lunedì, Giugno 21

Israele: e se cade Netanyahu? Netanyahu rischia davvero di cadere? Con quali conseguenze? L'opinione di Eric Salerno (Il Messaggero)

0

Per quanto riguarda la politica estera, pensa che un cambio a Tel Aviv potrebbe segnare un mutamento nei rapporti, attualmente molto tesi, con l’Iran? (che riflessi potrebbe avere questo ipotetico mutamento sul rapporto con il vicino libanese?)

teoricamente sì, ma io credo che il rapporto con Teheran potrebbe diventare un rapporto di grande amore se c’è un cambiamento di regime in Iran. Al momento non credo che gli Ayatollah troveranno una formula per mettersi d’accordo con gli israeliani (mentre la popolazione iraniana non ha problemi con Israele). Ovviamente, se la situazione in Iran cambiasse, cosa teoricamente prevedibile però al momento imminente, allora cambierebbe anche la situazione in Libano e cambierebbe tutto l’assetto del Medio Oriente. Tutto sommato, oggi si può guardare ai giochi in corso tra gli Stati Uniti, la Russia, l’Arabia Saudita, l’Iran ed Israele: stanno tutti cercando di ridividere la regione secondo gli interessi di ognuno e di evitare uno scontro armato. È per questo che si assiste a queste scaramucce, a Gaza, in Siria, con Hezbollah eccetera: o si fa una guerra vera e propria, che porterà grande devastazione prima che si raggiunga un’intesa, o Putin, Trump, Netanyahu e gli altri, che si parlano quasi tutti i giorni, troveranno un modo per calmare la situazione e creare un assetto politico ed economico (non dimentichiamo il petrolio) che funzioni per tutti.

Esiste un rapporto poco pubblicizzato ma piuttosto consolidato tra Israele ed alcuni Paesi del mondo islamico, in particolare l’Arabia Saudita, in chiave anti-itaniana: con un’eventuale caduta di Netanyahu potrebbero venire a modificarsi i rapporti tra i due Paesi?

L’Arabia Saudita, oggi, ha più bisogno di Israele di quanto Israele non ne abbia dell’Arabia Saudita. L’Arabia Saudita oggi ha una popolazione che chiede determinate cose, una casa reale che sta cambiando un po’ ma ancora non abbastanza e la possibilità di uno scontro armato con l’Iran: è perciò l’Arabia Saudita che ha bisogno della forza di Israele, che è l’unica potenza nucleare della regione e che ha quasi ‘in tasca’ il grande alleato,dato che l’America segue molto quello che Israele chiede

Il Primo Ministro israeliano è stato uno dei pochi sostenitori esteri delle politiche del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump: l’eventuale fine dell’era Netanyahu potrebbe comportare un mutamento dell’asse con tra Tel Aviv e Washington?

No, assolutamente no. Gli Stati Uniti sono un alleato fondamentale per Israele e i rapporti si manterranno ottimi tra i due Paesi.

Un’eventuale caduta di Netanyahu, quindi, non implicherebbe mutamenti né in politica interna, né in politica estera?

Io credo di no. Anche se Netanyahu dovesse sparire, il suo successore sarà costretto a seguire una politica simile a quella che lui sta portando avanti adesso. Il grosso dell’opinione pubblica israeliana vuole un Netanyahu: chi sarà questo eventuale nuovo Netanyahu non lo sappiamo noi ma non lo sanno nemmeno loro perché non hanno pensato a chi potrebbe sostituirlo, né da un punto di vista della politica interna, né per la capacità di gestire tutti i grossi problemi del Paese e i rapporti con l’estero. Oggi non c’è, sulla scena politica israeliana, un personaggio come lui: deve ancora emergere. In caso di elezioni, gli israeliani voterebbero in maniera simile perché, per la maggioranza di loro, questo è ciò che funziona. Questo perché Netanyahu ha aperto ancora di più il mondo ad Israele, perché l’economia va bene, perché in questi anni non ci sono state delle guerre importanti e anche questo è importante; lui riesce a parlare in continuazione di scontri e minacce ma, per adesso, la maggioranza degli israeliani non vuole andare in guerra.

Visualizzando 2 di 2
Visualizzando 2 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->