mercoledì, Settembre 22

ISIS, le mire su Hamas field_506ffbaa4a8d4

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Per il momento sembra che l’apparato di sicurezza di Hamas sia ben saldo, elemento che ha permesso nel corso degli anni di isolare e limitare le varie fazioni fondamentaliste nate al proprio interno con l’obiettivo, anche queste di creare uno stato islamico. Un aspetto che non va sottovalutato è la condizione in cui versa la popolazione all’interno della Striscia di Gaza. Una popolazione di circa un milione e ottocento mila persone che vivono in un territorio circoscritto e che soffre ormai da troppo tempo l’embargo con Israele, in materia di sviluppo economico, servizi e anche aiuti umanitari.

Per quanto riguarda invece la possibilità di influenzare e magari conquistare la Striscia di Gaza, attraverso un accordo con Hamas.  attraverso un ipotetico scambio di merci, armi e denaro tra Hamas e i gruppi salafiti affiliati al Califfato Islamico, passando per i tunnel sotterranei che partono da Gaza e arrivano fino ai territori egiziani. Seppur questa prospettiva è ultimamente sostenuta da più di una voce, per le ragioni esposte sopra sembra al momento alquanto irrealistica. La possibilità di infiltrazioni nella Striscia di Gaza da parte di gruppi salafiti attraverso i tunnel sotterranei è possibile, ma è difficile che sia in concerto con Hamas.

Una prospettiva di questa portata crea inevitabilmente tensioni sul fronte israeliano, il quale ancora non si è trovato in una posizione tale da dover combattere l’ISIS a viso aperto. Ciò nonostante Netanyahu ha dichiarato in una non troppo remota Assemblea delle Nazioni Unite che ISIS e Hamas possono essere equiparate. Seppur evidentemente questa dichiarazione è in linea con lo Stato e il tipo di politica che rappresenta Netanyahu, in un ragionamento non proprio scevro di ogni fondamento potrebbe essere dannoso.

Equiparare due organizzazioni diverse tra di loro, utilizzando come minimo comune denominatore l’ostilità verso lo Stato Ebraico, può suggerire un idea molto difficile da realizzare, ma non impossibile come spesso la storia insegna, nonché pericolosa. Teoria a parte, i possibili timori di Israele verso una possibile mira espansionistica del Califfatto Islamico sulla Striscia di Gaza possono ritenersi fondati.

La vera questione è come questi timori possono essere limitati. Non impegnare Hamas in alcuno scontro al fine di concentrare le forze sulla sicurezza e limitazione di ogni possibile deriva salafita è una buona opzione ma può rivelarsi non sufficiente. Probabilmente anche richiedere un più stretto e severo controllo nei confini che separano l’Egitto dalla Striscia di Gaza potrebbe essere non sufficiente alla risoluzione del problema. E’ probabile che un allentamento delle misure di embargo, anche sottobanco, potrebbero da una parte dissuadere parte della popolazione della Striscia ad ascoltare le sirene jihadiste e dall’altra dividere la potenziale minaccia di Hamas da quella dell’ISIS, anche non formalmente almeno sostanzialmente. Nella logica delle relazioni internazionali il nemico del principale nemico è un amico, a condizione che l’equilibrio politico interno israeliano conceda questa opzione.

 

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