mercoledì, Settembre 29

Israele: deportazioni e torture contro gli immigrati africani field_506ffb1d3dbe2

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Kampala – Il Governo israeliano, nel più totale segreto, dal febbraio 2014 ha iniziato l’espulsione forzata di 7.000 immigrati africani secondo quanto rivela l’inchiesta dell’associazione americana in difesa dei diritti umani Human Right Watch (HRW) che ha pubblicato il 09 settembre 2014 un dettagliato rapporto sulla situazione -‘Make Their Lives Miserable – Israel’s Coercion of Eritrean and Sudanese Asylum Seekers to Leave Israel’.

Gli immigrati dal Sudan (6.400) e dell’Eritrea (367) sono stati particolarmente presi di mira nonostante la situazione politica assai precaria dei due Paesi africani e l’assenza di una casistica criminale rilevante presso le due comunità che vivono in Israele.

Altri 50.000 immigrati africani sarebbero a rischio di espulsione forzata nonostante che l’ondata di proteste degli immigrati africani, registratasi in Israele lo scorso gennaio, abbia attenzione e condanne da parte dell’opinione pubblica internazionale. «Il Governo israeliano ha approfittato della guerra condotta contro il Governo democraticamente eletto di Hamas in Gaza per attuare una deportazione di massa degli immigrati africani altrimenti impossibile da attuare in quanto viola i diritti umani e le leggi internazionali sull’immigrazione e i richiedenti di asilo politico», commenta il giornalista sudanese Hama Abdul Hai, nota firma presso il quotidiano in lingua inglese ‘Sudan Vision’.

«Le indagini condotte rivelano gravissime violazioni dei diritti umani commesse dal Governo israeliano sugli immigrati sudanesi ed eritrei, torturati e costretti all’isolamento punitivo per mesi», denuncia Gerry Simpson responsabile di HRW per il Medio Oriente alla rete televisiva ‘Al-Jazeera’. Le espulsioni sono state possibili grazie alla complicità di tre Paesi africani: Etiopia, Rwanda e Uganda, nonostante che il Presidente ugandese Yoweri Museveni lo scorso marzo avesse categoricamente negato accordi con Tel Aviv per ospitare gli immigrati africani espulsi. I Governi dei tre paesi africani hanno relazioni economiche e militari privilegiate con Israele. La loro collaborazione risolve il problema della violazione delle leggi internazionali sull’immigrazione che vietano categoricamente di espellere immigrati provenienti da Paesi governati da regimi dittatoriali. Una collaborazione che sicuramente frutterà vantaggi concreti ai Governi di Addis Abeba, Kigali e Kampala.

Human Right Watch descrive nel rapporto la storia di un immigrato sudanese di 32 annim coperto dall’anonimato per tutelare la sua sicurezza personale. La storia è stato rivelata all’associazione americana qualche mese dopo il suo rientro a Khartoum, avvenuto lo scorso febbraio. «Mi hanno arrestato ed incarcerato senza alcuna ragione apparente solo per costringermi a ritornare nel mio Paese. Mi hanno inflitto disumane torture fisiche e psicologiche con l’obiettivo di spezzare il mio morale», denuncia la vittima. L’immigrato sudanese fu arrestato senza imputazioni nel dicembre 2013 ed incarcerato nella prigione di massima sicurezza di Kober. Durante il suo periodo di detenzione, durato otto settimane, le autorità carcerarie gli hanno somministrato quantità di cibo ed acqua strettamente necessarie per la sua sopravvivenza ed è stato confinato in una cella di isolamento per 20 giorni durante i quali è stato sottoposto al ‘Never Sleep’ e alla ‘Deep Drop’, torture ampiamente utilizzate dal Governo americano a Guantamo.

Il never sleep (‘non dormire mai’) consiste nel privare al prigioniero le necessarie ore di sonno per una settimana in cui gli è permesso di dormire due ore ogni tre giorni. Il sonno viene privato con l’uso di intense luci e musica Heavy Metal ad altissimo volume. La deep drop (goccia pesante) consiste nel legare il detenuto ad un tavolo di ferro in una cella di isolamento di 2 metri per 2 completamente buia, priva di finestre e appositamente acustica. La testa del prigioniero viene immobilizzata e sulla sua fronte vengono fatte cadere gocce d’acqua gelata ogni 10 secondi per dieci giorni senza alcuna interruzione. Il trattamento priva il sonno e sviluppa un gravissimo stato di psicosi e terrore nella vittima. Nonostante che sia assicurata l’assistenza di personale medico qualificato, queste torture causano traumi psicologici irreparabili. Come nel caso dei dottori e psicologi americani che lavorano con il dipartimento della Difesa e la CIA, anche quelli israeliani violano tutti i codici etici della loro professione essendo pienamente coinvolti nelle torture e nei trattamenti degradanti sottoposti a presunti terroristi (nel caso degli Stati Uniti) e ai palestinesi e immigrati africani (nel caso di Israele).

Il principale compito di questi dottori è quello di mantenere in vita la vittima ed evitare il decesso durante le torture e gli interrogatori. Nel caso dello sciopero della fame (lotta pacifica utilizzata dai detenuti politici palestinesi) i medici sono anche responsabili della alimentazione forzata del detenuto. La collaborazione tra medici, guardie carcerarie e servizi segreti, ideata per la prima volta dal nazismo negli anni Trenta, è stata denunciata nel 2013 in un rapporto della Taskforce dell’Associazione Medici Americani che ha investigato le collaborazioni tra il personale medico qualificato e gli apparati di difesa americani dal 9/11 (attacco alle torri gemelle a New York) in poi, richiedendo la loro espulsione dall’Albo dei Medici. La denuncia fu riportata dai maggiori media indipendenti nel novembre 2013 tra i quali l’autorevole ‘The Guardian’ in un articolo di Sarah Boseley: ‘La CIA utilizza medici per torturare i sospetti terroristi’.

La vittima sudanese rivela che le autorità israeliane hanno anche preteso 40.000 dollari per il suo rilascio ed espulsione dal Paese come risarcimento dei costi affrontati per l’espulsione e ammenda per il suo stato di clandestinità.
Stato illegale dovuto non per mancanze o omissioni dell’immigrato ma dal sistematico boicottaggio delle autorità israeliane a riconoscere il diritto di asilo politico che costringe la maggioranza degli immigrati ad una situazione di clandestinità che priva loro di diritti e protezioni civili. Il riscatto è stato pagato da famiglia e parenti della vittima costretti a vendere terreni e proprietà immobiliari per liberare il loro caro. Accusa sostenuta dalle prove inconfutabili di pagamento al Governo israeliano presentate dalla famiglia a Human Right Watch. «Non hanno solo distrutto il sottoscritto ma rovinato la mia famiglia che ora si trova in uno stato di completa indigenza e sopravvive di elemosina grazie alla misericordia di Allah. È triste constatare che il popolo vittima dell’Olocausto ora si accanisce contro noi immigrati africani con la stessa barbarica perfidia dei criminali nazisti. Come uomo timoroso di Dio perdono il popolo israeliano, sicuramente ignaro di queste barbarie, ma maledico fino alla quinta generazione tutti i politici e militari israeliani», dichiara la vittima sudanese.

Secondo l’inchiesta di HRW torture ed estorsioni «legali» di considerevoli somme di denaro sarebbero prassi comune adottate dal Governo di Tel Aviv contro gli immigrati africani, compresi quelli di comprovata fede ebraica.
Il rapporto di denuncia, redatto e pubblicato dall’associazione americana in difesa dei diritti umani, è un atto dovuto ed estremamente coraggioso che, purtroppo, sta trovando ridotti spazi di informazione presso i media internazionali. Rari sono i giornalisti che accettano di trattare l’argomento per la paura di essere bollati come anti sionisti e rovinarsi la carriera. I pochi che trovano il coraggio di scrivere si allineano alle pesanti critiche provenienti da vari settori del mondo religioso ebraico sia all’interno di Israele che nella diaspora ebrea sparsa nel mondo. Questi religiosi, tra cui molti autorevoli Rabbini, prendono le distanze dal Governo israeliano, il quale starebbe infrangendo i testi sacri della religione ebraica: il Pentateuco (noto come Torah) il Talmud , i due sotto testi del Talmud: Mishnah e Ghemara) e il Midrash (testo di interpretazione delle sacre scritture).

Varie correnti religiose ebraiche (comprese anche varie correnti ortodosse e radicali) evidenziano il triste parallelo tra il trattamento inflitto ai palestinesi e agli immigrati clandestini da parte del Governo israeliano con le leggi razziali naziste e fasciste: legge sulla cittadinanza tedesca (15 settembre 1935) e il testo ‘La difesa della razza’ redatto da Telesio Interlandi il 5 agosto 1938, base giuridica per le leggi razziali promulgate durante il fascismo.

Le critiche sulla politica interna ed estera del Governo israeliano non devono, però, prestare il fianco alle ideologie anti sionistiche e alle teorie revisioniste sull’Olocausto, mantenendo una irrinunciabile e ferma distinzione tra la politica governativa di Tel Aviv e il popolo israeliano-ebraico, il cui diritto di esistenza non deve essere messo in discussione come, del resto, quello del popolo palestinese. Sudan ed Eritrea sono considerati dal Governo israeliano come Stati terroristici e, quindi, nemici del popolo ebraico.

 

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