giovedì, Luglio 29

ISIS, le mire su Hamas field_506ffbaa4a8d4

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Il fondamentalismo islamico attuale, tramutato prima in terrorismo dall’organizzazione armata ISIS e successivamente nell’auto definizione del Califfato Islamico, è a tutti gli effetti un fenomeno che preoccupa le cancellerie occidentali ormai da due anni. Uno dei motivi più realistici di questa preoccupazione è che questo fenomeno non rimane circoscritto in un area ben definita, ma al contrario cerca di diffondersi e influenzare altri territori mediorentali con un risultato minimo di un aumento della destabilizzazione, vedi Libia.

In una regione come quella mediorentale che si trova in uno stato di destabilizzazione perpetua dal 2011, ovvero dall’inizio della Primavera Araba, questo è diventato un elemento altamente negativo, specie quando va a toccare o a intrecciarsi con equilibri e territori di importanza strategica, non solo per questioni mediorentali.

Ultimamente sembra che la volontà del Califfato sia quella di espandersi e controllare una parte di territorio mediorentale molto importante e in una posizione strategica rilevante. Sembra infatti che dentro le mire espansionistiche delle milizie nere ci sia la Striscia di Gaza. Come è noto, la Striscia di Gaza è una piccola porzione di territorio costiero confinante con Israele e l’Egitto. Per la precisione, dalle autorità internazionali la Striscia di Gaza è ufficialmente una parte di territorio Palestinese, mentre per Israele è solo una parte del proprio territorio occupato. E’ quindi evidente che l’interesse del Califfato Islamico per la Striscia di Gaza ha un valore strategico altissimo. Il valore strategico è intrinseco nelle posizione geografica che riveste. Se il Califfato riuscisse a conquistare la Striscia di Gaza spezzerebbe l’asse Israeliano – Egiziano e sarebbe un problema per entrambi gli Stati, costringendoli a impiegare un uso rilevante di forze per combattere il fenomeno a discapito di altri teatri. Da notare che questo territorio è governato da Hamas, un attore che come l’ISIS è presente nel registro delle organizzazione terroristiche riconosciute dagli Stati occidentali.

Nell’ultimo anno il territorio controllato da Hamas, Gaza in particolare, ha subìto più di un attacco terroristico proveniente dall’esterno e anche se ufficialmente non confermati sarebbero attribuibili all’ISIS. Che un organizzazione terroristica come l’ISIS attacchi un altra organizzazione terroristica come Hamas può sembrare alquanto curioso, in quanto la politica delle milizie del Califfato Nero di solito opta per l’opzione di inglobare formazioni terroristiche, piuttosto che combatterle. Che il Califfato Islamico sia interessato alla Striscia di Gaza, per ragioni strategiche, politiche e religiose è un ipotesi realistica, quello che resta da stabilire è il come intende influenzarla o occuparla.

Cercare di capire le modalità che il Califfato Islamico vuole utilizzare per raggiungere i suoi obiettivi nella Striscia di Gaza è fondamentale in quanto da queste dipendono le reazioni successive, di Israele e non solo. Il vantaggio è che le ipotesi plausibili sono solo due. La prima è cercare di conquistare il territorio in questione in contrasto con Hamas, la seconda in concerto con la stessa organizzazione. Al momento la più plausibile sembra la prima per una serie di ragioni.

Sostanzialmente la Striscia di Gaza è un territorio che si definisce dentro i confini palestinesi, da questo ne deriva che Hamas prevede una forma Stato diversa da quella promulgata dal Califfato Islamico. Non è uno stato di religione, per dirla in termini occidentali, ossia non fa della religione, seppur presente, la fonte originaria per la strutturazione e del governo dello Stato. Questo da una parte spinge Hamas a considerarsi come un organizzazione che mira alla liberazione dello Stato di occupazione da parte di Israele, ma differente dalla guerra di religione tra fedeli e infedeli che invece sta portando avanti il Califfato Nero. La volontà di combattere Israele ha portato Hamas nel corso degli anni, a seconda delle situazioni, a trovarsi in linea con gli Hezbollah libanesi o all’Iran, di religione sciita e quindi sempre secondo i canoni fondamentalisti sunniti tra i nemici da combattere.  Dall’altra la sua strutturazione statuale è all’interno del quadro voluto storicamente dalla componente islamica sunnita e portata avanti nel corso dei secoli dalla Fratellanza Musulmana, ossia una forma di Stato vicino o simile al modello occidentale, con elezioni e una forma di governo.

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