sabato, Dicembre 4

Iraq, rapporto Chilcot: 'L'invasione è stata un errore' Gentiloni: 'Ci batteremo per rapida ratifica accordo con Canada'

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L’invasione dell’Iraq è stata un errore, secondo il rapporto Chilcot, l’inchiesta ufficiale del governo britannico sull’intervento armato britannico del 2003 commissionata nel 2009 dall’allora premier Gordon Brown e diretta da Sir John Chilcot, uno dei consiglieri privati della regina. «L’azione militare contro Saddam Hussein non era l’ultima opzione», ha dichiarato il funzionario presentando il tanto atteso documento. In particolare, Londra scelse di entrare in guerra prima che tutte le opzioni pacifiche per il disarmo fossero esaurite. L’azione militare in quel momento non era l’ultima possibilità. Si sarebbe resa necessaria forse in seguito, ma a marzo 2003 non c’erano minacce imminenti da parte del leader iracheno Saddam Hussein. La strategia di contenimento avrebbe potuto essere adattata e proseguita e la maggioranza del Consiglio di sicurezza dell’Onu sosteneva la prosecuzione delle ispezioni e del monitoraggio da parte delle Nazioni Unite.

Il testo parla poi di preparazione al conflitto inadeguata e basato su dati dell’intelligence imperfetti. L’intelligence non aveva stabilito oltre ogni ragionevole dubbio che il regime continuava a produrre armi chimiche e batteriologiche. Eppure la minaccia delle armi di distruzione di massa nelle mani di Hussein, considerata la principale motivazione per l’entrata in guerra, è stata «presentata con una convinzione non giustificata». Inoltre ci fu poco tempo per preparare adeguatamente tre brigate militari in partenza per il Golfo.

Sul piano giuridico, le circostanze nelle quali fu deciso che c’era un fondamento legale per un intervento militare britannico furono tutt’altro che soddisfacenti. L’invasione iniziò il 20 marzo 2003 ma l’allora avvocato dello Stato Lord Goldsmith aspettò fino al 13 marzo per dire che nel complesso c’erano basi legali sufficienti per un’azione militare. Chiamato direttamente in causa dal rapporto, l’ex premier britannico Tony Blair, premier al tempo del conflitto, ha espresso le sue «scuse», il suo «dolore» e il suo «rammarico», aggiungendo che si assume «piena responsabilità» per la decisione. «Ma il mondo è un posto migliore senza Saddam Hussein», ha aggiunto.

In Francia il governo vuole far approvare la riforma del lavoro senza il voto dei deputati. Il premier Manuel Valls ha invocato per la seconda volta l’uso del contestato articolo 49 comma 3 della costituzione, che permette all’esecutivo di forzare il passaggio di una proposta di legge senza l’approvazione del parlamento. Se entro 24 ore non verrà presentata una mozione di sfiducia, la ‘loi travail’ (legge di riforma del diritto del lavoro), attualmente all’assemblea nazionale per la seconda lettura, sarà approvata in via definitiva. Nelle piazze francesi continuano le proteste, ormai in corso da mesi.

In Belgio sono stati condannati i quattro esponenti ancora in vita della cellula jihadista di Verviers. Il tribunale di Bruxelles ha comminato pene dagli 8 ai 16 anni di carcere a Marouane el Bali, Souhaib el Abdi, Mohamed Arshad e Omar Damache, riconosciuti come i dirigenti della cellula guidata da Abdelhamid Abaaoud, responsabile degli attacchi di Parigi del 13 novembre 2015 e smantellata lo scorso gennaio.

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