mercoledì, Giugno 23

Iraq, una pace mai nata Nulla sembra cambiato dal crollo di Saddam

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iraq isis

L’Iraq non è mai stato pacificato, anzi, a distanza di 11 anni dalla caduta di Saddam, la povera gente continua ad essere massacrata tutti giorni da autobombe e da kamikaze. Una popolazione, quella del Centro e del Sud del Paese, in balìa sia del terrorismo nazionale che di quello internazionale, e con un Governo incapace di gestire la sorti del Paese.
In tutti questi anni dopo la caduta di Saddam, i curdi hanno avuto un ruolo determinante nella mediazione tra gli Sciiti e i Sunniti, evitando lo spargimento di sangue tra le due confessioni religiose dell’Islam. Nel dicembre 2005 alle elezioni parlamentari, l’Alleanza Irachena Unita si aggiudicò la maggioranza dei seggi e designò Ibrāhīm Al Jafari come Primo Ministro a pieno titolo dell’Iraq del dopo-Saddam. Tuttavia Al Jafari dovette fronteggiare l’opposizione dei sunniti arabi quanto delle fazioni sunnite curde che negoziavano la loro partecipazione al nuovo Governo. Nell’aprile 2006, Al Jafari fu rimosso da tale incarico e il 22 aprile 2006, Al Maliki fu nominato Primo Ministro designato dal Presidente della Repubblica il curdo Jalāl Tālabānī con la speranza che lui potesse risolvere il malcontento sia della popolazione sia dei partiti politici dell’Iraq.

Sin dall’inizio del 2012 grava sul Primo Ministro Al Maliki la minaccia di una mozione di sfiducia. Infatti, la formazione Al Iraqyya di Ayad Allawi, insieme ai curdi e al movimento del clerico sciita Al Sadr in un incontro tenuto ad Erbil, la capitale del Kurdistan, nel aprile 2012, avevano minacciato Al Maliki di sfiduciarlo. Le ragioni della tensione e le accuse sono di non aver tenuto fede agli impegni assunti nei confronti dei partner del Governo di unità nazionale.
Al Maliki, però, ha continuato andare per la sua strada senza ascoltare nessuno. Anzi, ha tolto finanziamenti al governo regionale del Kurdistan, che serviva per pagare i stipendi ai dipendenti pubblici, violando la nuova costituzione federale irachena che sancisce un budget del 17% degli introiti derivanti del petrolio al Governo regionale del Kurdistan (KRG), particolare di cui i curdi spesso si sono lamentati perché le cifre ricevute sono state nettamente inferiori.

Ricordiamo che la regione del Kurdistan gode di un elevato grado di autonomia da Baghdad e ha le proprie forze di sicurezza, ha un governo e la sua bandiera, cosa che il governo federale di Al Maliki non ha mai mandato giù. Ora, con l’attacco e l’avanzamento dei terroristi dello Stato islamico dell’Iraq e del levante (Isis), che stanno massacrando la popolazione dopo che i militari di Al Maliki sono scappati lasciando la piazza libera al terrore, solo nella città di Sallahaddin, la vecchia Tikrit, sono stati uccisi 1.700 studenti della facoltà dell’avazione militare.
In Kurdistan sono già arrivati 120.000 mila profughi della città di Mosul (Ninive) e non solo anche da Baghdad.
In questo momento i Peshmerg,  -i combattenti curdi- sono gli unici a tenere testa all’Isis, sottraendo aree strategiche alle milizie del terrore, come la città curda di Kirkuk e le sue Province.

Peshmerga‘ è un nome composto da ‘Pesh’, ovvero ‘Fonte’, e da ‘Merg’, ovvero ‘Morte’; il termine indica un combattente curdo che intende battersi fino alla morte, ‘colui che affronta la morte’.

I peshmerga sono diventati il simbolo nella lotta di liberazione curda e  nei ultimi 100 anni sono entrati nella cultura curda. In Kurdistan non ce nessuono che non abbia un Peshmerga in famiglia.
I peshmerga possono essere uomini o donne -le origini di questa figura risalgono alla fine del 19esimo secolo, sono nati per proteggere il territorio curdo dalle minacce esterne.

I primi peshmerga appaiono nel 1920, dopo la caduta dell’l’Impero Ottomano, per lottare per uno Stato curdo indipendente  -per il quale si è impegnato prima Shekh Mahmud Hafid poi il generale Mustafa Barzani nel 1943.
Proprio Barzani con mille fedelissimi guerrieri (i peshmerga), arrivò nel kurdistan iraniano per sostenere la nascità di una Reppublica Curda.
Infatti, nel 1945, contribuì a dar vita al primo modello di Repubblica curda indipendente, nel territorio orientale della Persia, che allora era militarmente controllato dai sovietici. Fu chiamata  la Repubblica di Mahabad. Sotto la guida di Qazi Muhammad, proveniente da una ricca e influente famiglia di giuristi, Mahabad è diventata centro e simbolo della cultura curda.
Da allora i peshmerga sono diventati l’angelo custode  della popolazione curda  e rappresentano il movimento di liberazione curda, specialmente  in Iraq.
Anche oggi, nell’Iraq dei mille conflitti, gli unici che difendono la pace e la tranquilità nella regione federale del Kurdistan sono i Peshmerga.

 

 

 

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