giovedì, Ottobre 28

Israele e le sue Forze Armate: quale è il segreto della loro potenza? Intervista agli esperti Francesco Tosato (Ce.S.I.) e Martin van Cleverd

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Con i toni tra Israele ed Iran che si alzano di giorno in giorno (si pensi al pesante scambio di accuse tra il Primo Ministro di Tel Aviv, Benjamin Netanyahu, e il Ministro degli Esteri di Teheran, Mohammed Javad Zarif, durante la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco dello scorso 18 febbraio), in molti temono che si possa giungere ad uno scontro armato tra i due Paesi e che tale scontro possa arrivare ad infiammare l’intera regione.

L’inimicizia tra lo Stato Ebraico e la Repubblica Islamica è oramai di vecchia data ma una serie di circostanze hanno fatto sì che la possibilità che una scintilla possa trasformare la tensione in guerra appaiano più concrete che in passato. In primo luogo c’è la situazione in Siria: la guerra civile, che ha dilaniato il Paese e che ora si avvia lentamente a conclusione, ha portato le truppe iraniane e le milizie sciite sostenute da Teheran (prime tra tutte quelle libanesi di Hezbollah) a pochi chilometri dal confine siro-israeliano del Golan, mettendo Tel Aviv in allerta. L’eventualità di uno scontro diretto tra Israele ed Iran, inoltre, rischierebbe di allargarsi a macchia d’olio in tutta la regione coinvolgendo, oltre al Libano e alla Siria, Paesi come l’Egitto e l’Arabia Saudita, avversari di Teheran, e come la Turchia, che sta spingendo in tutte le direzioni per allargare il proprio potere nell’area. Inoltre, in tutta l’area sono presenti truppe statunitensi e russe: se il supporto degli Stati Uniti ad Israele sarebbe probabilmente scontato, la reazione della Russia, vicina all’Iran e alla Siria, sarebbe tutta da vedere e rischierebbe di allargare ulteriormente i confini del conflitto.

Se nella sua breve storia, le Forze Armate israeliane hanno spesso combattuto e vinto guerre in cui si trovavano in condizioni di inferiorità numerica e di accerchiamento, questa volta le cose potrebbero essere più complesse proprio a causa dell’entità dei propri avversari, ovvero l’Iran e, nella peggiore delle ipotesi, la Russia.

Per tentare di capire quale sia l’entità e il funzionamento delle Forze Armate israeliane e a quali scenari potremmo andare incontro, abbiamo parlato con Francesco Tosato, analista del Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.), e con Martin van Creveld, esperto di storia militare ed autore di diversi testi sull’argomento.

In primo luogo, bisogna capire quale sia la struttura delle Forze Armate israeliane (Israelian Defence Forces: IDF). Martin van Creveld ci spiega che “la struttura dell’apparato miliare israeliano rimane ancora come quella che assunse nel 1949-50”. Si può schematizzare dividendola in due parti principali: c’è “un esercito permanente, comprendente ufficiali, sottufficiali e marinai per un totale di circa 176.000 uomini e donne” a cui si aggiunge “un numero considerevolmente grande di riservisti che innalza il totale a circa 620.000”. A differenza della gran parte delle Forze Armate dei Paesi più sviluppati, Israele “punta molto sui riservisti: molti riservisti operano nelle loro unità e ci si aspetta che siano chiamati in battaglia immediatamente e non dopo un periodo di organizzazione come spesso accade nelle altre Nazioni”.

La struttura organizzativa, continua van Creveld,  è più o meno questa: “il Capo di Stato Maggiore, Tenente Generale, è responsabile delle IDF; sotto di lui c’è lo Stato Maggiore, in cui sono incluse le aree di divisione del personale, quelle operative, l’intelligence, l’area computer (C4I), quella logistica e tecnologica e l’area di programmazione”. Le forze di terra, aeree e marine “hanno ognuna il proprio Comando Generale”. Inoltre, “ci sono in tutto tre Comandi Territoriali: a nord, a sud e al centro; c’è un Comando di Difesa Interno e uno di Lunga Distanza predisposto per operazioni ‘profonde’ nelle retrovie nemiche; recentemente è stata annunciata l’istituzione di un altro Comando, con missili terra-terra, per sostituire le forze aeree nelle missioni a 300-500 chilometri in territorio nemico”.

Per quanto riguarda gli armamenti, van Creveld sostene che “le IDF sono una delle forze armate più moderne al mondo. Le forze di terra si basano su pesanti carri armati progettati e prodotti da Israele (il Merkava, attualmente alla quarta generazione successiva) e moderni mezzi blindati, pesanti, corazzati (prodotti, in Israele, uno scafo e un sottocarro Merkava), oltre che vari tipi di missili terra-terra, razzi a lancio multiplo e artiglieria”. La fanteria comprende “una brigata di paracadutisti e unità operative speciali, con armi moderne (il fucile d’assalto Tavor) come mitragliatrici e vari missili anticarro”.

Le forze aeree, invece, sono “responsabili di un certo numero di satelliti di intelligence che circondano la terra. Ha anche un numero di missili balistici medi e intermedi (1.500-5.000 chilometri) in grado di arrivare ben oltre il Medio Oriente. La forza di combattimento aeree constano principalmente di F-15 costruiti negli Stati Uniti, cacciabombardieri F-16 e F-35. Altri importanti sistemi armati sono gli elicotteri d’attacco, gli aerei AWACS e le navi cisterna”. Non bisogna poi dimenticare che un “elemento molto importante è quello delle difese antimissilistiche, un campo in cui Israele è un leader mondiale”.

Per quanto riguarda la Marina, invece, “è sempre stata la meno importante dei tre servizi: attualmente ha un numero di corvette armate con vari missili terra-aria e terra-terra. Le navi sono sufficientemente grandi da trasportare elicotteri e lavorare oltre l’orizzonte. Altre quattro corvette sono state ordinate ed in fabbricazione nei cantieri navali tedeschi. La Marina ha anche cinque sottomarini (con un sesto in arrivo)”.

Secondo Francesco Tosato, “le Forze Armate israeliane sono, non da adesso ma da decenni, le più potenti e meglio equipaggiate della regione”. Questa superiorità militare è aumentata dagli anni ’80 in poi in quanto “i Paesi limitrofi sono entrati in una fase calante a causa della crisi dell’Unione Sovietica che ha provocato l’impossibilità, specialmente per la Siria, di ottenere forniture militari avanzate a pressi di favore. Dagli anni ’80 poi poi, quindi, abbiamo un incremento costante della superiorità tecnologica rispetto ai vicini”.

Alla superiorità tecnica, va affiancata una sostanziale superiorità industriale (oltre che il prezioso sostegno dell’industria militare USA): “Israele ha una industria nazionale in grado di produrre tutte le tipologie di munizionamento guidato di precisione: dispone sia di missili Cruise a raggio corto, medio e lungo (lanciabili sia da terra che dalle piattaforme dell’Aeronautica, in particolare quando parliamo di sistemi come il Popeye) e dispone anche della capacità di ingaggio con missili Cruise da parte dei sottomarini e, in questo caso, si tratta dei missili Turbo-Popeye. Israele dispone poi dei missili di classe Jericho che sono missili balistici, anche questi potenzialmente parte dell’arsenale nucleare”.

La questione fondamentale, però, non è semplicemente quella della superiorità tecnologica, ma quella di una “superiorità ‘dottrinale’ delle Forze Armate israeliane: ovvero, le Forze Armate israeliane sono uno strumento in continua evoluzione che trae beneficio dalle esperienze sul campo per continuare a migliorare nei settori ritenuti strategici per la sicurezza di Israele; questo miglioramento non avviene solo attraverso l’impiego di sistemi d’arma più avanzati, ma anche attraverso lo sviluppo di tecniche, di procedure e di capacità operative specifiche che non si rifanno esclusivamente e banalmente alla trasposizione di dottrine NATO o occidentali, bensì, cercano di sviluppare ogni volte delle capacità e delle modalità operative che ben si adattino a quella che è la particolarità del teatro operativo in cui le Forze Armate israeliane si trovano a combattere”.

Per fare un esempio, continua Tosato, “il più delle volte, le Forze Armate israeliane si trovano ad operare in un teatro di guerra urbano (pensiamo, ad esempio, alla Striscia di Gaza e alla Cisgiordania), contro una minaccia che è, in gran parte, di natura terroristica (pensiamo soprattutto a Hamas)”. Andando ad analizzare la questione più a fondo, si può dire che i punti cardine che rendono Israele superiore ai vicini sono sostanzialmente due: l’Aeronautica e l’Intelligence.

Secondo Tosato, “l’Aeronautica israeliana è uno strumento altamente tecnologico e in grado di colpire sostanzialmente in tutta la regione in una condizione, non di impunità totale (come abbiamo visto non più tardi del 10 febbraio scorso), ma quasi: si tenga presente che l’abbattimento del caccia F-16 da parte della contraerea siriana è il primo abbattimento in quarant’anni, dal 1982”, una statistica impressionante. L’Aeronautica israeliana, quindi, “è lo strumento d’elezione per quanto riguarda l’utilizzo strategico della forza da parte dello Stato e, da un punto di vista tecnologico, è sicuramente all’avanguardia”.

In effetti, i già citati veicoli di fabbricazione statunitense, F-16 e F-15, hanno delle caratteristiche molto particolari: “gli Stati Uniti, infatti, permettono ad Israele, in maniera sicuramente unica, di poter modificare questi vicoli con dotazioni e capacità nazionali, prodotte dall’industria ad alta tecnologia israeliana, che sappiamo essere una delle più forti a livello mondiale: di conseguenza, i caccia israeliani hanno delle capacità specifiche che li altri Paesi non hanno e non possono avere”. L’industria israeliana, quindi, rende gli aerei forniti dagli USA ancora più adatti ad agire sul territorio mediorientale, soprattutto grazie ad interventi che riguardano il “comparto della guerra elettronica e dell’ingaggio di precisione che le permettono di colpire in maniera selettiva e di poter intervenire in relativa sicurezza anche in spazi aerei come quello siriano, che presenta delle bolle di difesa aerea piuttosto robuste”.

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