martedì, Maggio 18

ISIS, il Califfato di Libia Mogherini vola a Bruxelles. Gentiloni nuovo Ministro degli Esteri

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Drammatica escalation in Libia, ormai in una nuova guerra civile pressoché dichiarata. In lotta da mesi contro la brigata filo-islamista di Misurata, l’esercito vicino alle milizie del generale Khalifa Haftar ha annunciato di «controllare tutti i quartieri di Bengasi». Forze d’élite e paracadutisti sarebbero in azione per eliminare e arrestare i membri dei gruppi jihadisti. Violenti scontri sarebbero in corso, sul posto, con le milizie islamiche di Ansar al Sharia. I militari hanno anche anticipato l’arrivo di «rinforzi». In particolare, un battaglione dispiegato, nei prossimi giorni, «nell’Est della Libia»Si profila un Paese spaccato, con gli islamisti al comando a Tripoli, la capitale prevalentemente laica, e laici di Haftar alla guida di Bengasi, il capoluogo della Cirenaica dov’è più forte il radicalismo religioso: un quadro quasi schizofrenico, che alimenterà ulteriori frammentazioni.

Alla presa di Bengasi, le brigate di Tripoli e Misurata hanno risposto, sequestrando un gruppo di ufficiali dell’Esercito nella capitale. Il Qatar, tra i primi Stati finanziatori della Primavera araba e vicino alla Fratellanza musulmana, ha immediatamente inviato un aereo carico di armi ed equipaggiamenti militari a Misurata. Gli ex gheddafiani di Haftar, viceversa, alleati con l’opposizione laica, ricevono aiuti dai generali egiziani. Un punto di non ritorno della polarizzazione in corso potrebbe essere la proclamazione odierna del Capo supremo dello Stato islamico in Iraq e in Siria (ISIS), Abu Bakr al Baghdadi, a Capo del Califfato di Derna, centro all’Est della Libia in mano ai jihadisti fedeli al Califfo iracheno. Solo negli ultimi due giorni, la guerra in Libia tra le due fazioni ha provocato almeno 13 morti.

L’Africa è destabilizzata anche dal golpe delle ultime 24 ore in Burkina Faso. Dopo un giorno e una notte di scontri durissimi tra manifestanti e polizia, con 30 morti e oltre 100 feriti, il Presidente Blaise Compaoré, padrone del Paese dal 1987, ha dichiarato il «potere è vacante». «Voglio preservare le conquiste democratiche e la pace sociale. La transizione che deve sfociare il elezioni libere e trasparenti nel tempo limite di 90 giorni», ha scritto in un comunicato diffuso in tivù. Il controllo del Burkina Faso è in mano all’esercito. Il Capo di stato maggiore, Generale Honoré Traoré, ha annunciato «assumere» la funzione di «capo dello Stato», in «conformità alle disposizioni costituzionali», «constatata l’urgenza di salvaguardare la vita della nazione»L’opposizione scesa in piazza chiedeva la rinuncia «non negoziabile» dell’ormai ex Presidente Compaoré. Ma non voleva la presa del potere dei militari:«Un colpo di Stato», ha dichiarato il portavoce dei manifestanti Bénéwendé Sankara. Centinaia di dimostranti, prima dell’annuncio del golpe, avevano preso d’assalto il Comando delle Forze armate, chiedendo le dimissioni di Traoré, considerato vicino a Compaoré. Ma l’Esercito ha approfittato del caos per sciogliere anche il Governo e l’Assemblea nazionale.
Dalla Francia è arrivata intanto la notizia di Compaoré, in «fuga nel sud del Paese, verso il Ghana».

In Medio Oriente, è incandescente il clima a Gerusalemme Est, dopo la chiusura delle autorità israeliane della Spianata delle Moschee ai musulmani. Temendo una Terza Intifada, l’accesso al luogo sacro è stato riaperto, ma solo ai fedeli con più di 50 anni. Al Fatah ha organizzato dimostrazioni per il venerdì di preghiera, proclamando la «giornata della rabbia». Il leader dell’Autorità nazionale palestinese (ANP) e di Fatah, Abu Mazen, ha chiesto la mediazione del Segretario di stato americano John Kerry, per «fermare l’escalation di Israele a Gerusalemme», che «alimenta il circolo di violenza, caos e di estremismo nella regione». Scontri tra manifestanti e forze israeliane sono in corso in vari punti della Palestina, incluso il check point di Qalandia tra Gerusalemme e Cisgiordania: almeno 8 i feriti, per le fonti palestinesi. Ad Amman, anche il Governo giordano è preoccupato, «è a rischio il trattato di pace tra Israele e Giordania, firmato 20 anni fa a Oslo».

In un nuovo video, l’ISIS ha soffiato sul fuoco, richiamando i jihadisti del Sinai alla guerra santa contro Israele: «Siete degli eroi. Ebrei e americani conoscono la vostra potenza, continuate sulla via della jihad, nonostante voi siate in minoranza e vi manchino le forze militari». I terroristi dello Stato islamico richiamano i musulmani egiziani, delusi dalla Fratellanza «umiliata e incarcerata per aver rinunciato alla sharia» a «sostenere i leoni del Sinai che non temono nulla per la creazione di uno Stato islamico».

L’ISIS miete migliaia di proseliti. Secondo i dati dell’ultimo rapporto ONU, «15 mila foreign fighters», i combattenti stranieri, sarebbero partiti alla volta della Siria e dell’Iraq: un numero «senza precedenti», anche nella storia di al Qaeda, e «in continuo aumento». Gli estremisti islamici identificati provengono da «80 Paesi diversi». Un flusso impressionante di circa «mille combattenti stranieri al mese», ha detto al ‘Washington Post‘ un funzionario dell’intelligence Usa sotto promessa d’anonimato. Tra loro, anche il battaglione di kamikaze femminile Khansa, composto da circa 200 mogli dei miliziani dell’ISIS. 

Ma il pericolo è anche in Europa. In Svizzera tre cittadini iracheni, sospettati di simpatizzare per l’ISIS, sono in carcere, a scopo preventivo, indagati per «sostegno allo Stato islamico, organizzazione criminale e uso delittuoso di materie esplosive o gas velenosi». Le indagini della Procura elvetica proseguono, anche «all’estero», alla ricerca di «eventuali complici».

Nel Vecchio Continente, si raffredda la crisi tra Russia ed Europa, dopo l’accordo con l’Ucraina sulle forniture di gas.  Il rublo continua a crollare sul dollaro (salito 43,03 rubli) e i rapporti con gli Usa restano gelidi. Ma Francia e Germania hanno «accolto con favore la conclusione dei negoziati». Il Presidente francese Francois Hollande e la Cancelliera tedesca Angela Merkel continueranno a mediare per «facilitare l’attuazione dell’accordo raggiunto sul gas a Bruxelles», che prevede forniture di Gazprom a Kiev per un massimo di 114 milioni di metri cubi di metano al giorno
L’Ucraina dell’Est si appresta a votare, il 2 novembre, per l’indipendenza delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk. Ma domenica si vota anche in Romania, per le Presidenziali, con in testa il Premier socialdemocratico Victor Ponta, favorito sul conservatore Klaus Iohannis.

In Asia, il Parlamento birmano discute di emendare la Costituzione sulla revoca del divieto di candidatura a Capo di Stato della dissidente e Capo dell’opposizione parlamentare Aung San Suu Kyi. Liberata nel 2010, il Nobel per la Pace potrebbe essere il prossimo Presidente.

A Bruxelles, intanto, il 1 novembre l’ex Ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini assume l’incarico di Alto rappresentante della Politica estera e di Sicurezza europea (PESC). Rassegnate le dimissioni alla Farnesina, in sua sostituzione è stato nominato Paolo Gentiloni, tra i primi del PD a schierarsi con la corrente di Matteo Renzi. 60 anni, romano, l’ex ministro delle Comunicazioni del Governo di Romano Prodi e ora Ministro degli Esteri ha anche lavorato come giornalista ed è stato un esponente di spicco della Margherita, vicino a Francesco Rutelli. È un politico di lungo corso, ma ha ricevuto critiche per la sua assenza di esperienze sugli esteri. «Si è sempre occupato di altro, non so quali siano le sue competenze», ha commentato la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

 

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