giovedì, Aprile 15

ISIS: l’estremismo inculcato nei bambini In uno stile molto simile a quello della Germania nazista, l'ISIS ha organizzato campi di internamento nelle aree sotto il suo controllo, per ricevere, addestrare ed educare centinaia e migliaia di bambini iracheni e siriani di tutte le fedi

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Iraq Shia fighters Isis

Con l’avanzata della campagna di espansione dell’ISIS (Islamic State of Iraq and Syria) attraverso il vicino oriente, una minaccia crescente per Turchia, Giordania e Iraq meridionale, gli osservatori avvertono che il gruppo ha sviluppato un complesso programma di radicalizzazione rivolto ai bambini.

Mentre negli ultimi mesi l’ISIS è stato molto attivo nella ricerca continua di reclute fresche, spesso servendosi della tecnologia e dei social media come strumenti di radicalizzazione rivolti alle menti più giovani e fragili, il gruppo terroristico sembra rivolgere ora la propria attenzione ai bambini iracheni e siriani, intenzionato ad imporre la sua interpretazione violenta dell’Islam a coloro che si trovano sotto il suo giogo, ed ampliare così il proprio bacino di reclutamento.

La riabilitazione religiosa o la schiavitù attendono quei civili che l’ISIS non decide di giustiziare sommariamente a causa della loro fede.

Laith Abbas, ex insegnante di Mosul ora giornalista e attivista per i diritti umani, ha dichiarato a Mintpress che la decisione dell’ISIS di «lavare il cervello ai bambini iracheni è l’ennesima tattica per trasformare la composizione religiosa della regione attraverso la paura e la coercizione. Questa conversione forzata è tanto perniciosa quanto immorale. Stiamo perdendo i nostri figli a questo male(…) Il nostro retaggio religioso sta venendo riscritto da questi mostri radicali. Le genti di tutte le fedi sono testimoni della perdita della loro storia con la perdita dei propri figli».

E aggiunge: «I nostri figli sono diventati il nuovo fronte di questa guerra. Questo è uno sviluppo serissimo, perché il nostro futuro e il futuro di tutta la regione è in gioco. Siria e Iraq sono diventati lande d’incubo, ai nostri figli viene insegnata la violenza e dato in pasto il terrore(…) Sa Dio se, come popolo, ci riprenderemo mai da quest’incubo».

Il timore che l’ISIS stia forgiando la prossima generazione di terroristi jihadisti è condiviso da osservatori e attivisti tanto in Siria quanto in Iraq, dove il gruppo terroristico ha stabilito le sue roccheforti.

A proposito delle violazioni dei diritti umani e degli abusi sulla popolazione civile irachena perpetrati dall’ISIS, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Zeid Ra’ad al Hussein ha sottolineato che l’arruolamento forzato dei bambini nei ranghi dell’ISIS è fonte di grave preoccupazione. In una dichiarazione diretta a Baghdad l’Alto Commissario ha dichiarato: «Le atrocità dell’ISIS includono attacchi diretti ai civili e alle infrastrutture civili, esecuzioni e altre uccisioni selettive di civili, rapimenti, stupri e altre forme di violenza fisica e sessuale ai danni di donne e bambini, reclutamento forzato di bambini, distruzione o dissacrazione di luoghi d’importanza culturale o religiosa, distruzione e saccheggio arbitrari di proprietà e negazione delle libertà fondamentali».

In uno stile molto simile a quello della Germania nazista, l’ISIS ha organizzato campi di internamento nelle aree sotto il suo controllo, per ricevere, addestrare ed educare centinaia e migliaia di bambini iracheni e siriani di tutte le fedi. Questi figli dell’ISIS sono diventati le nuove vittime di una nuova, disturbante forma di indottrinamento religioso di massa. In agosto un rapporto pubblicato dal Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani confermava che l’ISIS «fornisce sistematicamente armi e addestramento ai bambini». Aggiungeva che il gruppo aveva organizzato campi di addestramento e internamento ad Aleppo e Raqqa, le cui aree cadono all’interno della zona controllata dal gruppo. Più che semplice carne da macello, la campagna di reclutamento dei bambini dell’ISIS sta prendendo rapidamente la forma della rieducazione religiosa, l’ennesimo modo per i radicali non solo per esercitare controllo sui civili, ma anche per assicurarsi lealtà futura. In un reportage per l’Ibtimes, Erin Banco scrive: «Un campo di addestramento ad Al-Bab recluta ragazzi di 14-15 anni, che ricevono lo stesso addestramento degli adulti e una ricompensa economica, secondo il rapporto. L’addestramento include sia le armi sia l’educazione religiosa». La direzione dell’ISIS non intende solo governare la regione: vuole che la regione divenga il riflesso della sua ideologia. Per questo fine punta a invadere e ad insediarsi nelle menti dei bambini, rimodellando il loro sistema di credenze e la loro bussola morale in accordo con il dogma.

In un rapporto medico pubblicato nel 2002 sull’indottrinamento religioso, in cui i bambini patiscono sofferenze fisiche e psicologiche per rimodellare il loro sistema di credenze e sviluppare modelli di comportamento amorale e/o socialmente riprovevole, un gruppo di psicologi clinici tratta delle pesanti ripercussioni che tale abuso può avere sui bambini. Lo studio non si riferiva direttamente al lavaggio del cervello operato dai terroristi, ma affermava chiaramente come quel tipo di abuso psicologico produca effetti di lungo termine nelle vittime e porti a comportamenti asociali, violenza, psicosi, depressione e ritardo nell’apprendimento.

Nura Fadel, psicologa dell’infanzia in Siria, ha dichiarato a Mintpress che i campi di addestramento dell’ISIS e i loro «spietati metodi d’insegnamento sono destinati ad impattare profondamente e gravemente lo sviluppo fisico, emotivo e psicologico dei bambini»-spiega- «Se bambini di 7 anni sono costretti a conoscere morte e violenza su base quotidiana, oltre al costante rinforzo religioso radicale, le loro menti sono destinate a disconnettersi letteralmente dalla realtà. Questa rottura può sfociare in psicosi. Ma soprattutto questi bambini che diventeranno portatori della dottrina dell’ISIS finiranno con l’adottare le modalità di pensiero dei loro oppressori. L’indottrinamento è difficile da sradicare».

Hassan Allawi, ex ufficiale in pensione di Baghdad, mette in guardia contro i piani di radicalizzazione dell’ISIS sottolineando come il gruppo terroristico abbia perfezionato la psicologia di guerra trasformando i giovani del nemico nei suoi sodati del futuro: «I nostri figli vengono violati nella più vile maniera immaginabile. Se i Paesi dell’Occidente si preoccupano dei jihadisti di ritorno, che dire allora dei bambini iracheni e siriani? La nostra gioventù è persa al terrore. Siamo stati ingoiati interi da un mostro che combatte le sue battaglie nelle menti dei nostri figli».

Abdel-Kareem Al Sharjabi, storico e mullah yemenita, ha sottolineato in un commento esclusivo per Mintpress come i metodi e le tecniche dell’ISIS ricordino sinistramente quelli dei militanti Wahhabis nell’Arabia Saudita del XVIII secolo, in cui il wahhabismo era considerato un’aberrazione religiosa. «Mohammed Abdul Wahhab, il fondatore del wahhabismo, professava l’uso della violenza e del terrore come efficaci metodi di coercizione della popolazione civile. Tra il 1792 e il 1801 i militanti wahhabiti hanno ucciso, distrutto e saccheggiato alcune delle città più grandi e sacre all’Islam: Karbala, Medina e Ta’if» -aggiunge- «Uno storico musulmano dell’epoca, Al Zahawi scriveva che essi [i wahhabiti]uccidevano chiunque in vista, ammazzando bambini e adulti, governati e governanti, umili e benestanti, cominciarono con un bambino attaccato al seno materno e proseguirono verso un gruppo che studiava il Corano, uccidendoli fino all’ultimo uomo, e quando ebbero spazzato via le persone nelle case uscirono sulle strade, nei negozi e nelle moschee, uccidendo chiunque vi si trovasse. Uccisero anche uomini chinati in preghiera finché non ebbero sterminato ogni musulmano residente a Ta’if e rimase solo un manipolo di venti persone».

«L’ISIS ha preso una pagina dalla strategia di Abdul Wahhab e ha trasformato la storia in una nuova realtà», continua Al Sharjabi.

A chiusura del suo commento ha dichiarato: «Prima distruggono, poi governano attraverso la paura e infine infiltrano il pensiero di massa attraverso la rieducazione. Ciò che una volta era radicale diventa la nuova norma… È così che nascono le nuove dottrine».

 

Traduzione di Elena Gallina

 

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