venerdì, Ottobre 22

IRENE andrà e tornerà dallo spazio il prossimo giugno L’esperienza conferma l’impegno di tecnici e maestranze della Regione Campania nella realizzazione di prodotti innovativi, con evidenti ricadute sulla competitività, lo sviluppo e l'occupazione

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È stato siglato il contratto con la Swedish Space Corporation per il lancio -prevedibilmente in giugno 2022 della capsula IRENE Flight Experiment presso la base di lancio Esrange a Kiruna, in Svezia.

C’è molta soddisfazione nella comunità scientifica della Campania perché l’esperienza conferma l’impegno di tecnici e maestranze regionali nella realizzazione di prodotti innovativi, con evidenti ricadute sulla competitività, lo sviluppo e l’occupazione. Il programma infatti è stato ideato e sviluppato da aziende e da università di una regione che ha da sempre primeggiato nella realizzazione di aerei –il primo fu costruito nelle Cotoniere Meridionali nel 2010- e in diversi progetti di applicazioni spaziali: uno tra tanti lo studio dei comportamenti dei fluidi in microgravità presso il Mars.

Oggi, le principali attività del settore sono sostenute e coordinate dal Distretto Aerospaziale della Campania il cui presidente è Luigi Carrino.

IRENE dunque va visto come un passaggio importante, nonostante le indubbie difficoltà della pandemia, che non hanno interrotto loperoso iter dello sviluppo tecnologico di prodotti di alta tecnologia con la valorizzazione di competenze e sinergie.

IRENE è il progetto del Centro Ricerche Aerospaziali di Capuaprime contractor, system design e test authority e di ALI, una società consortile con sede a Napoli e dell’Università di Napoli Federico II. Il progetto realizzato al momento in tre unità, è un meccanismo innovativo di apertura e protezione termica per i veicoli che rientrano dallo spazio. Le caratteristiche più significative sono da ricercarsi nei materiali che compongono lo scudo di protezione termica che non è rigido, come normalmente avviene nei sistemi di rientro spaziale, ma flessibile e realizzato in ceramica con un telo sottile composto da vari strati di tessuto in fibra inerte.

Questa prima caratteristica ha consentito lo sviluppo di un modello di apertura ad ombrello con forte riduzione di ingombri e peso, due elementi che nelle missioni spaziali rappresentano i problemi più complessi e impegnativi. Un’altra qualità è poi che la struttura è stata concepita con elementi di facile reperibilità, per cui con IRENE si prospetta una forte riduzione dei costi, in perfetta linea con gli orientamenti della space economy che sta radicalmente trasformando il concetto di accesso allo spazio, senza per altro limitarne le caratteristiche di sicurezza ed efficacia. E infine, altra applicazione interessante riguarda il deorbityng dei corpi giunti alla fine del loro ciclo vitale. Attraverso l’apertura descritta è infatti possibile destabilizzare la traiettoria di un satellite o di una sonda e farli bruciare più finemente nell’impatto con l’atmosfera riducendo fortemente i danni ecologici che rappresentano anch’essi un impegno tutt’altro che banale.

La sua unicità quindi risiede nell’utilizzo di materiali convenzionali che sapientemente impiegati forniscono una tecnologia economica ed affidabile per il rientro dallo spazio.

Per questo lancio è stata necessaria la campagna di test nella galleria ipersonica al plasma del centro di Capua per la qualifica termo-strutturale dello scudo termico dispiegabile, ovvero la dimostrazione della sua capacità di resistere alle condizioni estreme che si verificano durante la delicata fase del rientro in atmosfera. Il test è durato circa tre minuti.

La missione consentirà, mediante un volo di rientro suborbitale, la qualifica dei carichi dovuti alla pressione e il sistema di protezione termica dispiegabile.

Il progetto è finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana nell’ambito dei programmi General Support Technology Programme (GSTP) dell’Agenzia Spaziale Europea per un valore complessivo di circa due milioni di euro.

Ci sono naturalmente piani per il futuro: Cira ed ALI stanno progettando una sorta di stiva che ospiterà il primo prototipo di un esperimento di biologia che sarà lanciato a maggio di quest’anno a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, finalizzato alla prevenzione dell’osteoporosi nei voli spaziali ed al miglioramento delle terapie osteoporotiche sulla Terra. Il programma rientra nelle attività previste e coordinate da Cira ed ALI e finanziato dalla Regione Campania nell’ambito del POR FESR Campania.

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