martedì, Maggio 18

Islamofobia: Italia latitante nei delitti di odio

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Sono passati pochi giorni dall’attacco a Londra contro la moschea di Finsbury Park, secondo il Muslim Council of Great Britain, una chiara manifestazione di islamofobia. Alla base, probabilmente, una società che si sente insicura. I delitti e gli atti connessi alle varie forme di radicalismo sembrano essere sempre più che mai all’ordine del giorno. La Commissione europea contro il razzismo e lintolleranza (ECRI), istituita dal Consiglio d’Europa, è un organo indipendente di monitoraggio in materia di diritti umani che, appunto, tratta soprattutto i problemi legati al razzismo e alle disuguaglianze. Il rapporto pubblicato nello scorso anno delinea perfettamente la situazione italiana in questa materia.

Uno dei suoi rilievi più noti riguarda proprio i pregiudizi antiislamici nella società italiana. Secondo alcune analisi, la maggior parte degli italiani diffida di questa minoranza religiosa che costituisce il minimo 4% della popolazione. Nel 2012, l’ECRI aveva già raccomandato alle autorità di costruire un dialogo con i rappresentanti delle comunità musulmane in Italia. Una delle questioni relative ai problemi di integrazione dei musulmani, ad esempio, è la forte opposizione nella costruzione di nuove moschee. In questo contesto, l’ECRI evidenzia l’importanza della lotta contro l’intolleranza e la discriminazione nei confronti dei musulmani, raccomandando che venga dedicata una «più accurata attenzione alla rimozione di ostacoli alla costruzione di un numero sufficiente di luoghi idonei di culto per la pratica dell’Islam e dei suoi riti funerari».

I dati che si riferiscono a tutti i ‘delitti di odio’ sono stilati dall’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD), dall’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), dalla banca dati del sistema di indagine della polizia giudiziaria (SDI), dal Ministero della Giustizia e dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT). L’OSCAD, pubblica di anno in anno le statistiche relative alle motivazioni sottese a tali atti criminali. In totale, dal 2010 al 2014 l’Osservatorio ha ricevuto 1.187 segnalazioni, 583 riguardanti reati motivati dalla razza o dallorigine etnica della vittima (61.4%), dalla sua fede religiosa (19.8%) o dal suo orientamento sessuale (16.4%). Questo organismo prevede anche la formazione delle forze di polizia sulle disposizioni in materia di divieto del razzismo e delle forme di discriminazione razziale. Il programma ha consentito di formare 2.900 agenti nel 2013, 2.200 nel 2014 e circa 1.800 agenti nel 2015. Peccato, però, che non sia obbligatorio per tutti gli agenti di polizia, ma soltanto per le nuove reclute.

L’ECRI, in proposito, afferma, però, che «le autorità non sono ancora in grado di raccogliere dati sugli episodi o sui reati in modo sistematico e coerente, sia per gli episodi di discorso dell’odio che per altri reati motivati dall’odio» e raccomanda di «predisporre senza indugio un metodo di raccolta dei dati sugli episodi collegati al discorso dell’odio, suddivisi nelle varie categorie della motivazione razziale e delle vittime, e di pubblicare regolarmente i risultati». Un dato positivo nel quadro delle statistiche potrebbe essere quello del nuovo ‘Piano d’azione contro il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza’, che promette di pubblicare regolarmente tutti i dati raccolti dalle varie fonti, nonché di monitorare i procedimenti giudiziari avviati in relazione all’episodio e di raccogliere i dati sulle vittime, al fine di individuare i gruppi più vulnerabili.

Secondo, invece, le analisi dell’UNAR, possiamo notare un altro tipo di dato: quello relativo alle forme di incitamento allodio nei media e sul web; esse rappresentano il 34.2% di tutte le denunce ricevute nel 2013, rispetto al 19.6% nel 2012. Un rilevante aumento registrato in un anno. Inoltre, è evidente il sensibile ampliamento dell’utilizzo di Internet per diffondere commenti razzisti e offensivi, pari ad oltre l’80% delle segnalazioni relative all’uso dei media. Nonostante dei positivi risultati nelle aule giudiziarie, in tale direzione, però, l’Italia non ha ancora ratificato il Protocollo addizionale alla Convenzione sulla criminalità informatica, riguardante proprio gli atti di razzismo o xenofobia commessi a mezzo di sistemi informatici. La ratifica è prevista in un disegno di legge ancora in stallo.

Anche nel calcio si registrano casi di razzismo: l’Osservatorio sul razzismo nel calcio (ORAC), ha registrato 249 episodi negli ultimi cinque anni, compresi incitamenti all’odio. Nella categoria dei crimini di odio, il rapporto OSCE/ODIHR del 2013 evidenzia un totale di 472 reati, tra cui 194 reati «razzisti e xenofobi», 226 per motivi religiosi e 52 contro persone LGBT. «Tali cifre mostrano un netto aumento rispetto agli anni precedenti, in cui era stata registrata una media di 100 reati motivati dall’odio all’anno», scrive l’ECRI nel rapporto.

Vediamo, invece, cosa è successo negli ultimi anni nelle politiche di integrazione. Nel 2015, sono stati firmati 227.414 accordi di integrazione, l’11.62% a Roma e il 10.77% a Milano. Sono, altresì, state presentate 784.591 domande per il test per ottenere la certificazione di conoscenza dellitaliano da parte di stranieri, propedeutico per il rilascio del permesso di soggiorno di lungo periodo, con un tasso di successo dell’80%. «Queste cifre danno un’idea del numero importante di stranieri che partecipano a questo programma di apprendimento della lingua italiana per adulti e dei risultati positivi ottenuti, almeno per il programma di apprendimento dell’italiano», delinea il rapporto. Inoltre, secondo i dati nel ‘Migration Policy Index 2015’, l’Italia è al 13° posto su 37 Paesi europei, in un’analisi che considera il livello di soddisfazione da parte di chi si trova nel nostro Paese. Il disegno di legge tanto discusso sul riconoscimento dello ius soli sarebbe fondamentale per riconoscere la cittadinanza italiana a ben 778.000 minori ‘stranieri’, secondo la Commissione. L’ECRI è pienamente favorevole all’approvazione di questo progetto di legge che, «se verrà promulgato, rappresenterà un importante fattore di integrazione per numerosi minori stranieri che vivono in Italia».

Ciò di cui si preoccupa la Commissione è che la legislazione nazionale contro il razzismo e la discriminazione razziale sia quanto più adeguata. Nella relazione dello scorso anno si raccomanda nuovamente alle autorità italiane di valutare lefficacia delle disposizioni per combattere la diffusione di idee razziste e l’incitamento a commettere atti discriminatori motivati dall’odio.

Ma vediamo proprio cosa prevede la nostra legislazione in tema di contrasto agli estremismi ed ai delitti di odio. Innanzitutto, occorre precisare che l’Italia non ha ancora provveduto a ratificare il Protocollo n. 12 alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo che stabilisce il generale divieto di discriminazione. Un riconoscimento davvero importante in una fonte di livello superiore come quella europea che, però, il nostro Paese non ha ancora ufficializzato. Questo, nonostante siano passati ben 17 anni dalla firma del documento e 3 anni dalla presentazione del disegno di legge al Senato.

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