mercoledì, Ottobre 20

ISIS unirà i libanesi? field_506ffb1d3dbe2

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Beirut – L’attuale situazione di stallo politico e gli eventi terroristici che stanno paralizzando il Libano costringono ancora una volta il Paese in una condizione di fragilità. Il conflitto siriano, la diffusione incontrollabile dello Stato Islamico dell’Iraq e al-Sham (ISIS) in Iraq, e le recenti minacce di ISIS in Libano stanno instillando la paura e le persone si chiedono se ISIS si diffonderà davvero nelle strade del Libano e come il Paese ne sarà influenzato.

L’arena politica libanese è sempre stata divisa e settaria, per via delle lottizzazioni. Anche se le persone sono diventate compiacenti su questa paralisi istituzionale interna, generata da alleanze insostenibili e mutevoli, oggi le cose potrebbero cambiare. La minaccia di ISIS potrebbe  diventare un catalizzatore capace di risolvere i problemi in sospeso.

Il sistema politico libanese ha violato il processo democratico con una mossa impopolare, quando il Parlamento ha esteso il proprio mandato di ulteriori 17 mesi. La presidenza è vacante dal 25 maggio, con il Parlamento incapace di esprimere una maggioranza che regga abbastanza a lungo da eleggerlo.

Con una condivisione di potere settario e ‘a mosaico’ tra le fazioni politiche libanesi, il divario si è ulteriormente accentuato dopo l’assassinio dell’ex primo Ministro Rafik Hariri  nel 2005. Il 14 marzo un blocco è passato sotto la guida dell’ex primo ministro Saad Haririr, figlio del defunto primo ministro Rafic Hariri, e un altro blocco l’8 marzo è passato alla guida di Hezbollah, sostenuto dall’Iran, e la forza militare più formidabile nel paese.

Accanto agli omicidi mirati dei politici, il Libano ha ripetutamente assistito ad attacchi casuali, scontri tra le montagne e alle frontiere, esplosioni di violenza a Nord, instabilità a Tripoli, e violazioni frequenti del suo spazio aereo. Eppure non era mai stata percepita una minaccia così grande, per le strade del centro di Beirut, la città più vivace del Libano, contro i civili e le aree attorno al triangolo sciita sicuro e controllato da Hezbollah, progettato per essere impenetrabile a qualsiasi tipo di attacco. Il dibattito politico libanese, da entrambi i blocchi politici, assume toni di accusa, di biasimo e incoraggia fortemente la divisione tra i campi avversi. I libanesi ci sono abituati, ma poche settimane fa, quando ISIS è arrivato a Beirut, è calato il silenzio sul dibattito politico.

ISIS non è semplicemente una minaccia per l’Iraq e la Siria, ma per l’intera regione. Ed è importante notare che Sham‘, cui ISIS fa riferimento, si basa su una vecchia mappa araba, che comprende anche il Libano. Perciò il Libano è diventato ufficialmente un obiettivo per Al-Qaeda, come annunciato con le dichiarazioni di un video online, dove si afferma che il Libano, tra gli altri Paesi, sarà un obiettivo di ISIS.

Questa minaccia ha avuto  innegabili ripercussioni interne sui due blocchi, dove le posizioni stanno cambiando. Con l’apertura, da parte di Aoun, di un ampio canale di comunicazione con Saad Hariri e l’Arabia Saudita, un gruppo salafita sunnita con sede a Tripoli che si oppone alla corrente estremista sunnita e fa rivivere un canale sunnita-sciita, sembra aver allentato la rigida divisione tradizionale.

Mentre la crisi della Siria si sviluppa, il blocco politico del 14 marzo ha accusato Hezbollah di portare la guerra per le strade libanesi mandando combattenti a sostegno del regime di Assad. Le critiche contro Hezbollah sono un tema ricorrente nei discorsi politici del blocco del 14 marzo, specie quando si parla di armi. Sembra che ci sia ancora un tacito accordo sul fatto che questo problema non è più il punto principale della discussione, ma c’è una sorta di tacito accordo sul fatto che, per ora, le armi e gli apparecchi di alta sicurezza di Hezbollah possano essere effettivamente utilizzabili. Il  Segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry, durante la sua visita a Beirut, il 4 giugno 2014, ha detto: «Chiedo a … Iran e Russia, e rivolgo un appello a Hezbollah, che ha la sua base proprio qui in Libano, di impegnarsi in uno sforzo legittimo per portare questa guerra alla fine […]». Non importa quale sia il tipo dell’impegno, una richiesta ufficiale dagli Stati Uniti a Hezbollah è un cambiamento nella politica statunitense notoriamente avversa al partito.

Rai, il Patriarca del Libano, sollecita costantemente il Parlamento a convenire e decidere l’elezione del Capo dello Stato, mentre la minaccia di ISIS cresce di giorno in giorno. Aoun è stato dato come Presidente, ma gli manca la maggioranza in Parlamento. Anche se il 30 giugno 2014 lui stesso ha proposto l’alternativa del Presidente eletto dal popolo, e non dal Parlamento, questo richiede complicate modifiche della Costituzione. Eppure, sia che lo elegga il Parlamento sia che lo elegga il popolo, come alleato del blocco dell’8 marzo e grazie alle sue strategie regionali di ravvicinamento all’Arabia Saudita Aoun potrebbe essere la risposta alla paura che si diffonde. Con un sunnita molto moderato come Primo Ministro, il Libano potrebbe trovare l’equilibrio necessario per collocarsi nell’equazione politica.

Per capire meglio la politica del Libano, è importante collegare i suoi sviluppi interni agli attori regionali, considerando ulteriormente l’ascesa dell’Iran a riferimento regionale e la rielezione del Presidente siriano Bashar al-Assad. Con Hassan Rouhani come capo di Stato moderato iraniano, la cooperazione strategica dell’Iran con gli Stati Uniti per combattere ISIS in Iraq, e la rielezione di Bashar al-Assad come presidente siriano, la posizione di Hezbollah potrebbe essere più forte di prima.

ISIS è una minaccia per la regione, con il suo piano di stabilire il califfato alzando la bandiera di uno Stato islamico jihadista, come è stato annunciato dai loro video e canali il 30 giugno 2014. Con le sue spietate strategie e le sue guerre disumane, ISIS potrebbe essere una componente chiave nell’unire gli arabi in una lotta senza confini. I nemici cooperano, in tempi che richiedono misure drastiche, e l’interesse a schiacciare ISIS sta avvicinando tutti. Questo probabilmente spingerà il Libano a uscire dalla sua paralisi interna e a mettersi sul fronte di combattimento con entrambi i blocchi dell’8 e del 14 marzo come alleati. 

 

 


(di Marita Kassis, Managing Editor – Beirut, ‘Al-Monitor‘; Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli
)

[Disclaimer: le opinioni espresse nell’articolo sono personali e non rappresentano il punto di vista di Al-Monitor, la testata di riferimento di Maria-Rita Kassis]

 

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