Israele e Russia, quale rapporto? Una relazione dai contorni indefiniti difficile da cogliere

Quella dei trasferimenti di equipaggiamento bellico all’ala militare di Hezbollah è, in effetti, una nota dolente nei rapporti tra Israele e Russia. Tel Aviv ha denunciato spesso come le forniture di armamenti russi tanto allIran quanto alle forze armate siriane finiscono nelle mani di Hezbollah che li usa contro Israele. Mosca ha sempre negato di essere al corrente di questi traffici e tanto meno di avvallarli. (Tuttavia ci sono osservatori israeliani, come Caroline B. Glick per il ‘Jerusalem Post‘ che non credono affatto alla buona fede di Mosca e vedono nella ritrovata influenza russa sulla regione un serio pericolo per Israele).

Al-Jarida, quotidiano del Kuwait ritenuto vicino all’establishment israeliano, il 5 marzo riportava che la Russia aveva sospeso la fornitura di equipaggiamento militaresofisticato all’Iran proprio perché la Repubblica Islamica aveva consegnato a Hezbollah missili terraaria SA22. «Vogliamo che l’Iran e Hezbollah non emergano rafforzati [dal conflitto in Siria]», ha dichiarato Rivlin durante il volo verso Mosca, e pare che il Cremlino sia d’accordo. Nessuno dei due desidera che Teheran diventi il patron della Siria, e certamente nessuno dei due desidera che assurga a superpotenza regionale, la Russia perché dopo essere tornata protagonista e suon di bombardamenti di dubbia liceità non intende ritirarsi e Israele per i soliti motivi legati alla sicurezza.

In questo puzzle di relazioni mutevoli e in continua evoluzione, dettate più da manovre di riassestamento sullo scacchiere regionale che non da vera comunione di vedute e di intenti, si inserisce il dilemma turco. Tel Aviv e Ankara stanno lavorando alla normalizzazione, sempre per ragioni d’opportunismo strategico ed economico. Ma Ankara e Mosca sono in una fase estremamente tesa della loro relazione, e Putin potrebbe non gradire questo storico riavvicinamento tra i due Paesi.

La questione di quale peso relativo abbiano i due rapporti per Israele non è semplice da dirimere. C’è la faccenda del gas naturale, c’è la faccenda della cooperazione militare, c’è la necessità stringente, sia per Ankara che per Tel Aviv, di trovare un nuovo equilibrio all’interno di una regione profondamente cambiata in ogni aspetto. Insomma, per Israele si tratta di camminare su un sentiero minato, da un lato salvaguardare ma senza fare troppo rumore per non spazientire i russi il riavvicinamento alla Turchia, dall’altro salvaguardare ma senza fare troppo rumore per non spazientire gli americani le relazioni con la Russia.

Mentre aspettiamo che l’orizzonte si schiarisca, Mosca ha annunciato che presto anche Netanyahu arriverà al Cremlino per dare il via a un dialogo più concreto non solo in materia di difesa e sicurezza, ma anche in materia economica, in vista di un possibile accordo bilaterale di libero scambio. Alla Russia interessa coprire il buco nelle importazioni lasciato dalle sanzioni Usa e Ue, nonché dalle tensioni con la Turchia, e a Israele non dispiacerebbe cogliere le opportunità di un mercato importante e non vuole perdere l’occasione di attrarre quei milioni di turisti russi per i quali l’Egitto e la Turchia non sono più mete accessibili.