domenica, Ottobre 24

Israele: dichiarato «illegale» il Movimento islamico field_506ffb1d3dbe2

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Il governo israeliano ha dichiarato «illegale» il Movimento islamico (Frazione Nord) dello sceicco Raed Salah. Le sue attività sono da ora vietate perchè, secondo il ministro della Sicurezza interna Ghilad Erdan, ha «fomentato violenze e atti di terrorismo». I leader arabi di Israele, riuniti d’emergenza, hanno proclamato uno sciopero generale per giovedì Nel corso della notte, precisa un comunicato governativo, 17 istituzioni legate al Movimento islamico sono state chiuse in diverse località di Israele. Perquisizioni sono state condotte in 13 uffici e sono stati sequestrati documenti, fondi e computer. Altri conti bancari utilizzati dal Movimento islamico sono stati congelati.

Il ministro della sicurezza Erdan ha dichiarato che «Israele deve essere in prima linea nella lotta contro l’Islam estremista i cui emissari hanno massacrato persone innocenti a Parigi, New York, Madrid e anche in Israele. Il Movimento Islamico, Hamas, lo Stato islamico e altre organizzazioni simili hanno una ideologia comune che fomenta attentati nel mondo e una ondata di terrorismo in Israele». «È giunto il momento che noi utilizziamo tutti i mezzi a nostra disposizione nella guerra contro il terrorismo e i sobillatori», ha concluso il ministro. Il leader del Movimento islamico, Raed Sallah, dovrebbe nei prossimi giorni entrare in carcere, per scontare una pena inflittagli già il mese scorso. Per ora non si prevedono altri arresti, ha affermato la ministra della giustizia Ayelet Shaqed.

Poche ore dopo la leadership politica e municipale della popolazione araba in Israele ha indetto una riunione di emergenza a Nazareth (Galilea) per esaminare le ripercussioni della messa al bando del Movimento. Il governo di Benyamin Netanyahu ha valicato una «linea rossa», ha dichiarato il suo dirigente Mohammed Barake, rilevando tra l’altro che il Movimento islamico assicura una intensa attività sociale che in nessun caso dovrebbe essere ostacolata. Gli arabi israeliani hanno quindi deciso per giovedì uno sciopero generale di protesta per la messa al bando del Movimento. I dirigenti della popolazione araba in Israele progettano anche di rivolgersi alla comunità internazionale.

Fondato nel 1971 dallo sceicco Abdallah Nimer Darwish, il Movimento islamico in Israele si prefigge di indirizzare all’Islam la minoranza araba in Israele ed è considerato come la ‘filiale’ locale dei Fratelli Musulmani. Le sue attività si svolgono su tre livelli: quelle puramente religiose; quelle sociali; e quelle legate al nazionalismo palestinese. Il suo peso è cresciuto in seguito alle elezioni municipali del 1989 in cui sono emersi nuovi leader, fra cui il sindaco di Um el-Fahem (Bassa Galilea) sceicco raed Sallah. In seguito agli accordi di riconoscimento fra Israele e Olp (1993) il Movimento si è spaccato in due correnti: la ‘Frazione Nord’ dello sceicco Sallah (messa oggi fuori legge), che non riconosce la legalità della Knesset (parlamento) e mantiene posizioni simili a quelle massimaliste di Hamas; e la più pragmatica ‘Frazione meridionale’ dello sceicco Darwish che è invece rappresentata in parlamento.

Dal 1996 la ‘Frazione Nord’ ha intensificato le proprie attività nella moschea al-Aqsa di Gerusalemme allestendovi una nuova area di preghiera e facendone un simbolo per i palestinesi che vivono in Israele. Da allora lo sceicco Sallah organizza manifestazioni annuali con lo slogan ‘La moschea al-Aqsa è in pericolò. Secondo i servizi di sicurezza israeliani lo sceicco Sallah (che negli ultimi anni invoca la costituzione di un vasto Califfato regionale) è fra gli ispiratori di una vasta ondata di violenze registrata in Israele e nei Territori attorno alla moschea al-Aqsa. Nelle prossime settimane dovrebbe entrare in carcere per scontare una condanna inflittagli il mese scorso. Oggi ha assicurato che resterà egualmente alla guida del suo movimento, «in difesa di Gerusalemme e della moschea al-Aqsa».

La messa al bando del Movimento islamico si è resa necessaria «per mettere fine alla pericolosa propaganda in casa e prevenire attacchi contro cittadini innocenti»: lo spiega il premier israeliano Benyamin Netanyahu in un comunicato in cui assicura che, malgrado questo provvedimento, il suo governo «continuerà ad investire risorse a beneficio dei cittadini di Israele, sia ebrei sia arabi».

 

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