sabato, Settembre 25

Israele, ennesimo weekend di sangue field_506ffbaa4a8d4

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Una nuova scia di sangue ha macchiato l’ultimo fine settimana in Israele e nei Territori occupati. Il bilancio parla di sette morti in due giorni, di cui cinque palestinesi e due israeliani. Si aggiorna così a 91 vittime palestinesi – molti dei quali in circostanze poco chiare e con un uso “non necessario e sproporzionato della forza – e 17 israeliane la contabilità delle vittime del ciclo di violenze in corso da inizio ottobre.

Nella Cisgiordania settentrionale, nei pressi di Nablus, una ragazzina palestinese di 16 anni è stata uccisa, secondo fonti della polizia israeliana, poco prima di compiere un accoltellamento. La giovane, Ashraqat Qatanani, era al check-point di Huwwara quando Gershon Masika, famoso colono ex leader del Consiglio regionale della Samaria, l’avrebbe vista tirare fuori un coltello: quindi le si sarebbe avventato contro con l’auto, facendola cadere in un fosso per poi finirla a colpi d’arma da fuoco una volta uscito dalla macchina.

Intorno alle 13 un’altra ragazzina palestinese, Hadil Wajiya Awad, 14 anni, del campo profughi di Qalandiya, è stata uccisa a colpi d’arma da fuoco nel mercato centrale di Gerusalemme Mahane Yehuda dopo che, assieme alla cugina, aveva pugnalato al torace con delle forbici  un palestinese di 70 anni residente a Betlemme.

Nel pomeriggio, a una stazione di rifornimento sulla statale 443 da Gerusalemme per Tel Aviv un israeliano 18enne è stato ucciso a coltellate da un palestinese che dopo qualche attimo è stato ucciso a sua volta dai colpi sparati da un altro israeliano.

Nella giornata di ieri, invece, un’israeliana di 21 anni è stata accoltellata da un palestinese presso il blocco di insediamenti di Gush Etzion, Cisgiordania meridionale. L’attentatore è poi stato ucciso sul posto dai soldati di Tel Aviv, mentre la donna è morta poco dopo il trasporto in ospedale per le gravi ferite riportate. Poco prima, di fronte all’insediamento di Kfar Adumim, sulla strada tra Betlemme e Ramallah, un tassista palestinese di 32 anni di nome Shadi Hassib è stato ucciso da un colono con un colpo di pistola dopo un incidente automobilistico. Non è chiaro se l’incidente fosse stato intenzionale, ma il portavoce della polizia israeliana Micky Rosenfeld ha dichiarato che dopo lo scontro l’uomo è sceso dall’auto brandendo un coltello.

Intanto la strategia del governo israeliano per fermare l’escalation si concentra tutta sull’intensificazione dell’occupazione della Cisgiordania: blocchi stradali e divieti ai palestinesi di circolare nelle aree ritenute più sensibili, ovvero intorno ai maggiori blocchi colonici illegali, oltre a una ripresa delle costruzioni negli insediamenti.

Il Consiglio regionale di Gush Etzion ha annunciato che oggi non sarà permesso ai lavoratori palestinesi di entrare in tutti i centri del blocco illegale, mentre ieri decine di coloni hanno manifestato a Gerusalemme per chiedere che ai palestinesi sia vietato il passaggio sulle strade da loro frequentate in Cisgiordania. Lo stesso Consiglio regionale ha proposto che alcuni volontari armati scortino i bambini agli autobus scolastici per fornire una ‘prima risposta’ in caso di attacchi.

Ieri è tornato a parlare il premier Benjamin Netanyahu, ultimamente impegnato nel sostenere un’equiparazione dell’Intifada alle brutali azioni perpetrate dallo Stato Islamico. Netanyahu ha proposto la revoca della cittadinanza a quei palestinesi cittadini di Israele che pianificano di unirsi al Califfo Al Baghdadi e vanno a combattere in Siria. La misura, annunciata strategicamente a una settimana dai tragici fatti di Parigi, è stata presa in considerazione dopo che una mezza dozzina di palestinesi era stata arrestata con l’accusa di prepararsi a partire per la Siria un mese fa. L’indagine era stata avviata dopo che il 24 ottobre scorso un palestinese di 23 anni era entrato in Siria dalle Alture del Golan occupate da Israele a bordo di un parapendio.

 

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