venerdì, Maggio 7

Irroratori di morte

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Miguel Ángel Jaramillo è un esule, quando ha cercato di raccontarmi la sua storia l’ho ignorato perché ero sicuro che volesse chiedermi soldi. Quando gli ho detto con il mio accento straniero che non avevo nulla da dargli, Miguel Ángel mi ha teso la mano e mi ha presentato sua moglie, sua figlia e la sua nipotina che ha appena imparato a camminare. Mi racconta che stanno scappando e confessa che si dedicava a coltivare foglie di coca. Quindi si scopre le braccia e vedo la sua pelle scura trasformata in cenere, con pustole disseccate e squame che volano come quando il vento soffia sulla terra arida. È il glifosato, spiega, “lo usa l’esercito per le fumigazioni per distruggere la pianta, però alla pianta non fa nulla, ma a noi sì”.

La Colombia è l’unico Paese nel mondo in cui sia consentito irrorare campi con glifosato per tenere sotto controllo le coltivazioni illecite, anzi si tratta di una delle principali misure politiche previste nel cosiddetto ‘Plan Colombia’ mediante il quale gli Stati Uniti offrono aiuto economico logistico e militare per combattere la produzione e il traffico di droghe illegali, fondamentalmente cocaina. Tuttavia non ci sono dati sull’effettivo successo di tale politica.

Nel 2008, il Governo dell’Ecuador ha querelato quello della Colombia presso la Corte Internazionale dell’Aja poiché le irrorazioni effettuate nella zona di frontiera stavano rovinando i campi degli agricoltori ecuadoregni. In seguito a ciò, le aspersioni si devono arrestare a 10 chilometri dal confine e nel 2013 si è deciso che la Colombia avrebbe pagato 15 milioni di dollari a titolo di risarcimento. Nel medesimo anno, gli economisti Daniel Mejía, Sandra Rozo Pascual Restrepo, hanno effettuato un’indagine in cui sono state messe a confronto le immagini satellitari dei 10 chilometri dalla frontiera in cui per cinque anni non sono state effettuate fumigazioni e quelle relative ai 10 chilometri limitrofi, lungo le zone di Nariño e Putumayo. Il dato fondamentale riscontrato è che la riduzione delle coltivazioni di coca nella zona colpita dalle fumigazioni è stata solo del 15-16 per cento, rispetto alla zona non irrorata.

Inoltre, in un’altra indagine di cinque anni, condotta dallo stesso Daniel Mejía insieme all’economista Sandra Camacho,si è scoperto che nelle zone irrorate con glifosato sono aumentate le malattie dermatologiche e gli aborti. Pertanto Mejía, che dirige il Centro de Estudios sobre Seguridad y Drogas, avverte che vista la scarsa efficacia di questa misura antidroga il Governo della Colombia dovrebbe rivalutare i costi e i benefici impliciti nel continuare a utilizzare tale strumento, giacché per eliminare un ettaro di coca bisogna irrorarne 32, oltre ai danni all’ambiente, alla salute delle persone e alla fiducia verso lo Stato.

Secondo un articolo pubblicato dall’Instituto de Tecnología Industrial de Argentina, il glifosato la cui versione commerciale più nota è il Round up Ready, della Monsanto (esattamente quello utilizzato in Colombia)è tossico per organismi benefici del suolo e incrementa l’esposizione alle malattie delle coltivazioni. Inoltre, sebbene non sia altamente tossico per i mammiferi e per gli uccelli, genera effetti indiretti nocivi in entrambi danneggiando le loro riserve alimentari e il loro habitat.

Il glifosato è messo in commercio dalla Monsanto come un erbicida a bassa tossicità in concentrazioni normali: secondo l’etichetta posta sul Round up si suggerisce di effettuare preparati da 1,6 a 7,7 per cento con acqua. Tuttavia, in base al giudizio formulato dall’Ecuador sembrerebbe che la miscela utilizzata in Colombia contenga circa il 44 per cento di glifosato. Secondo un’analisi dell’organizzazione InSight Crime su dati del Washington Office on Latin America (WOLA), tra il 1996 e il 2012 sono stati irrorati 1,6 milioni di ettari, il che equivale a un ettaro ogni cinque minuti e 29 secondi.

Nel caso in cui i negoziati di pace tra il Governo colombiano e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia abbiano successo, si dovrebbero sospendere le fumigazioni, come previsto nel punto tre dei negoziati stessi che si stanno conducendo all’Avana. Nel documento, si sottolinea che la fumigazione sarà l’ultima possibilità per combattere le coltivazioni illegali. In cambio si propone lo sradicamento manuale e la sostituzione con coltivazioni produttive, l’appoggio alimentare ai contadini che ora, per bisogno economico, coltivano la foglia di coca e la protezione degli stessi da parte del Governo contro gruppi criminali che operano in quelle zone. Bisogna notare che sebbene la cocaina possa costare in Europa o negli Stati Uniti 70.000 dollari al chilo, un contadino colombiano al massimo può sperare di guadagnarne 5.000 l’anno.

La Colombia è colpita ormai da 50 anni dalla guerra civile e subisce la violenza di gruppi criminali che trafficano in cocaina verso i paesi più ricchi del pianeta: i poveri non possono permettersi il consumo di quella droga: a Bogotá, la capitale del Paese, una dose di cocaina di cattiva qualità costa l’equivalente di tre pasti in un ristorante. A causa di questa violenza che vive il Paese, dal 1982 a oggi sono stati effettuati circa 700 massacri, secondo il portale verdadabierta.com. Di conseguenza ci sono 5,7 milioni di persone che hanno dovuto abbandonare la propria terra, come Miguel Ángel e la sua famiglia, che mi ringrazia, non tanto per il poco denaro che ho potuto dargli, ma per avergli dedicato poco meno di mezz’ora del mio tempo. Mi stringe ancora la mano, è ruvida, dura, come la corteccia di un albero, e mi dice: “Qui nessuno ci ascolta, la gente della città non ama chi viene dalla campagna, ci ignorano, se lei può lo racconti”.

 

Traduzione di Marco Barberi

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