori regionali storicamente più rilevanti è Israele, il quale attualmente sembra essere mantenere un approccio di basso profilo. Intervistiamo Marco Paganoni, direttore di www.israele.net, per cercare di capire verso quale orizzonte si sta prospettando il Paese ebraico.

Come è stato visto l’accordo Iran- Stati Uniti sul nucleare?

In Israele questo accordo non è stato visto di buon occhio, non solo dal governo, ma anche dall’opposizione. Diverse erano le perplessità e soprattutto c’era la  sensazione che si potessero ottenere molte più garanzie dall’Iran anziché quelle che sono state ottenute, in particolare sono già state allentate le sanzioni economiche e l’Iran può tornare sul mercato del petrolio. Due fattori questi che consentono al governo di Teheran di aumentare il suo peso specifico sullo scacchiere regionale consentendogli di divulgare le sue politiche fondamentaliste. Questa situazione preoccupa non solo Israele, ma anche altri Stati della regione, gli Stati sunniti del Golfo in primo luogo e anche l’Egitto, con la conseguenza di esacerbare lo scontro all’interno del conflitto siriano. La considerazione generale è che Israele ha avuto la sensazione con questo accordo di non avere più un appoggio abbastanza rilevante da parte di questa legislatura americana, anche se gli Stati Uniti restano i migliori alleati di Israele.  E’ evidente che il rapporto con gli Stati Uniti resta ma dietro le quinte si stanno profilando tutta una serie di relazioni, non solo con Egitto e Giordania, ma anche con l’Arabia Saudita e questo appare motivato dallo sdoganamento del fondamentalismo iraniano attraverso l’accordo sul nucleare, proseguito poi con le visite dei leader occidentali che attualmente hanno visitano Teheran, tra cui Renzi. Quindi si può evidenziare un riposizionamento nel quadro Mediorientale della politica estera israeliana con attori impensabili fino a poco tempo fa. Ovviamente le motivazioni che spingono a questo riposizionamento  sono dovute a interessi economici e politici.

L’accordo con Tehran rientra secondo lei in una possibile strategia statunitense che vede un disimpiego dell’area medioreintale e nella creazione di una sorta di equilibrio di potenza?

E’ una lettura plausibile, in quanto questa amministrazione americana ha fatto capire che intende impegnarsi meno nella zona mediorientale a favore di altri scacchieri, il Pacifico e la politica interna. Avendo la consapevolezza che le questioni mediorientali sono difficili se non impossibili da risolvere, gli Stati Uniti ancora pagano le conseguenze delle guerre in Iraq e Afghanistan, nonché scottati dall’esperienza libica, può darsi che abbiano optato per una sorta di scenario da Guerra Fredda in Medioriente, ovvero la costruzione di un equilibrio tra le varie potenze costruito sulla mutua consapevolezza che nessuno può prevaricare sull’altro. Questa prospettiva probabilmente è difficile da perseguire in quanto il Medioriente non risponde agli stessi schemi di comportamento che potevano applicarsi allo scenario della Guerra Fredda globale. Il Medioriente ha al suo interno soggetti e attori che non rispondono a una logica razionale e quindi può essere un azzardo pericoloso.

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