lunedì, Maggio 17

Isis in Thailandia? field_506ffbaa4a8d4

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Bangkok – I servizi segreti russi allertano la Thailandia circa il rischio di attentati ai propri cittadini nel periodo delle loro vacanze nella Nazione Sud Est asiatica. Questa è la notizia che ha fatto il giro del mondo in un attimo, e che ha creato un immediato corto circuito mediatico con le questioni riguardanti la Russia, la Siria, i contrasti con la Turchia, il timore diffuso in tutto il pianeta delle possibili rassomiglianze con i fatti di Parigi.

Negli ultimi anni, in parte per la crisi con la quale lotta in modo continuo l’euro, in parte per la contrazione dei turisti provenienti dal Vecchio Continente ma relativamente anche da parte degli USA, Russia e Cina sono le Nazioni che si son fatte maggiormente notare in termini di presenza turistica in Thailandia. Mentre i turisti cinesi sono più vicini allo stile ‘mordi e fuggi’, quelli russi sono più ‘stanziali’: permangono per periodi maggiori e hanno una disponibilità di spesa che scarseggia invece per i turisti europei e statunitensi.

Adesso l’ambasciatore russo in Thailandia, Kirill Barsky, afferma che non vi è minaccia imminente (i resoconti giornalistici paventavano le date più rischiose intorno al 25 dicembre) per i cittadini russi in Thailandia a causa di potenziali attacchi dell’ISIS. Rassicura nel corso di una comunicazione ufficiale giunta dagli spazi dell’ambasciata, e ha anche espresso fiducia nelle autorità thailandesi: «La Thailandia è una Nazione politicamente stabile e sotto il pieno controllo del Governo. Non abbiamo alcun dubbio che le agenzie nazionali di difesa della legalità sono efficaci e in piena operatività, e che saranno capaci di offrire tutta la sicurezza necessaria e la protezione del caso sia per la popolazione thailandese sia per i cittadini russi e stranieri in genere che visitino la Thailandia in qualità di turisti». Si tratta di affermazioni di facciata, rassicuranti fino a un certo punto: la Russia è nel mirino delle attività terroristiche di estrazione islamica fondamentalista, come si è purtroppo constatato nel caso dell’attentato all’aereo russo sulla tratta che congiunge l’Egitto con la Russia stessa. Sono stati anche fermati per essere interrogati tre cittadini di origine siriana presenti sul territorio thailandese, visto che le indicazioni che avevano dato i servizi segreti russi circa la potenziale presenza di terroristi in Thailandia avevano fatto riferimento a un gruppo di una decina di persone. Durante gli interrogatori -eseguiti proprio in presenza dell’ambasciatore russo- si è riscontrato che i tre fermati non avevano alcun tipo di legame con l’ISIS e pertanto sono stati subito rimessi in libera circolazione.

Il rischio di attentati simili a quelli svoltisi in Indonesia o nelle Filippine, dove la presenza di organizzazioni di stampo terroristico variamente affiliate ad al Qaeda prima e all’ISIS successivamente perdura da decenni, aleggia da anni anche in Sud Est Asia, in particolar modo dopo il punto di svolta dell’11 settembre.

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