mercoledì, Ottobre 20

Israele: Lapid-Bennett provano cambiare ‘l’atmosfera’ Yair Lapid ha annunciato la formazione del nuovo governo, quello che dovrebbe 'riparare' la Nazione, mandando a casa Netanyahu. Naftali Bennett Primo Ministro di un governo di 8 partiti. Tra 12 giorni la prova della fiducia

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Israele oggi si è svegliato con un nuovo governo. Per la formalizzazione, ovvero per il voto di fiducia della Knesset (il Parlamento israeliano) che lo ufficializzerà, ci vorranno ancora alcuni giorni, forse fino al 14 giugno. Sarà un governo di coalizione, frutto del lavoro di quasi un mese di Yair Lapid, leader di Yesh Atid, che il Presidente Reuven Rivlin aveva incaricato (lo scorso 5 maggio). L’annuncio è arrivato ieri sera, allo scadere del tempo massimo concesso da Rivlin.


Per la prima volta un partito degli arabi israeliani, Ra’am (della Lista Araba Unita), guidato da Mansour Abbas, sarà parte di una coalizione di governo -è dal 1995 che un partito arabo non vota a sostegno di un nuovo governo israeliano, era successo con Yitzhak Rabin-, le altre duegambepiù importanti sono Yamina, di Naftali Bennett, e Yesh Atid, di Lapid. Complessivamente la coalizione è composta da 8 dei 13 partiti che siedono in Parlamento.
Una
coalizioneimprovvisataper un governo dicambiamentoche vedrà Bennett diventare il primo Primo Ministro israeliano che manda all’opposizione, dopo 12 anni, Benjamin Netanyahu, «primo tentativo di ripristinare un senso di equilibrio a un Nazione persa in mare», come commentaThe Jerusalem Post‘.


Bennett sarà Primo Ministro fino al settembre 2023, quando Lapid gli subentrerà fino alla fine del mandato della Knesset, nel novembre 2025.
Lapid sarà Ministro degli Esteri nei primi due anni di governo, il leader Blu e Bianco, Benny Gantz, rimarrà Ministro della Difesa, il Tesoro sarà tenuto dal leader di Yisrael, Beytenu Avigdor Liberman. Il leader di New Hope, Gideon Sa’ar, sarà Ministro della Giustizia, Ayelet Shaked di Yamina sarà Ministro degli Interni. La laburista Merav Michaeli sarà Ministro dei Trasporti e il suo compagno di partito Omer Barlev sarà Ministro della Pubblica Sicurezza. Il leader di Meretz, Nitzan Horowitz, sarà nominato Ministro della Salute, mentre il collega membro di partito Tamar Zandberg sarà Ministro della Protezione Ambientale e Ministro della Cooperazione regionale Issawi Frej.


Quasi impossibile al momento credere che questo governo davvero possa reggersi fino al 2025, ma intanto
si guarda al 14 giugno, quando il Parlamento dovrà votarlo. Da qui ad allora, infatti, il governo potrebbe ancora abortire. In questi 12 giorni Netanyahu potrà lavorare per fare in modo che in Parlamento venga meno la maggioranza. Sulla carta il governo Lapid-Bennett dovrebbe avere 61 voti -Yesh Atid (17 seggi), Blu e Bianco (8) , Yisrael Beytenu (7), Labor (7), Yamina (6 dei suoi 7 totali), New Hope (6), Meretz (6) e Ra’am (4)- sul totale dei 120 parlamentari, una maggioranza minima, dunque, 1 voto. Basterà, dunque, che venga meno il voto di 1 parlamentare perchè il governo non ottenga la fiducia. E i segnali in questa direzione già ci sono. Un parlamentare di Yamina, Nir Orbach, ieri sera ha annunciato che potrebbe votare contro la nuova coalizione.

Se non vi saranno defezioni e il governo riuscirà a giurare, Israele avrà un nuovo Primo Ministro per la prima volta dal 2009, e poi inizierà un cammino tutto in salita. «Questa coalizione ha la possibilità di cambiare davvero Israele in meglio, senza le virgolette. Rappresentando Destra, Sinistra, religiosi, laici, ebrei e arabi, il governo appena nato ha il potenziale per riparare la sfiducia e l’animosità, sanare le fratture tra le varie comunità e guidarci verso un percorso meno accidentato e più stabile», afferma l’editoriale del ‘The Jerusalem Post‘. Per raggiungere tale obiettivo, ambizioni e ideologie devono essere messe da parte. Non sarà facile. «Ma se i membri della coalizione ricordano per chi dovrebbero lavorare e si concentrano sulle questioni e sui principi di base che ci legano come israeliani -il diritto a vivere con dignità, sicurezza e rispetto reciproco- allora c’è speranza che riescano. Invece di affrontare i grandi problemi, l’obiettivo dovrebbe essere quello di rimettere in funzione il Paese. Dopo anni di divisioni, vedere un organo di governo che può lavorare insieme per il bene del Paese non solo ci riporterà agli ideali su cui è stato fondato Israele, ma fornirà un modello per come il resto di noi può comportarsi».

Il sostegno arabo a questo governo, unitamente alla partecipazione dei partiti di sinistra, è tra gli aspetti che molti osservatori segnalano come indizio della potenzialità di questo fragile governo di mettere le basi per sanare il Paese, e nello specifico la frattura arabo-ebraica di Israele.
Di norma i partiti arabi nel Paese si sono rifiutati di cooperare con le coalizioni di governo israeliano, il governo dell’Occupazione, così come sono stati evitati con cura dai partiti israeliani ebraici. Ma la Lista Araba Ra’am-United si è scissa prima delle elezioni dello scorso marzo dalla Lista Unita -che include diversi partiti arabi- con l’intenzione esplicita di sostenere qualunque parte emergesse vittoriosa se garantiva di soddisfare alcune richieste della popolazione araba di Israele. «Dopo decenni di emarginazione politica, molti cittadini palestinesi, che costituiscono un quinto della popolazione israeliana, hanno cercato una maggiore integrazione», afferma il ‘New York Times‘. «I primi governi di sinistra di Israele includevano partiti arabi che erano strettamente affiliati ai partiti per lo più ebraici. Ra’am sarebbe il primo partito arabo indipendente al governo e il primo partito arabo di qualsiasi tipo in un governo di destra».


The Media Linespiega bene questa potenzialità che di fatto è una responsabilità di questoatipicogoverno. Le richieste di Ra’am «ruotano principalmente intorno a questioni civili. Il partito chiede finanziamenti per progetti educativi e infrastrutturali per il settore arabo e continui investimenti del governo nello sviluppo della forza finanziaria del settore arabo. Chiedono anche il budget necessario per combattere la criminalità e la violenza nella società araba in Israele, per la quale molti hanno pagato con la vita. Inoltre, il partito chiede che vengano prese diverse misure per alleviare la crisi immobiliare nel settore arabo. Ciò significa riconoscere quelli che sono attualmente villaggi arabi non riconosciuti, generare piani per l’ampliamento delle città arabe e annullare o modificare la ‘Legge Kaminitz‘, una modifica alla legislazione esistente che autorizza lo Stato nella sua lotta contro l’edilizia illegale».

Amjad Shbita, co-direttore esecutivo di Sikkuy, organizzazione israeliana che lotta per l’uguaglianza civica, «ha affermato che il governo probabilmente si concentrerà maggiormente sulle questioni che riguardano gli arabi nella società israeliana non solo per il coinvolgimento di Ra’am, ma anche per la presenza di i partiti di sinistra al governo. “Penso che un governo che includa elementi di sinistra -come Meretz e il Partito Laburista- vorrà giustificare la coalizione con Bennett primo ministro, e vorrà occuparsi dei problemi che affliggono il settore arabo… Almeno per quanto riguarda argomenti puramente civici che non sono al centro di un grande disaccordo [politico], sarà relativamente attento alla popolazione araba”», ha detto a ‘The Media Line‘. Aggiunge Shbita che questo governo «non sarà in grado di affrontare questioni controverse come l’identità nazionale senza sgretolarsi», a partire dalla ‘Legge sullo Stato-Nazione’ di Israele, che designa Israele come Stato-Nazione ebraica che ha attirato dure critiche dal settore arabo in Israele.

Le ultime settimane hanno visto una grande esplosione di violenza in tutto Israele. Uomini uccisi, proprietà pubbliche e private vandalizzate, sinagoghe incendiate. Shbita sostiene che le violenze, «che sono seguite agli scontri tra la polizia israeliana e i musulmani nel complesso della moschea di Al-Aqsa e nel quartiere di Sheikh Jarrah, evidenziano il fatto che la popolazione araba israeliana non ha messo da parte le sue richieste nazionali. Progredire nel regno civile, senza trattare le preoccupazioni nazionali degli arabi in Israele, dice Shbita, sarebbe come mettere questo progresso sopra un “barile di esplosivo che potrebbe esplodere in qualsiasi momento“».
Salim Brake, professore di scienze politiche all’Università aperta di Israele ed esperto di società araba in Israele, è più ottimista riguardo al cambiamento possibile con il nuovo governo. E però «è molto critico nei confronti della priorità di Ra’am alle questioni civiche rispetto alle questioni nazionali, descrivendola come accettazione che gli arabi siano trattati come cittadini di seconda classe in Israele per motivi di budget e altri progressi che non affrontano le questioni principali. “Non conto solo sul fatto che gli arabi influenzeranno la formazione del governo, ma guardo anche alle persone che diventeranno ministri in questo governo. Sono molto ottimista su alcuni di loro“. Brake afferma che “questo governo è diretto a… fare cose che integreranno i diversi settori della società [israeliana]”. Ciò porterà in un primo momento a una rottura con le azioni e la retorica del precedente governo, che classifica come razzista e discriminatorio. Al suo posto, si aspetta “un grande cambiamento in meglio, prima di tutto per quanto riguarda l’atmosfera, e poi vedremo cambiamenti sul campo“».

Shbita, parlando della grande tensione tra ebrei e arabi a seguito delle violenze delle ultime settimane, afferma che «per portare veramente la pace tra le popolazioni, le questioni che stavano dietro l’escalation -come la disputa legale a Sheikh Jarrah che minaccia di evacuare i palestinesi dalle case nel quartiere di Gerusalemme est- devono essere risolte. Brake, tuttavia, pensa che il cambiamento di atmosfera, che potrebbe riversarsi nei diversi comuni misti arabo-ebraici, potrebbe fare una grande differenza. Parlando del nuovo governo, ha detto: “So che le persone che stanno arrivando non vedono gli arabi come nemici, ma ci vedono tutti come cittadini in un paese. Penso che l’atmosfera migliorerà in modo significativo e, a volte, [un cambiamento]di umore può portare a metà strada” verso la destinazione».

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