domenica, Settembre 26

Iraq, l'Isis arretra grazie a Usa e Peshmerga L'Onu condanna l'attentato a Beirut. Storica visita di Rouhani in Italia

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Tra dichiarazioni ufficiali, smentite, raid aerei e relazioni internazionali continua la guerra dell’Occidente al Califfato Islamico. Secondo le ultime notizie, l’Isis starebbe perdendo terreno in Iraq, dove i bombardamenti americani stanno sfiancando le fila dell’esercito di Abu Bakr al-Baghdadi, almeno secondo Barack Obama. «Gli uomini dell’Isis non stanno guadagnando terreno. Abbiamo contenuto la loro avanzata» ha dichiarato stamattina il presidente Usa alla Abc. «Quello che non siamo riusciti a fare è decapitare il loro vertice, anche se abbiamo fatto progressi nel bloccare il reclutamento di combattenti stranieri». A combattere l’Isis sono anche i curdi che continuano a strappare pezzi di territorio, km dopo km, nonostante la lotta strenua. E infatti da Masoud Barzani, il presidente del Kurdistan iracheno, è arrivata la conferma della riconquista di Sinjar da parte dei peshmerga. La città era dallo scorso agosto sotto il controllo dei jihadisti ed era diventata una tappa lungo la strada utilizzata per i rifornimenti. La vittoria è stata messa a punto dopo un’operazione militare curda appoggiata dagli Usa ed è stata accolta con immensa gioia da tutto il popolo, soprattutto dagli yazidi, che proprio lì, nei mesi scorsi, erano stati massacrati dagli uomini del califfato. «Lunga vita ai peshmerga, lunga vita al Kurdistan» hanno urlato i combattenti all’ingresso della città, quando ancora gli ultimi soldati dell’Isis stavano scappando.

Anche in Siria, per l’Isis le cose starebbero diventando più difficili. Secondo quando riferito da fonti americane, un drone avrebbe ucciso il boia inglese noto come Jihadi John, colpito mentre era nella roccaforte del califfato a Raqqa. Mohammed Emwazi, questo il vero nome del soldato di Allah venuto da Londra,  era divenuto famoso per i cruenti video in cui decapitava gli ostaggi rivolgendosi agli spettatori con il suo inconfondibile accento, che poi ha permesso l’identificazione. Della sua morte, però, non ci sono ancora prove ufficiali e mentre per le fonti della Casa Bianca è stato disintegrato da un drone, per il premier inglese David Cameron non c’è ancora la certezza assoluta. L’Isis, curando in ogni momento la sua comunicazione ufficiale, si è affrettata a dichiarare che Jihadi John non è morto, ma è stato solo ferito e alcuni testimoni avrebbero addirittura raccontato di averlo visto portare in ospedale. Intanto anche i russi continuano a bombardare la Siria, ma la situazione del Paese di Assad non sembra cambiare nel tempo.

Anche il problema Siria sarà, infatti, al centro del vertice G20 che si terrà domenica e lunedì ad Antalya. «Finchè non risolveremo la situazione politica nel Paese continueremo ad avere problemi» ha detto Barack Obama.  «Per diversi anni ho parlato con le migliori menti in campo militare e i migliori in politica estera. Dai capi di Stati maggiore a generali come John Allen, coinvolto in operazioni irachene tra il 2007 e il 2008. E se mi dicono che non sarà facile riportare l’ordine nel Paese e sconfiggere l’Isis, vuol dire che è così», ha aggiunto il capo della Casa Bianca. Anche per la Russia uno dei temi fondamentali da affrontare è la situazione siriana e non è escluso che Putin e Obama possano incontrarsi di nuovo, come già successo al margine della riunione all’Onu, per chiarire le rispettive posizioni. Accanto al problema Siria, ci sarà anche il tema del terrorismo internazionale molto caro soprattutto al presidente turco Recep Tayyip Erdogan che, dopo la schiacciante vittoria, ora ha in mente di coinvolgere tutti nella sua guerra per schiacciare il Pkk e le forze curdo-siriane del Pyd, con le milizie Ypg.

Beirut è ancora spaventata e alle prime luci dell’alba, stamattina, la città tentava di ritornare alla sua vita quotidiana normale dopo gli attentati messi a segno ieri nel quartiere trafficato di Bourj al Barajneh nel sud della città controllato da Hezbollah. Oggi è arrivata la condanna degli Usa e dell’Onu che hanno espresso cordoglio alle famiglie delle vittime. Nelle esplosioni hanno perso la vita almeno 44 persone mentre circa 200 sono rimaste ferite, molte delle quali in maniera grave. Anche il presidente francese Francois Hollande ha espresso indignazione e orrore per l’accaduto e il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni ha espresso la sua vicinanza al popolo libanese confermando il pieno sostegno dell’Italia alla stabilità del Paese. L’attentato è stato rivendicato dall’Isis con un comunicato nel quale i miliziani hanno spiegato che i suoi soldati hanno compiuto il massacro contro un raggruppamento di sciiti e apostati. «Tali atti di terrore rafforzano il nostro impegno a sostenere le istituzioni libanesi per garantire la sicurezza nel Paese» ha riferito il portavoce per la Sicurezza nazionale.

Non è più un nemico, ma un ipotetico e prezioso alleato. L’Iran sta completando la sua trasformazione da pericolo numero uno del Medio Oriente a protagonista delle storia che sta cambiando velocemente. E per dimostrare che i tempi sono cambiati, il presidente Hassan Rouhani arriva in Italia per una visita storica che impegnerà il presidente iraniano domani e domenica. Per lui l’agenda è già ricca di impegni, tra l’appuntamento con il Presidente Mattarella, il colloquio con Matteo Renzi e l’incontro con Papa Francesco. Per l’Italia, dunque, è un’occasione unica per stringere contatti utili all’economia, per non rimanere indietro nella corsa all’oro iraniano, soprattutto dopo l’accordo sul nucleare siglato con gli Stati Uniti. E infatti, per domenica è previsto un incontro alla Camera di commercio italo-iraniana, in collaborazione con l’ambasciata iraniana in Italia e la Camera di commercio di Teheran, con le piccole e medie imprese italiane.  Anche sul piano istituzionale, l’arrivo di Rouhani potrebbe segnare una svolta, anche se da Israele, nemica numero uno dell’Iran, è arrivata una secca disapprovazione e Benjamin Netanyahu ha chiesto al premier Renzi di sottolineare la sua amicizia con lo Stato d’Israele che, come da lui stesso detto in agosto, ha il diritto di esistere.

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