venerdì, Maggio 7

Isis e Al Qaeda: pronti per il Ramadan?

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Un altro Ramadan incombe su di noi e non è una novità che questo mese, sacro per i Musulmani, è adorato dai combattenti di Allah in tutto il mondo per distribuire panico e terrore, seminando morte indistintamente e ovunque per accaparrarsi un posto in Paradiso tra le braccia di Dio, un dio sadico e perverso che si compiace allo strazio delle urla dei bambini, che ordina di combattere gli infedeli, ma soprattutto un Dio silente, che non è in grado di far valere la sua volontà.

L’agenda del terrore degli anni passati è pregna di sangue: il 26 giugno 2015 due attacchi quasi simultanei, ventisei persone morirono per mano di un kamikaze in una moschea in Kuwait, contemporaneamente in Tunisia, nella turistica Sousse altri trentotto tra uomini, donne, giovani, anziani e bambini venivano fucilati, al Marhaba Imperial Resort. Ma è nel 2016 che gli angeli della morte danno il meglio di sé: il 12 giugno Omar Mateen fece ingresso in un gay club di Orlando, assassinando quarantanove ragazzi e ragazze, colpevoli di sorridere e divertirsi, o forse di amare la vita e/o di essere gay, cosa non certo gradita ai jihadisti; stessa sorte per le quaranta persone uccise all’aeroporto turco Ataturk il 21 maggio, stesso giorno in cui furono martorizzati i cristiani dei villaggi a nord del Libano, martiri che non si sono piegati all’ordine di cambiare nome a questo dio grande.

Ma non è ancora finita: Bangladesh, Baghdad e la stessa Medina, città santa per il loro stesso profeta Mohamed, simbolo della pace e di rispetto con le altre religioni citate nei versetti del Corano. Tutti questi fatti, tutte queste giornate macchiate di sangue ed orrore, sono state annunciate da messaggi di odio e inviti alla violenza da parte dei portavoce dello Stato Islamico (IS) e dagli esponenti di Al Qaeda & co.

È proprio in rete che questi appelli vengono lanciati, ed è in rete che il 13 maggio scorso è comparso il attribuito ad Hamza Bin Laden , sì avete capito bene, non si tratta di un caso di omonimia, ma del successore non di una famiglia reale, ma di una famiglia terrorista, successore di Osama, autore dell’evento che ha cambiato per sempre le vite degli occidentali, figlio avuto con l’unica moglie terrorista. Nell’audio, Hamza invita a combattere i cristiani e i seguaci di Gesù. Si tratta di una banale coincidenza che esattamente dieci giorni dopo, il 23 maggio, ventidue giovanissimi sono stati uccisi a Manchester e che l’attacco, rivendicato dall’ISIS, sia stato festeggiato da diversi gruppi jihadisti? Ogni giorno sentiamo parlare della perdita di terreno da parte dello Stato Islamico, è possibile che questa perdita abbia risvegliato l’orgoglio di Al Qaeda? Quali sono i rapporti tra le due fazioni dello stesso ‘male’? Abbiamo incontrato il professor Lorenzo Vidino, direttore del programma sull’estremismo alla George Washington University.

Tutti gli anni durante il Ramadan, mese sacro per i musulmani, abbiamo assistito a un’escalation di violenza in termini di attentati, preceduti dagli appelli di fondamentalisti inneggianti al Jihad, la comparsa dell’audio il 13 maggio scorso, attribuito al figlio di Bin Laden e l’attentato di Manchester avvenuto il 20, sono leggibili in questa chiave?

Non ci sono elementi, che ci fanno pensare che questi fatti siano collegati al Ramadan. Diciamo che tradizionalmente abbiamo visto che questo è un periodo in cui vari gruppi, lo IS negli ultimi anni in particolare, fanno ricorso alla violenza in maniera particolare comunque cercano di esortare i propri adepti a dar corso alla violenza , per un motivo da una parte strategico, una dimostrazione di forza, cioè concentrare una serie di attentati a livello globale in un determinato periodo, poi c’è  per una valenza religiosa, è nota la credenza jihadista che morire durante il Ramadan assicuri un ingresso preferenziale al Paradiso.

In termini più semplici come possiamo spiegare il Jihad?

Il concetto è complicato perché rischia di diventare controverso. Diciamo che Jihad nell’Islam ‘mainstream’ è tutto ciò che comporta uno sforzo, atto a compiacere Dio. Vi è inoltre la distinzione tra grande Jihad e piccola Jihad. Per grande Jihad si intende lo sforzo atto al miglioramento, di cambiare il proprio comportamento interiore per seguire i dettami di Dio.  Quello che invece viene ritenuto jihad minore e che noi occidentali conosciamo di più è, invece, il combattimento vero e proprio regolamentato nell’Islam, con tutta una serie di regole: quando è consentita la violenza, contro chi, quando è legittima e quando no, quali possono essere gli obiettivi legittimi, e quali no. Diciamo che esiste un movimento globale che negli ultimi 40 anni ha fatto propria una interpretazione radicalizzata del concetto di Jihad che ritiene che la violenza vada usata più o meno indistintamente sempre. Il concetto che noi occidentali conosciamo di più di Jihad è proprio questo, combattimento e terrorismo.

Ma nel corano ci sono dei riferimenti specifici alla violenza e al combattimento?

In giro ci sono esperti molto più competenti di me sull’Islam. Sicuramente ci sono riferimenti al combattimento e alla violenza. Diciamo che è un problema di contestualizzazione ed interpretazione letteraria del testo. Quando Maometto dice che gli ebrei vanno combattuti, fa riferimento a una battaglia specifica nella penisola araba del tempo, ma il jihadista lo interpreta più generalmente come un ordine di combattere gli ebrei.

Quali sono le differenze ideologiche, politiche, nonché strutturali tra lo Stato Islamico ed Al Qaeda?

La storia è complicata e travagliata. Lo Stato Islamico nasce come costola di Al Qaeda, deriva cioè da questa, l’ideologia più o meno è la stessa, la visione è uguale tra i due gruppi. Diciamo che poi per una questione di circostanza, i metodi usati dai due sono diversi, lo IS si trova a fare, non tanto quello che Al Qaeda non voleva fare, ma quello in cui Al Qaeda non è mai riuscito, divenire cioè un’entità territoriale. Lo Stato Islamico già nel 2008-2009 si dà una struttura Statuale in Iraq che ha come obiettivo quello di creare una realtà territoriale permanente con scopi di espansione, usa sì strategie terroristiche, come con l’attentato a Bagdad, ma agisce anche come forza paramilitare, come un’entità statuale, dandosi una struttura con veri e propri apparati governativi. Al Qaeda invece, opera di più come un gruppo terroristico tradizionale, non come un esercito vero e proprio come l’ISIS, ma nascondendosi e operando nell’oscuro nella pianificazione di attentati. Ci sono stati tentativi da parte di Al Qaeda di occupare dei territori in maniera permanente, ha cercato di farlo in Yemen, in Mali, negli ultimi anni sempre fallendo, questa è la grande differenza. Entrambe hanno mire globali, l’ideologia di riferimento è fondamentalmente la stessa, ma c’è una forte rivalità tra le due, dettate non tanto da una differenza ideologica, ma più che altro a livello competitivo di leadership personali.

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