lunedì, Giugno 21

Israele: Lapid, disarcionatore e tessitore Figlio d'arte, ha iniziato la sua carriera politica sulla scia delle proteste per la giustizia sociale del 2011 e in pochi anni è riuscito a disarcionare l'eterno Bibi

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«Sono onorato di informarvi che sono riuscito a formare un governo», ha annunciato ieri sera Yair Lapid al Presidente Reuven Rivlin. «Vi do la mia parola che questo governo lavorerà al servizio di tutti i cittadini di Israele, quelli che lo hanno votato e quelli che non lo hanno fatto. Rispetterà i suoi avversari e farà tutto il possibile per unire e unire tutte le parti del società israeliana», ha detto Lapid a Rivlin.
In pochi, il 5 maggio scorso, quando Rivlin gli ha affidato il mandato di provare formare un governo, avrebbero scommesso su questo risultato. Inveceil centrista tessitore del Yesh Atid è riuscito nell’impresa di mettere insieme 8 partiti (su 13 che siedono alla K…) intenzionati a creare un governo che sia l’alternativa all’eterno Benjamin Netanyahu. Che poi questo governo, che si regge comunque su di una maggioranza fragilissima, che, anzi, rischia di cadere prima ancora di nascere perchè 1 parlamentare potrebbe decidere di votare contro, possa rappresentare davvero un nuovo inizio per Israele, lo si vedrà nei prossimi mesi. Resta il successo di Lapid nel dimostrare che la politica israeliana, impantanata oramai dal 2018 in un vortice di tornate elettorali inconcludenti, può svincolarsi da Benjamin Netanyahu.

57 anni, ex giornalista, famoso conduttore della tv israeliana, pugile dilettante, noto per il suo abbigliamento nero casual-chic, considerato tra gli uomini più avvenenti del Paese, Yair Lapid, ‘figlio d’arte -suo padre, Yosef Lapid, sopravvissuto all’Olocausto, è un politico che ha guidato un partito centrista laico e ha servito come Ministro della Giustizia, la madre, Shulamit Lapid, è una nota scrittrice- ha iniziato la sua carriera politica sulla scia delle proteste per la giustizia sociale del 2011, dando voce alla classe media israeliana in difficoltà.
Nel 2012 ha fondato Yesh Atid, partito centrista nato con l’obiettivo di rappresentare quei moderati in crisi e frustrati ai quali l’anno prima aveva iniziato dare voce. Poi è stato la sorpresa delle elezioni del 2013 quando, da principiante politico, il suo partito si è piazzato al secondo posto, conquistando 19 seggi su 120, e diventando centrale nella formazione dell’ennesima coalizione a guida Netanyahu. ‘Time‘ lo incoronò ‘il nuovo uomo forte della politica israeliana’. Nel governo di quella coalizione del 2013 è stato Ministro delle Finanze e in quel ruolo ha istituito riforme volte a condividere il fardello nazionale in modo più equo tra gli israeliani tradizionali e gli ultra-ortodossi che scelgono lo studio a tempo pieno della Torah rispetto al lavoro e al servizio militare, e dipendono dalla beneficenza e dai sussidi. La maggior parte delle sue politiche sarebbero poi state annullate dai governi successivi.

In tre elezioni nel 2019 e nel 2020, Yesh Atid di Lapid si è presentato in un’alleanza tripartita di centro con Blue and White, guidata da Benny Gantz, ex capo di stato maggiore dell’Esercito.Lapid ha rotto l’alleanza con Blu e Bianco dopo che Gantz ha rinnegato la promessa elettorale principale ed entrato in coalizione con Netanyahu per formare un governo dopo le elezioni dello scorso anno. La scommessa di Lapid è stata l’opposizione.
Alle ultime elezioni di marzo il suo partito, Yesh Atid ha ottenuto 17 seggi, conquistando la guida dell’opposizione israeliana contro il leader del Likud. Un risultato, a nove anni dalla sua fondazione, che beneficia della scelta di non seguire, nell’aprile 2020, l’allora alleato Benny Gantz nell’abbraccio mortale di una coalizione di governo con Netanyahu. Decisione che sembra aver pagato, in primis in termini di credibilità.

Alcuni ambienti di destra, ma anche centristi, accusano Lapid di aver messo insieme una coalizione ‘troppo di sinistra’. E’ di certo una coalizione ‘atipica’. Per raggiungere questo risultato, destinato a segnare la fine dell’era Netanyahu, il leader di Yesh Atid si era impegnato a rinunciare alla carica di premier se questo fosse servito a formare una coalizione di partiti di destra,centro, sinistra, religiosi ebraici, arabi, che potesse estromettere Netanyahu. E così è stato.L’accordo a rotazione prevede che la premiership vada a Naftali Bennett per i primi due anni, lasciando a lui il Ministero degli Esteri, prima di subentrare a Bennett nel 2023. Una ‘rinuncia’ necessaria per portare a bordo Yamina (Bennett) e New Hope, che soffrono le pressioni del proprio elettorato per un accordo di governo con la sinistra. Ha ricalibrato la sua immagine, da fustigatore laico a rappresentante di una credibile forza politica di governo e tessitore di linee anche contrapposte. Ora, se la Knesset darà fiducia a questo sforzo di Lapid, l’ex principiante della politica israeliana avrà la responsabilità di mantenere la barra al centro di un governo la cui navigazione c’è da credere sarà accidentata non poco, ma che potrebbe porre le basi per un nuovo e più solido esecutivo capace di costruire un nuovo futuro per il Paese. 

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