mercoledì, Maggio 12

Israele colpevole di crimini di guerra a Gaza

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A poco più di un anno dall’inizio della terza guerra di Gaza, l’operazione ‘Margine Protettivo‘ di Israele, ieri è stato presentato da Amnesty International un rapporto -subito bollato da Israele come ‘falsità’- sugli attacchi israeliani a Rafah tra il 1° e il 4 agosto 2014 che contiene analisi e prove di crimini di guerra e possibili crimini contro l’umanità compiuti da Israele, e per i quali l’organizzazione chiede una ‘indagine urgente’.

Il rapporto,  ‘Venerdì nero’: carneficina a Rafah nel conflitto Israele/Gaza 2014‘, realizzato da Amnesty in collaborazione con Forensic Architecture, è frutto dell’analisi di centinaia di video, foto e immagini satellitari -Israele ha impedito ai ricercatori di Amnesty di entrare nella Striscia- analisi condotte su riferimenti incrociati con testimonianze oculari, materiale studiato con tecniche particolarmente avanzate, tra cui lo studio delle ombre dei pennacchi di fumo in molteplici video per determinare tempo e luogo di un attacco.
Le nuove prove presentate dal rapporto dimostrano, secondo Amnesty, come le forze israeliane abbiano compiuto crimini di guerra in rappresaglia alla cattura di un soldato israeliano. Le prove, che includono un’analisi dettagliata di grandi quantità di materiali multimediali, suggeriscono che il carattere sistematico e apparentemente deliberato dell’attacco aereo e di terra su Rafah che ha ucciso almeno 135 civili, può anche costituire crimini contro l’umanità.

«Ci sono prove convincenti che le forze israeliane hanno commesso crimini di guerra nel loro bombardamento implacabile e massiccio delle zone residenziali di Rafah, al fine di sventare la cattura del tenente Hadar Goldin, mostrando scioccante disprezzo per la vita dei civili. Hanno effettuato una serie di attacchi sproporzionati o altrimenti indiscriminati», ha dichiarato Philip Luther, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.
«Questo rapporto presenta una richiesta urgente di giustizia che non deve essere ignorata. L’analisi combinata di centinaia di foto e video, nonché immagini satellitari e testimonianze di testimoni oculari, fornisce prove convincenti di gravi violazioni del diritto umanitario internazionale da parte delle forze israeliane che devono essere indagate».

La massiccia quantità di prove raccolte è stata presentata ai militari e ad altri esperti e poi organizzata in ordine cronologico a creare un resoconto dettagliato degli eventi dal 1° agosto, quando l’Esercito israeliano ha applicato la controversa e riservata procedura ‘Hannibal’ a seguito della cattura del tenente Hadar Goldin.
Secondo la direttiva Hannibal, le forze israeliane possono rispondere alla cattura di un soldato con un’intensa potenza di fuoco, nonostante i rischi per la sua vita o per i civili nelle vicinanze. Come il rapporto illustra, l’attuazione della direttiva ha portato all’ordine di compiere attacchi illegali contro i civili.

«Dopo la cattura del tenente Hadar Goldin, le forze israeliane sembrano essersi sbarazzate dei regolamenti, utilizzando una politica ‘senza regole’ con conseguenze devastanti per la popolazione civile. L’obiettivo era quello di sventare la sua cattura a tutti i costi. L’obbligo di prendere precauzioni per evitare la perdita di vite civili è stata completamente trascurata. Interi quartieri di Rafah, tra cui aree abitate intensamente popolate, sono state bombardate senza distinzione tra civili e obiettivi militari», ha affermato Philip Luther.

La ferocia degli attacchi, che è continuata anche dopo che il tenente Goldin è stato dichiarato morto il 2 agosto, suggerisce, secondo Amnesty, che potrebbero in parte essere stati motivati dal desiderio di punire la popolazione di Rafah come vendetta per la sua cattura.

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