martedì, Settembre 28

Iraq verso il disastro Avanzano le richieste di deposizione al Presidente al-Maliki

0

Iraq

 

Nel giro di 15 giorni l’Iraq diventa il nuovo argomento di dibattito di gran parte delle potenze mondiali che si trovano a cercare soluzioni ad una crisi causata dal fondamentalismo islamico ma che, ancora una volta, coinvolge in primo piano l’intera comunità internazionale.

Di fronte alle richieste che arrivano da Baghdad di raid aerei per fermare l’avanzata dei miliziani sunniti, l’Amministrazione Obama vuole un nuovo Governo iracheno senza Nouri al-Maliki, nella convinzione che il Premier sciita non possa guidare la riconciliazione con la minoranza sunnita e tentare di stabilizzare la situazione ormai precipitata.

Da una parte si stanno preparando gli eventuali raid militari ma dall’altra si stanno facendo pressioni su Maliki affinché ceda il potere ad un Governo di unità nazionale. Un Governo che deve comprendere esponenti delle comunità sunnite e curde, nel tentativo di togliere il sostegno popolare tra i sunniti ai miliziani dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, che nelle ultime due settimane ha occupato diverse città.

Il vice Presidente americano Joe Biden la scorsa notte ha parlato al telefono non solo con Maliki, ma anche con il suo avversario sunnita, il Presidente del Parlamento Osama al-Nujafi e con Masoud Barzani, Presidente del Kurdistan iracheno, sottolineando a tutti la necessità di una risposta unitaria alle minacce dell’Isil.

«Una cooperazione tra Iran e Usa non ci sarà mai e non ha senso», ha affermato il generale Hassan Firouzabadi. Secondo il deputato sciita Asadi «alcuni Paesi vicini all’Iraq cercano di trasformare il conflitto con il terrorismo in Iraq in una guerra confessionale, in modo da creare una crisi interna». Nonostante questo, prosegue «noi continueremo il nostro cammino verso il rafforzamento del Governo e la costruzione delle istituzioni dello Stato».

Le principali compagnie petrolifere cinesi invece hanno già preparato piani di evacuazione dall’Iraq nel caso in cui la violenza dovesse diffondersi in tutto il Paese. La Cina ha oltre 10.000 dipendenti in vari siti industriali dell’Iraq, secondo alcuni funzionari del Governo, anche se si trovano soprattutto nelle zone sciite del sud del Paese, che per il momento non è stato toccato dall’offensiva jihadista degli estremisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante.

Per Israele «I’Isis è una vera minaccia per il popolo iracheno e per la regione ma Iran ed Hezbollah sono una minaccia ancora più grande per la nostra regione e il mondo occidentale», sostiene il Ministro israeliano per gli Affari Strategici, Yuval Steinitz.                           

Le preoccupazioni per Israele non si fermano al confine con l’Iran ma si estendono in tutti i territori palestinesi in cui proseguono le ricerche dei tre adolescenti israeliani spariti misteriosamente giovedì scorso ad Hebron. Le truppe israeliane, che da giorni hanno sferrato una massiccia offensiva per ritrovare i tre giovani coloni ebrei, hanno arrestato nel corso di retate notturne in Cisgiordania 30 palestinesi.   

Secondo l’ultimo aggiornamento fornito dall’Esercito, con gli ultimi arresti è salito a 280 il numero di palestinesi fermato dalle forze di sicurezza, di cui 200 sono miliziani di Hamas.

E’ molto più elevato il numero dei rifugiati ucraini che si sono rifugiati in Russia dall’inizio dell’offensiva dei repubblicani di Lugansk e Donetsk. Secondo il portavoce del ministero delle Emergenze di Mosca, Aleksander Drobishevski, sono circa 19mila di cui 10mila sono ospitati da parenti o amici. Circa 8.800 persone, tra cui 4.500 bambini, si trovano invece in campi profughi.
Intanto torna l’idea di cedere ad UE e USA, in vendita o in affitto, parte della rete di trasporto del gas. La Russia aveva in passato proposto un piano di modernizzazione a tre, con Ucraina e Ue, ma l’idea non ha mai trovato vero credito a Bruxelles e a Kiev, neppure durante la presidenza di Viktor Yanukovich.
L’attuale Presidente ha invece annunciato che firmerà il prossimo 27 giugno  l’accordo di associazione con l’Unione europea, completando con la parte economica del patto quella politica, già sottoscritta a marzo dopo lo spodestamento di Viktor Yanukovich. Il rifiuto dell’ex Presidente filorusso di firmare l’intesa politico-economica a novembre scorso aveva provocato mesi di sanguinose proteste culminate con la sua deposizione.

Poroshenko si muove con sveltezza alla ricerca di soluzioni per placare i tumulti popolari del sud est e prepara inoltre un piano di pace che sarà illustrato nei dettagli il 23 giugno al Consiglio dei Ministri degli Esteri dell’Ue in Lussemburgo.

La presidenza del Comitato Economico e Finanziario delle Nazioni Unite è stato assegnato ieri allAambasciatore Sebastiano Cardi, rappresentante permanente dell’Italia all’Onu. Si tratta dell’organo che si occupa di questioni riguardanti la crescita economica e lo sviluppo, come il commercio e il sistema finanziario internazionali, la sostenibilità del debito esterno ma anche lo sradicamento della povertà, la globalizzazione e lo sviluppo di tecnologie di informazione e comunicazione.

Un’altra sezione dell’Onu è invece impegnata a fare i conti con il problema degli immigrati in Italia. Secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) «Sono 58mila le persone arrivate in Italia via mare da gennaio», lo ha detto Carlotta Sami, portavoce italiana.

Nel 2013 i Paesi Ue hanno concesso lo status di protezione a 135.700 richiedenti asilo, contro i 116.200 del 2012. Il dato riferisce che più del 70% dello status di protezione è stato accordato in cinque Stati: Svezia (26.400); Germania (26.100); Francia (16.200), Italia (14.500) e Regno Unito (13.400). Negli ultimi cinque anni oltre 570mila richiedenti hanno ottenuto la protezione. Tra i principali beneficiari: siriani (35.800, 26%), afghani (16.400, 12%) e somali (9.700, 7%).

Nella popolosissima Cina gli ultimi problemi paiono essere legati alla stretta sui controlli dell’attività di giornalisti e avvocati. Tre attivisti anticorruzione sono stati condannati. Nel mentre l’agenzia di stampa di Stato Xinhua ha reso noto che i giornalisti potranno lavorare soltanto entro i limiti della loro specialità ed area geografica nell’ambito di misure avviate in marzo per contrastare «le notizie false e i ricatti dell’industria dei media». Intanto la corte di alta sicurezza di Xinyu, nella Provincia di Juangxi, ha condannato a sei anni e mezzo di carcere Wei Zhingoping e Liu Ping, e Li Sihua ad una pena inferiore, perché fotografati con uno striscione che chiedeva trasparenza sulle finanze dei funzionari di partiti. Il partito comunista cinese ha avviato una campagna contro la corruzione, ma evidentemente non tollera iniziative di singoli gruppi, come il Nuovo Movimento dei Cittadini cui appartengono i tre attivisti.

Migliaia di madrileni, intanto, si sono riuniti nel parco sotto il palazzo reale di Madrid nell’attesa che il nuovo re Felipe VI si affacciasse dal balcone insieme alla neo regina Letizia. Intorno alle 11:00 di stamattina Felipe VI ha giurato sulla Costituzione spagnola, nel Congresso de los Diputados, ed è stato proclamato come re di Spagna dinanzi alle Cortes Generales. A salutare i sudditi c’era anche l’ex sovrano Juan Carlos. Non sono mancate le proteste per l’insediamento di Felipe VI da parte di repubblicani e antimonarchici, nonostante la decisione della prefettura di vietare la manifestazione che era stata indetta per oggi a Madrid dal Coordinamento Repubblicano. Due donne e un uomo sono stati arrestati dalla polizia durante una manifestazione di protesta, nella centrale Puerta del Sol tra circa 300 persone favorevoli alla repubblica. Manifestazioni si sono svolte anche in altri luoghi della città.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->