martedì, Maggio 18

IS, decapitato il croato Salopek Kos, ancora tensione e arrivano altri 250 poliziotti antisommossa. Turchia, ancora attacchi al PKK

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La macchina mediatica dell’Isis si è rimessa in moto. Il gruppo terroristico, infatti, ha comunicato via Twitter di aver decapitato Tomislav Salopek, l’ostaggio croato che era stato rapito lo scorso 22 luglio in una zona periferica del Cairo. A firmare il messaggio è stata la cellula dell’Isin Egitto, Wilayat del Sinai, che ha pubblicato anche una macabra foto in cui si vede una testa appoggiata su un cadavere. «É stato ucciso l’ostaggio croato in quanto il suo governo ha preso parte alla guerra contro lo Stato Islamico dopo la scadenza dell’ultimatum il 7 agosto scorso che il suo governo e quello apostata egiziano hanno ignorato». Lo scorso 5 agosto, Salopek era apparso in un video in cui, inginocchiato a fianco di un miliziano mascherato e con un coltello in mano, aveva dichiarato di essere stato rapito il 22 luglio e che i soldati dell’Is volevano uno scambio con le donne musulmane detenute nelle prigioni egiziane. «Lo scambio deve avvenire entro 48 ore a partire da adesso, altrimenti i soldati della ‘Wilayat del Sinai’ mi uccideranno» aveva concluso l’ostaggio.

Il video con l’ultimatum era stato diffuso proprio il giorno prima dell’imponente inaugurazione del nuovo tratto del Canale di Suez, ma in occasione delle celebrazioni si è cercato di tenere la notizia sotto silenzio. Poi, due giorni dopo la diffusione del video, il ministro degli Esteri croato Vesna Pusicsi si era recato al Cairo per incontrare l’omologo egiziano Sameh Shoukry. I due avevano promesso di fare tutto il possibile per salvare l’ostaggio. Tomislav Salopek, 31 anni, lavorava come ingegnere per la Compagnie Generale de Geophysique (Cgg), una società francese che fornisce servizi geofisici a gruppi petroliferi. L’immagine diffusa dai jihadisti mostra un corpo che giace in un deserto con la bandiera nera, simbolo dello Stato Islamico, e una didascalia precisa che l’uomo è stato ucciso «dopo la scadenza dell’ultimatum e dopo che il suo paese e il governo l’hanno abbandonato». In queste ore si cercano conferme e nel pomeriggio anche il premier croato Zoran Milanovic, durante una conferenza stampa, ha chiesto prudenza sulla vicenda. «Il governo croato non può confermare al 100% la decapitazione dell’ostaggio Tomislav Salopek nelle mani dell’Isis in Egitto». Resta da accertare anche la tempistica dei fatti. Non è la prima volta, infatti, che i video realizzati ad hoc dai membri del presunto califfato islamico sono diffusi giorni dopo gli omicidi, per confezionare perfettamente il loro messaggio dell’orrore, con dettagli tecnici e strategie comunicative ben precise. E della strategia fa parte anche il proselitismo che gli adepti fanno in tutto il mondo, purtroppo con un certo successo. Oggi, infatti, la polizia spagnola ha arrestato a Naron, nella Spagna nord-occidentale, un uomo che vendeva su internet nel Paese e in Portogallo magliette con le foto di simboli della jihad, di attentati dell’Isis e di ostaggi sgozzati dai terroristi islamici in Siria e Iraq. Per questo è stato accusato di apologia di terrorismo jihadista e anche di «disprezzo e umiliazione verso le vittime del terrorismo». Dall’inizio dell’anno 50 persone sono state arrestate in Spagna con l’accusa di legami con il terrorismo jihadista.

Intanto non migliora la situazione in Turchia dove continueranno senza sosta le operazioni contro i militanti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk). Lo ha assicurato il presidente Recep Tayyip Erdogan, che ha promesso lotta senza quartiere contro l’organizzazione curda, al bando per terrorismo. «Fatemi essere chiaro, le operazioni continueranno» ha dichiarato Erdogan nel corso di un discorso trasmesso dalla tv di Stato. Riferendosi alla recente ondata di attentati contro le forze di sicurezza rivendicata dal Pkk, il presidente ha sottolineato che «non ci fermeranno. Continueremo a combattere con determinazione, perché l’obiettivo più importante di uno Stato è proteggere la sua gente». Pugno duro, dunque, in queste ore di retate che hanno portato all’arresto di almeno 19 persone tra Istanbul e Ankara. Le unità antiterrorismo hanno effettuato, poi, dei blitz anche nella provincia
meridionale di Hatay, vicino al confine con la Siria.

L’instabilità del Paese sta avendo delle ripercussioni anche sulla vita politica che già era ad una svolta. Se entro il 23 agosto non ci sarà un’alleanza in grado di governare, si dovrà andare a nuove elezioni. «Non sono nessuno per prorogare il termine per la formazione di una coalizione» ha commentato Erdogan confermando indirettamente le accuse di Kemal Kilicdaroglu, capo dei socialdemocratici laici del Chp, il Partito Popolare Repubblicano, e leader dell’opposizione, che lo aveva accusato di fare di tutto per ostacolare la nascita di una coalizione e tornare alle urne. Secondo molti politici, infatti, lo scopo del presidente è far tornare a vincere il suo partito, l’Akp che alle scorse elezioni, per la prima volta negli ultimi tredici anni, ha perso la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento.

Resta molto alta la tensione a Kos, dove nelle ultime ore sono sbarcati circa settemila migranti e dove la polizia ha caricato con manganelli e lacrimogeni uomini e donne raccolti all’interno dello stadio. Questa mattina sono arrivati sull’isola quaranta agenti della polizia antisommossa greca, di rinforzo ai poliziotti già dispiegati, per dare supporto nella difficile gestione della situazione. Era stato il sindaco a chiedere aiuto tanto che nelle prossime ore è previsto l’arrivo di altri uomini dalle isole vicine. In totale, a Kos sono attesi circa altri 250 uomini delle forze dell’ordine. «Siamo molto preoccupati per come sta evolvendo la situazione a Kos» ha detto Brice de le Vingne, direttore delle operazioni di Medici Senza Frontiere, le cui équipe stanno fornendo assistenza medica a rifugiati, migranti e richiedenti asilo trasferiti dalla polizia nello stadio di Kos per allontanarli dalle aree pubbliche della città. «La struttura non offre servizi igienici, ombra né riparo», denunciano gli operatori dopo diversi episodi di sopruso su migranti e rifugiati negli spazi dell’isola. «Sempre di più la polizia usa la forza contro queste persone vulnerabili e quella che prima era inazione è diventata un abuso di stato. La grande maggioranza delle persone che arrivano qui sono rifugiati in fuga dalla guerra in Siria o in Afghanistan» ha sottolineato con veemenza de le Vingne. Ieri sera un’équipe di Msf è entrata nello stadio per organizzare un presidio medico dalle 22 alle 24. Oggi, invece, il gruppo ha fornito assistenza medica all’esterno dello stadio e monitora la situazione al suo interno per individuare persone con urgente bisogno di cure mediche. Si sta anche installando un telone per creare una zona d’ombra all’interno dello stadio e dare un po’ di refrigerio alle persone che attendono di sapere cosa ne sarà di loro.

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