giovedì, Ottobre 21

ISIS, terrorismo e Sud-Est Asiatico: ora è il momento dell’Indonesia

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Bangkok – E venne il turno dell’Indonesia. Nonostante la lunga lotta contro il fondamentalismo, nonostante i corsi nelle scuole e gli approfondimenti in tv, nonostante ogni difesa attuata nel filtrare cittadini pronti ad andare a combattere nelle remote e guerresche terre di Iraq e Siria all’ombra dell’auto-proclamatosi Stato Islamico, l’Indonesia – il Paese islamico più popoloso al Mondo – è caduto nelle trame degli attentati. L’ultimo della serie, il più eclatante, mercoledì 24 Maggio, a Jakarta, in una stazione bus, quando due esplosioni hanno colpito uccidendo tre poliziotti e ferendo almeno una decina di persone in modo più o meno grave.

Non si tratta del primo attentato terroristico in Indonesia: il vasto Arcipelago asiatico, infatti, è stato oggetto di una serie abbastanza lunga di attacchi di ‘basso livello’ condotti da simpatizzanti dello Stato Islamico negli ultimi 17 mesi. L’unica differenza è che per l’attacco specifico di mercoledì scorso finora non è stata addotta alcuna motivazione particolare più o meno connessa con la complessa misticità islamica o rivendicazione specifica da parte di esponenti dello Stato Islamico.

L’attentato è avvenuto in un quartiere molto popoloso, caratterizzato da quella che viene generalmente chiamata ‘working class’, tutta gente che al mattino prende i mezzi per andare al lavoro ed altrettanto fa per tornare a casa e vivere la propria domesticità in palazzi e quartieri dove fan tutti più o meno la stessa cosa, senza troppi grilli per la testa né gente snob abituata a vivere negli agi dei quartieri più altolocati. Le indagini condotte dalla Polizia nell’immediatezza delle esplosioni, collegate a due soggetti, hanno visto la Scientifica di Jakarta muoversi tra resti di corpi umani smembrati, tra braccia e gambe sparpagliate in giro, persino frattaglie umane.

Le esplosioni pare siano state causate da delle pentole a pressione, utilizzate come contenitore del detonatore azionato da due kamikaze, due uomini sui quali la Polizia indonesiana ha mantenuto il riserbo per un po’ di tempo prima di comunicarli ai media. Nel frattempo, via social, soprattutto Twitter, son circolati numerosi video e foto degli accadimenti connessi con l’attentato di Mercoledì scorso.

L’utilizzo di pentole a pressione non è nuovo dato negli attacchi suicidi, sono state utilizzate già dal kamikaze fattosi esplodere nella città di Bandung nel mese di febbraio scorso. In quel caso l’attentatore era uno solo, ucciso dalla Polizia e ritenuto di avere forti legami o essere particolarmente simpatizzante dell’ISIS.

Secondo i media locali, un tassista privato di circa 17 anni ed uno studente di 19 anni sono tra i feriti più gravi. Secondo la testimonianza ottenuta nel popoloso quartiere di Kampung Melayu, i componenti della Polizia sono stati colpiti a morte dalle esplosioni intorno alle nove di sera. Sempre in base alle testimonianze raccolte in loco, tra le due esplosioni sono trascorsi circa 5-10 minuti e sono avvenute tra la stazione dei bus ed un vicino parcheggio solitamente affollato da motorini. Insomma, il distretto scena dell’attacco suicida non è un quartiere solitamente affollato da turisti.

Contrariamente a quanto accaduto nelle polemiche insorte tra autorità USA e media americani da una parte e Forze di Polizia inglesi dall’altra parte nel caso dell’attacco suicida di Manchester e dove le foto tratte dalla scena del crimine sono diventate oggetto di diatriba, nel caso dell’attacco duplice di Jakarta le foto sono finite direttamente sui social per mano degli autori stessi del corredo fotografico, in quanto sono state scattate nell’immediatezza delle esplosioni e si aggiungono alle immagini ottenute dai sistemi di videosorveglianza dell’intero Distretto scena dell’attacco kamikaze, a disposizione delle Forze di Polizia e degli inquirenti indonesiani.

Successivamente i media hanno riportato che, nel corso delle indagini, per la Polizia indonesiana, l’obiettivo dei kamikaze non fosse la folla che si accalca nella stazione dei bus ma che le esplosioni fossero destinate a colpire proprio le Forze di Polizia le quali, peraltro, sono nella maggioranza dei casi connesse con gli attacchi terroristici, il principale obiettivo dei kamikaze che operano in Indonesia.

Poi sono stati resi noti nomi dei due suicidi, Solihin un componente dello staff di Darul Anshor una locale scuola islamica di Poso e l’altro è Ichwan Nurul Salam, un 34enne di Bandung, Giava Occidentale. Secondo la Polizia indonesiana, i due attentatori suicidi avevano legami con gli estremisti del Sulawesi Centrale, gli esperti nella lotta al terrorismo stanno ora cercando di stabilire se fossero anche legati a ciò che resta del MIT Mujahidin dell’Indonesia dell’Est, un gruppo di miliziani che operano nei dintorni di Poso. Il MIT, in verità, è dietro numerosi attacchi terroristici in Indonesia sin dal 2012, compresi gli scontri con le Forze di Polizia durante i quali numerosi ufficiali di Polizia e popolazione civile nel Sulawesi Centrale hanno trovato la morte. Nel caso di mercoledì scorso, il duplice attentato suicida giunge tre giorni prima dell’inizio del Ramadan.

Il leader del MIT Santoso, noto anche come Abu Wardah ed un altro combattente MIT sono stati uccisi nel corso di un combattimento a fuoco avvenuto alla fine dell’anno scorso. Santoso e gli altri uomini del MIT avevano chiesto di potersi ritenere aggregati alle falangi dello Stato Islamico in terra indonesiana.

Il 5 luglio dello scorso anno, pochi giorni prima del mese di digiuno anche in quel caso, un attentatore suicida su di una moto si è fatto esplodere opponendosi all’alt delle Forze di Polizia che cercavano di impedirgli di entrare nel quartiere generale della Polizia nella città di Solo. Anche in quel caso l’attentatore aveva usato esplosivi di basso livello nella bomba realizzata in modo artigianale e che, come la maggior parte dei dispositivi esplosivi improvvisati (IED), conteneva cuscinetti a sfera e viti e stava cercando in quel modo di attaccare i poliziotti mentre monitoravano i suoi spostamenti.

L’Indonesia, la Nazione a maggioranza musulmana più popolosa al Mondo, da lungo tempo combatte con i miliziani dello Stato Islamico. Centinaia di esponenti radicalizzati del Sud Est Asia sono partiti alla volta della Siria per combattere a fianco dell’ISIS contribuendo a diffondere ora il terrore nelle Nazioni di origine, Indonesia compresa, portando nuova linfa ed energia ai miliziani operativi nelle periferie dello Stato Islamico nel Mondo, mantenendo in essere la logica del terrore e coinvolgendo aree sempre più estese a livello globale nella guerra a favore dello Stato Islamico ovunque nel Pianeta.

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