martedì, Maggio 18

Israele e Russia, quale rapporto? Una relazione dai contorni indefiniti difficile da cogliere

0
1 2


Nel complesso quadro dei rapporti che si intrecciano in Medio Oriente, ce n’è uno particolarmente difficile da interpretare: quello tra Israele e la Russia. Nel 1944, Iosif Stalin si schierò a favore del movimento sionista, convinto che esso avrebbe instaurato in Medio Oriente uno Stato socialista e che questo Stato avrebbe in qualche modo contrastato l’influenza britannica nella regione. Quando nel 1948 lo Stato di Israele vide la luce, l’Urss fu la prima a riconoscerlo legalmente. Ma durante la Guerra Fredda i rapporti tra Mosca e Tel Aviv deteriorarono, con l’Unione sovietica schierata inequivocabilmente a sostegno dei Paesi Arabi e della Palestina. Fu solo nel 1991 che vennero ristabilite le relazioni diplomatiche e, al crollo dell’Urss molti ebrei russi emigrarono in Israele.

Oggi, il Russo è la terza lingua più diffusa nello Stato di Israele, dopo l’Ebraico e l’Arabo, e la popolazione di origine russa del Paese è di più di un milione di persone, su un totale di otto milioni di abitanti, molti dei quali sostenitori di Vladimir Putin. Durante gli anni Novanta e gli anni Duemila i rapporti tra i due Paesi non sono apparsi molto solidi, ma poi qualcosa è cominciato a cambiare. Nel 2014, Tel Aviv e Mosca si sostengono a vicenda: Israele si guarda bene dal condannare lintervento russo in Ucraina e lannessione della Crimea, Putin sostiene a chiare lettere la controversa operazione militare israeliana su GazaProtective Edge” che durante l’estate uccide oltre duemila civile Palestinesi. «Sostengo Israele nella sua lotta per tentare di proteggere i suoi cittadini», aveva detto Putin.

Nell’estate del 2015, il Presidente siriano Bashar alAssad, in una situazione sempre più precaria, si risolse a chidere l’intervento militare dell’alleato russo. Qualche giorno prima che la campagna russa partisse (30 settembre 2015), il premier israeliano Benjamin Netanyahu si recò in visita a Mosca accompagnato dai vertici militari israeliani (21 settembre 2015). Lo scopo dell’incontro con Putin era quello «prevenire incomprensioni tra le forze israeliane e quelle russe», dichiarò Netanyahu ai giornalisti. In buona sostanza, Netanyahu chiarì a Putin gli obiettivi israeliani in Siria – impedire il trasferimento darmi dalle forze regolari siriane alle milizie sciite libanesi di Hezbollah – e i due si accordarono su come evitare che le rispettive forze si intralciassero l’un l’altra. «Noi non interferiamo con loro e loro non interferiscono con noi», dichiarò il Ministro della Difesa israeliano Moshe Yaalon a ottobre.

Ma il sospetto di una cooperazione militare più organica ha trovato eco nelle dichiarazioni dei vertici russi. Reticente a confermalo, Israele ha preferito glissare, da un lato per non rischiare di infastidire l’alleato americano – che, malgrado il graduale disimpegno dalla regione voluto da Obama, rimane il pilastro della politica estera e della difesa israeliana – e dall’altro per le possibili ripercussioni sugli equilibri regionali.

La settimana scorsa (16-17 marzo), invece, è stato il Presidente israeliano Reuven Rivlin a recarsi in visita a Mosca. Evento che non ha mancato di sollevare speculazioni. Era da dieci anni che un Presidente israeliano non passava per il Cremlino, ma la rilevanza di questo incontro è forse da cogliere nel fatto che Israele, pur di non perdere unoccasione evidentemente molto importante, ha cancellato un impegno preso precedentemente con Canberra, mossa che nella diplomazia internazionale è più che scortese. Ma, appunto, sembra che l’urgenza israeliana di confrontarsi con i russi abbia spinto Netanyahu a fare pressioni su Rivlin perché cogliesse al volo l’opportunità di una tre giorni a Mosca.

Il nodo centrale è stata la sicurezza, Tel Aviv cercava delle rassicurazioni rispetto al disimpegno delle forze armate russe dalla guerra civile in SiriaLe preoccupazioni israeliane ruotano attorno alle posizioni degli altri alleati di Assad, lIran e Hezbollah. La posizione comune rispetto a Damasco rende la Russia, la Repubblica Islamica e la milizia sciita libanese alleati de facto, e la cosa non può non preoccupare Israele.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->