venerdì, Aprile 23

Isis, c'è prova del coinvolgimento turco?

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Dopo le indiscrezioni provenienti da svariate fonti curde sul sostegno da parte dello Stato turco all’Isis, arriva in rete un documento, emesso da colui che si firma Walidi Raqqa, ossia l’esponente massimo della capitale del sedicente Stato Islamico, che conferemerebbe la tesi.
Secondo diverse fonti siriane, non sarebbe il primo ‘foglio’ a venir sottratto ai fondamentalisti dalle truppe curde di liberazione (YPG).

Il ‘foglio’ in oggetto è una lettera, su carta intestata deldaula al-islamyya‘ (lo Stato Islamico), nella quale si parla dell’acquisto, dalla Turchia, di dispositivi elettronici per la gestione della sicurezza tra i confini dei territori controllati dai jihadisti.

Il documento, catalogato con il numero 104, datato ‘5 rajab 1436 hijri’, ovvero 24 aprile 2015, e ritrovato a metà giugno nelle tasche di un miliziano Isis ucciso dai curdi nella provincia di Raqqa, circolato solo sulle agenzie siriane (‘Ara News‘, ‘Anha‘, ‘Dna‘, ‘Rihab News‘), è destinato al «protetto da Allah» Abu Hamza, a capo della città di Raqqa, e chiede che un’altra certificazione ufficiale venga spedita in Turchia per permettere il superamento della dogana adapparecchiature elettronichedirette dai territori anatolici a quelli del Daesh. Nessun dettaglio sulla tipologia di strumentazione richiesta  -potrebbe trattarsi di metal detector, come di droni.

Ecco la traduzione del documento:

«Si avvisa che il fratello Abu Al-Bara’a al-Sahrawi ha disposto l’acquisto dalla Turchia di dispositivi per il controllo della sicurezza dello Stato Islamico. Questi strumenti sono stati bloccati dai nostri fratelli oltre il confine e senza l’invio di un certificato ufficiale firmato dal wali (Abu Hamza) che ne autorizzi il passaggio non verranno fatti passare.
L’Ufficio del wali nei territori siriani del nord
Abu Musab
»

CARTEGGIO-ISIS-TURCHIA-RITROVATO-15-GIUGNO-2015

 

Potrebbe trattarsi di un fake, messo in circolazione da coloro che avrebbero interesse a dimostrare il sostegno di Erdogan a Abu Bakr al-Baghdadi, ma al momento non è possibile escludere che sia un documento originale.

Se ne venisse provata l’autenticità, il documento rischierebbe non solo di capovolgere le convinzioni dell’elettorato AKP (il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo di Erdogan), ma di compromettere ulteriormente i rapporti della Turchia con l’Occidente.

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