venerdì, Settembre 17

Isis e le origini del suo pensiero nella storia islamica

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Di recente una giornalista canadese mi ha intervistato sull’ISIS (lo Stato Islamico) e sull’origine della sua dottrina. Mi ha chiesto se a mio avviso vi fossero dei parallelismi tra l’ISIS di oggi e le pratiche e l’approccio del primo califfo Omayyade, che regnò nel periodo 661-680, o con qualsiasi altra figura della dinastia Omayyade, e anche delle possibili differenze. Ho risposto affermando che l’ISIS ha molte più somiglianze con i Khawarij, o Kharijiti (Seguaci), la prima setta islamica, la cui nascita risale alla controversia religioso-politica per il Califfato. Questa setta era molto religiosa e considerava Kaffir (miscredente) qualsiasi musulmano che commettesse peccati come l’adulterio o il furto, e considerava l’Imam Ali Ibn Abi Talib (601-661) un miscredente poiché era stato costretto ad acconsentire all’arbitrato dei giudici in seguito alla Battaglia di Siffin (luglio 657) contro le forze di Muʿāwiyah. La setta sosteneva che “il giudizio appartiene solo a Dio” (Corano 6:57) e che l’arbitrato sarebbe stato una negazione del dettame coranico “se un partito si ribella contro un l’altro, lotta contro quello ribelle” (49.9).

L’Imam Ali Ibn Abi Talib era cugino e genero del profeta Muhammad, e aveva regnato sul Califfato islamico dal 656 al 661. Fu anche il primo uomo che accettò l’Islam. I Sunniti consideravano Ali il quarto e ultimo dei Rashidun (Califfi ben guidati), mentre per gli Sciiti egli era il primo Imam dopo Muhammad, e considerano lui e i suoi discendenti i veri successori del profeta, tutti membri della ‘Ahl al-Bayt (Gente della Casa), la famiglia di Muhammad. Questo  disaccordo provocò una spaccatura in seno alla Umma (Comunità musulmana) che diede vita all’ala sunnita e a quella sciita. L’Imam Ali descrisse questa interpretazione dei Kharijiti in relazione all’arbitrato come “una parola di verità con la quale però essi stavano cercando  il falso”. Così, alcuni di questi bigotti si ritirarono nel villaggio di Harura sotto la guida di Ibn Wahb e, quando l’arbitrato si rivelò disastroso per Ali, a loro si unì vicino a Nahrawan un gruppo più numeroso.

Questi Kharijiti si opposero anche alle rivendicazioni di Ali e a quelle di  Muʿāwiyah, e diedero vita a campagne di violenze e terrore contro tutti i musulmani che non accettavano la loro visione. In seguito, uno di questi kharijiti assassinò Imam Ali mentre stava pregando.

Così, i Kharijiti furono i primi musulmani che accusarono un altro musulmano di apostasia, in arabo ‘takfir’, termine che deriva dalla parola kaffir (infedele). Quindi possiamo chiamarli i primi takfiri, termine utilizzato anche oggi dai musulmani, soprattutto dagli Sciiti contro i salafiti che considerano gli Sciiti infedeli, o kuffar, il plurale di kafir in arabo.

Ritornando a Muʿāwiyah, credo che vi siano dei parallelismi tra l’ISIS di oggi e le pratiche e l’approccio che Muʿāwiyah e altre figure adottarono dalla dinastia Omayyade; parallelismi che possono essere identificati nei mezzi di violenza utilizzati contro i loro avversari, come la decapitazione, la bruciatura, il taglio di organi di essere umani, le torture, e la creazione di arti di torture da Mu’awiyah a suo figlio Yazid (683). Durante il massacro di Karbala perpetrato contro la famiglia del Profeta, l’Imam Hussein e la sua famiglia, essi uccisero e decapitarono gli uomini mentre catturarono le donne, portandole a Karbala in Iraq e a Damasco, Siria, al palazzo di Yazid per soddisfarlo.

Un’altra ispirazione che l’ISIS avrebbe potuto trarre da Mu’awiyah e dalla dinastia omayyade è l’espansione del proprio Stato verso nuovi Paesi. Ma l’espansione islamica o Fatih è una componente della storia di cui la maggior parte dei musulmani sunniti va fiera, mentre è stata criticata da alcuni studiosi sciiti essendo diventato un modo per formare un impero e riscuotere tasse dai Paesi conquistati senza preoccuparsi di diffondere la religione islamica. A volte, non volevano che i cristiani diventassero musulmani, dato che essi erano restii a pagare le tasse richieste. In realtà, non solo i regnanti Omayyadi erano responsabili di questo modo di pensare ma anche la dinastia abbaside che sosteneva che la propria rivoluzione per il bene della Gente della Casa, la famiglia del Profeta, avesse seguito la scuola sunnita ortodossa e in seguito gli abbasidi furono sostenitori della scuola Hanbalita dell’Imam Ahmad bin Hanbal, a favore dell’oppressione dei Mutazila. Dalle scuole Hanbalite derivano la scuola salafita e tutte le scuole estremiste, inclusa quella di Ibn Taymia e in seguito quella di Muhammad Ibn Abdelwahab nonché il Wahhabismo, che ispira al-Qaeda, l’ISIS, il fronte al-Nusra e altri jihadisti salafiti.

La giornalista canadese mi ha chiesto anche se vi fossero dei segnali che indicano che l’Isis si ispiri a Muʿāwiyah o al periodo del suo regno per guidare i propri obiettivi nel creare un Califfato islamico. Credo che la maggior parte dei sunniti consideri Muʿāwiyah come un Califfato islamico e compagno del profeta mentre per gli sciiti egli non era musulmano all’epoca del profeta che chiese di seguirlo e giustiziarlo.

Traduzione di Patrizia Stellato

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