giovedì, Agosto 5

Israele: l'Unesco condanna la gestione della Spianata Sirene di allarme antimissile sono risuonate questo pomeriggio nel Neghev occidentale

0
1 2


Nel giorno in cui l’attenzione internazionale si è concentrata sulle controverse dichiarazioni del premier israeliano Banjamin Netanyahu – secondo cui Hitler non voleva «sterminare» gli ebrei, ma «espellerli»le sirene di allarme antimissile sono risuonate questo pomeriggio nel Neghev occidentale nelle comunità israeliane attorno alla Striscia. Lo dice il portavoce militare. Secondo una tv locale, sono stati lanciati due razzi: il primo sarebbe esploso in una zona aperta del Neghev occidentale senza né danni né vittime; il secondo sarebbe invece ricaduto dentro Gaza.

Nei Territori Occupati gli attacchi verso obiettivi israeliani sono ormai all’ordine del giorno. Stamane una soldatessa israeliana è stata pugnalata nella zona di Ramallah (Cisgiordania) e il suo assalitore palestinese è stato subito ucciso da colpi d’arma da fuoco. Una portavoce della polizia israeliana ha confermato l’episodio precisando che ‘i terroristi’ erano due: uno di essi è stato neutralizzato’, l’altro è stato preso in custodia dall’esercito. Un artificiere è stato chiamato per ispezionare la zona – l’incrocio stradale di Adam – che è stato chiuso al traffico. Nella vicina colonia di Adam la popolazione ha avuto ordine di restare chiusa in casa. Trafitta al collo da una pugnalata, la soldatessa versa in condizioni gravi.

Il presidente israeliano Reuven Rivlin ha definito «molto grave» la situazione che si è venuta a creare nel suo Paese. «Se non possiamo vivere uniti a Gerusalemme, non potremo farlo in nessun altro posto», ha detto Rivlin alla televisione ceca, in occasione di una visita a Praga. Il presidente israeliano ha tenuto a sottolineare che il suo paese non ha alcuna intenzione di alterare lo status quo di quella che per i musulmani è la Spianata delle moschee e per gli ebrei è il Monte del Tempio. Gli islamisti, ha accusato, diffondono false informazioni: «Israele non ha dichiarato guerra all’Islam».

Ma la situazione a Gerusalemme e nei Territori palestinesi rischia di «esplodere completamente». E’ l’avvertimento che arriva dal portavoce della presidenza dell’Autorità nazionale palestinese, Nabil Abu Redeineh, secondo il quale «gli omicidi quotidiani e le provocazioni ufficiali israeliane, sino ai più alti livelli contro il presidente Abbas, faranno esplodere completamente la situazione». In una dichiarazione rilanciata dall’agenzia di stampa ufficiale palestinese ‘Wafa’, il portavoce dell’Anp ha denunciato che «Israele pone ostacoli davanti agli sforzi prodigati dalla comunità internazionale, in particolare dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon e dall’Amministrazione Usa, per placare la tensione causata dal tentativo fallimentare di Israele di modificare lo status storico della moschea di al-Aqsa e degli altri luoghi santi». Abu Redeineh ha fatto quindi appello al «governo israeliano a rispettare i suoi impegni e applicare gli accordi», e questo «come punto di partenza».

Nel contempo, l’esponente dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) Saeb Erekat esclude qualsiasi possibilità di incontro a tre tra il leader dell’Anp, Mahmoud Abbas, il premier israeliano Benot in Netanyahu e il segretario di Stato Usa John Kerry. Erekat chiarisce che quello che si svolgerà «probabilmente sabato ad Amman» sarà «un incontro bilaterale tra Abbas e Kerry», precisando che la circostanza sarà «di estrema importanza». In particolare, Abbas «chiederà una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che stabilisca i principi della soluzione finale». Questi principi, precisa Erekat, sono «la fine dell’occupazione, la creazione di uno Stato palestinese con capitale Gerusalemme e la presa in considerazione di tutte le questioni della soluzione finale entro un tetto temporale che non superi i due anni». Tutto questo «sotto la sovrintendenza internazionale, nel quadro di una conferenza internazionele e garantendo protezione internazionale ai palestinesi». Nel frattempo, aggiunge Erekat «Israele deve fermare le attività di insediamente, liberare il quarto gruppo di detenuti palestinesi e .fermare gli omicidi, le espulsioni, gli arresti e le sanzioni collettive». Queste stesse questioni, conclude, «saranno discusse oggi a Ramallah con il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->