sabato, Maggio 8

Israele nell’ era Trump

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Una settimana fa, si insediava a Washington, il neo- presidente Donald Trump. Il neo-eletto alla guida degli Stati Uniti si è da subito contraddistinto per il suo stile così diverso da quello del suo predecessore, Barack Obama. Un fedele alleato americano è, da sempre, Israele, la cui storia, nonostante inizi nel secondo dopoguerra, è molto complessa. La serenità dei rapporti USA – Israele erano, almeno prima della presidenza Obama, una delle poche certezze della politica estera americana. Con la presidenza di Obama, questa certezza ha cominciato a vacillare, culminando nell’ultimo atto: l’astensione degli Stati Uniti in sede di approvazione della risoluzione ONU, con la quale Israele veniva, praticamente, accusata di occupare Gerusalemme. Fin dalla sua nascita, Israele lotta per la sua sopravvivenza.

Cinque guerre e innumerevoli perdite per affermare il proprio diritto di esistere. Proprio oggi, “Giornata della Memoria”, in cui si ricordano milioni di ebrei sterminati, umiliati, analizziamo la situazione dello Stato ebraico nell’ era Trump con il Prof. Ugo Volli che attualmente presiede il corso di laurea magistrale in Comunicazione e culture dei media dell’Università di Torino. Ebreo, di una famiglia ebrea che ha subìto le persecuzioni al cui ricordo è dedicata la giornata di oggi, ha speso molto del suo impegno civile e professionale, nello studio e nella divulgazione della storia di Israele e della sua cultura. Infatti subito ricorda che «Io sono un ebreo, che ha avuto parte della famiglia che ha subito persecuzioni. Che gli ebrei abbiano diritto ad uno stato nazionale mi sembra un dato di fatto. Però sicuramente bisogna essere lucidi e analitici».

Qual’ è la situazione di Israele nel Medio – oriente di oggi?

La Siria è nella situazione in cui è. Non è più una minaccia per Israele. La Giordania dipende da Israele per difendersi dall’ISIS; con l’Egitto c’è un coordinamento per il Sinai. C’è una specie di accordo più o meno tacito con l’Arabia Saudita in funzione anti-terroristica e anti-iraniana.

E i suoi rapporti con l’Iran?

L’ Iran, dapprima alleato, è divenuto primo nemico di Israele dopo l’avvento della rivoluzione di Khomeini. Netanyahu pochi giorni fa ha inviato un messaggio attraverso vari media agli iraniani, affermando che Israele non è nemico dell’Iran, ma potrebbe essere suo “complementare”. Ma la politica integralista e fanatica di molti dirigenti islamici iraniani li porta a vedere, sempre, in Israele il grande nemico, nonostante potrebbe essere un grande alleato per l’Iran, in termini di tecnologie agricole, informatiche dato che nelle classifiche di recente uscite, è il secondo paese tecnologicamente più avanzato. Infatti, ultimamente, Israele ha stretto diversi patti economici con paesi come India e Cina, che hanno molto da imparare dalla tecnologia israeliana.

Una settimana fa, si insediava alla Casa Bianca, il neo-eletto Donald Trump, che ha da subito cambiato registro rispetto al suo predecessore. Secondo lei Trump aumenterà il suo sostegno difensivo ad Israele?

Da sempre gli Usa finanziano la protezione di Israele. Israele non è al di sotto di nessuno per quanto riguarda l’ ideazione di armi avanzate, che però vengono poi prodotte negli USA e poi “ritornano” indietro per essere ricomprate da Israele stesso.

Israele potrebbe giovare di una posizione meno insicura e meno indifesa nell’ era Trump?

Sicuramente una presidenza più impegnata può facilitarla. La dimensione territoriale di Israele è piccola. Israele non può sognarsi di conquistare l’Egitto, ma il contrario può succedere. La pace può arrivare solo nel momento in cui le grandi potenze smettono di provare a distruggerlo. Se la Siria o l’ Iran arrivassero a questo, non ci sarebbero più conflitti.

Donald Trump ha annunciato diverse “rivoluzioni” per quanto riguarda la politica estera. Cosa cambierà rispetto al suo predecessore?

Trump ha una politica realistica e non ideologica, che vuole far prevalere le proprie ragioni, punendo i nemici e non gli alleati, e questa iniezione di realismo, nel mondo di Obama fa solo bene. Israele, da questo punto di vista, è un fedele alleato degli Stati Uniti in una posizione geografica molto complicata.

Benjamin Netanyahu e Barack Obama all’assemblea generale annuale delle Nazioni Unite, il 21 settembre 2016

Quindi la politica estera di Barack Obama è stata, secondo lei, disastrosa?

Sarebbe da chiederlo alle migliaia di vittime cadute in Siria, in Libia. Il pacifismo di Obama è stato disastroso. La politica estera più disastrosa della storia americana. Ha sistematicamente cercato di favorire i nemici dell’America.

Consapevolmente?

Certamente. Ad esempio l’ Egitto, che era vicino all’America, ma aveva un dittatore che Obama ha preferito abbandonare. Ha sistematicamente abbandonato i suoi alleati.

Obama ha ottenuto per primo, dopo quasi quarant’anni, un riavvicinamento con l’Iran, siglando un accordo sul nucleare.  Questo ha comportato dei miglioramenti nei rapporti tra USA e Iran? 

Nessun miglioramento.  Obama credeva di aver fatto cambiare idea all’Iran, ma ha solo regalato accordi, senza raggiungere veri risultati. Ci sono stati innumerevoli incidenti nello stretto, c’ è una continua ostilità nei confronti delle navi americane che nel golfo persico difendono la libertà di commercio.  L’Iran si sta armando atomicamente e quindi tutti i paesi occidentali sono sotto tiro iraniano.

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