domenica, Agosto 1

IS, esodo curdo in Turchia field_506ffb1d3dbe2

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Almeno 100 mila curdi in fuga dalla Siria in Turchia, per il Governo turco, oltre 130 mila. L’esodo dalla regione di Kobane per l’offensiva jihadista dell’IS (Stato islamico) ha come collaterale gli scontri alla frontiera tra i manifestanti curdi e le forze turche, nel Kurdistan turco. Per fermare i disordini e, soprattutto, il flusso di guerriglieri curdi del PKK (Partito dei lavoratori) dalla Turchia alla Siria, Ankara ha chiuso sei degli otto varchi aperti nel week-end nella zona, lasciando migliaia di profughi intrappolati nei reticolati.

Il vice Premier turco Numan Kurtulmus ha dichiarato che la Turchia è pronta a far entrare «altre migliaia di profughi curdi. Non ce lo auguriamo, ma siamo preparati al peggio e faremo di tutto per accoglierli». Il PKK di Abdullah Öcalan, che con la Turchia ha in corso un contenzioso di oltre 30 anni, ha però mobilitato «tutti i curdi di Turchia» ad andare a combattere contro i jihadisti dell’IS in Siria: «Il giorno per la gloria e l’onore è arrivato. Non ci sono più limiti alla resistenza». E centinaia di miliziani curdi del PKK, già operativi in Iraq al fianco dei peshmerga, sono entrati in Siria per sostenere i curdi. Il flusso di profughi e guerriglieri surriscalda i rapporti tra turchi e curdi, in un Medio Oriente con venti di guerra sempre più forti: in Iraq, alcuni deputati della provincia dell’al Anbar occupata dall’IS hanno denunciato la morte di circa «300 soldati, uccisi dai jihadisti dello Stato islamico, anche con l’uso di gas cloro, in un attacco contro la località di Saqlawiya, a nord di Falluja».

L’IS rilancia la sua propaganda del terrore. «Uccidete i miscredenti in qualunque modo e attaccate i civili», ha esortato su Twitter, in un messaggio audio di 42 minuti, il portavoce dei jihadisti Abu Muhammed al Adnani. Nel mirino, tutti i Paesi che sostengono i raid di Stati Uniti e Francia in Iraq: «Se potete uccidere un miscredente americano o europeo, soprattutto uno sporco francese o un australiano o un canadese, uccidetelo in qualunque modo possibile e immaginabile». «La Francia non ha paura», ha replicato l’Eliseo, che nei fatti ha rafforzato i dispositivi anti-terrorismo, ufficialmente su ordine precedente alle minacce dell’IS. I tagliagola si sono scagliati anche contro i generali d’Egitto«Riempite le strade di esplosivi, attaccate le loro basi e le loro case. Tagliate loro le teste. Lo Stato islamico benedice gli attacchi contro le guardie degli ebrei, i soldati del Presidente egiziano al Sisi, nuovo faraone d’Egitto».

In Giordania, dove 11 sospetti affiliati dell’IS sono stati arrestati, spicca la denuncia del Re Abdallah II: «L’ascesa dello Stato islamico si sarebbe potuta evitare, se la comunità internazionale avesse lavorato più duramente per assicurare che i finanziamenti e il sostegno ai gruppi islamisti in Siria non fossero della misura che hanno avuto». Favorevole «alle truppe a terra», l’ex Premier laburista inglese Tony Blair è dell’avviso che da soli i raid aerei non bastino: «all’invio di truppe»Se non si è pronti a combattere sul campo di battaglia è possibile contenerli ma non sconfiggerli».

Mentre gli Usa programmano -secondo uno studio federale citato dal ‘New York Times‘- un rilancio del piano atomico di 1.000 miliardi di dollari per i prossimi 30 anni, è di oggi la notizia che alla Coalizione filo-americana anti-IS di 50 Paesi si è aggiunta la Croazia: «Non sappiamo ancora esattamente come, ma come membri della Nato faremo la nostra parte», ha annunciato il Governo croato.

In Yemen, gli scontri tra sunniti e sciiti della scorsa settimana a Sanaa, sono stati un bagno di sangue di oltre 200 morti e 460 feriti. Ma la comunità internazionale segue con crescente preoccupazione anche le guerre intestine libiche. Per il 29 settembre, l’Inviato delle Nazioni Unite in Libia, Bernardino Leon, ha convocato un tavolo di dialogo -accettato dalle parti-, per la pacificazione: un processo positivo il Ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini che «apre la strada a una soluzione politica condivisa e inclusiva». Ma a Tripoli si continua a morire (11 vittime di scontri e bombardamenti nelle periferie) e l’ennesimo rimpasto di Governo del Premier Abdullah al Thani, esiliato con il Parlamento a Tobruk, è stato respinto dai deputati. 

Intelcenter, network americano di controterrorismo e intelligence che dagli Anni 90 monitora i flussi jihadisti, ha lanciato l’allarme dell’espansione dell’Is in Africa e in AsiaSigle qaediste di Algeria, Libia, Egitto, Filippine, Yemen e Pakistan sarebbero passate dalla parte dei rivali vincitori del Califfo Abu Bakr al Baghdadi.  Dopo che il Marocco ha rafforzato la propria legge anti-terrorismo, l’Algeria, secondo i media egiziani, ha «dislocato 3 mila soldati lungo i confini con la Libia per impedire infiltrazioni terroristiche». E, dai Paesi dell’Asia centrale all’Australia, è scattata la caccia ai sospetti terroristi dell’IS.

La Cina, in aggiuntadeve pure fronteggiare le proteste riesplose a Hong Kong contro il Governo centrale di Pechino. Assieme ai gruppi di attivisti che chiedono «democrazia», gli studenti dell’ex colonia britannica hanno fondato il movimento ‘Occupy Central‘, lanciando una settimana di scioperi e manifestazioni, dopo che la nomenclatura cinese ha limitato a tre (scelti da una commissione vicina al Partito comunista) i candidati alle elezioni a «suffragio universale» del 2017 per il Governo locale di Hong Kong. Migliaia di giovani minacciano di paralizzare con sit-in il centro della metropoli, sede di multinazionali e delle grandi banche.

IS, Libia, Ucraina e in generale tutte le zone calde del pianeta saranno discusse dell’Assemblea generale dell’Onu, in agenda a New York dal 24 al settembre«L’Iran è il fondamento della stabilità in Medio Oriente, la pietra angolare in una regione così sensibile», ha dichiarato il Presidente della Repubblica islamica Hassan Rohani, in partenza per gli Usa. Al Palazzo di Vetro è in arrivo anche il Premier italiano Matteo Renzi, che però ha scelto di atterrare a San Francisco, per un tour nella Silicon valley prima di presenziare il summit ONU sul clima (24 settembre), e di parlare all’Assemblea (25 settembre): «Spero che la comunità internazionale torni ad avere un ruolo forte di pacificazione dentro drammatiche vicende», è l’augurio di Renzi. «Non vi chiedo di tornare perchè siete cervelli in fuga, io cambio l’Italia e voi il mondo», ha detto a una platea di ricercatori e 150 start-upper italiani che lavorano Oltreoceano.

In Ucraina, la tregua pre-elettorale tiene, per quanto nelle regioni dell’Est si muoia ogni giorno: Kiev ha iniziato il ritiro delle armi pesanti (inclusa artiglieria) al confine con le zone occupate dai separatisti, come previsto dall’accordo di Minsk del 19 settembre. E i filorussi hanno proceduto al rilascio di 1.200 prigionieri, tra militari e civili, confermato dalle autorità ucraine. A novembre il Presidente russo Vladimir Putin intende partecipare al G20 di Brisbane, in Australia, con buona pace di alcuni leader stranieri che non lo vogliono.

 

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