mercoledì, Aprile 21

Iraq: le accuse del rapporto Chilcot a Blair

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Fa discutere il risultato del rapporto di John Chilcot, il Presidente della Commissione d’inchiesta sulla partecipazione della Gran Bretagna all’intervento militare in Iraq del 2003 che portò al crollo del regime di Saddam Hussein. Nel corso di una conferenza stampa a Londra, sono state rese pubbliche le conclusioni della commissione, che in sette anni ha esaminato più di 150mila documenti, oltre ad ascoltare diversi testimoni. E il risultato è impietoso per la Gran Bretagna e in particolare il premier dell’epoca, Tony Blair. Secondo Chilcot, i piani su cui l’attacco si fondava erano completamente inadeguati, così come inadeguata era la preparazione delle forze inglesi. Sotto accusa anche la motivazione dell’invasione, ossia la presenza di armi di distruzione di massa sul territorio iracheno: una ‘certezza ingiustificata’, visto che non furono mai trovate. L’intervento armato,per Chilcot, non era affatto l’ultima e unica risorsa a cui ricorrere. Era possibile infatti una strategia di contenimento e proseguire con le ispezioni o il monitoraggio, visto che nel 2003 Saddam Hussein non rappresentava una minaccia immediata per l’Occidente.

Nel mirino poi l’atteggiamento di Usa e Gran Bretagna, che hanno agito senza l’appoggio della maggioranza dell’ONU. Secondo la commissione Blair avrebbe promesso all’allora presidente americano George Bush di affiancarlo nell’impresa ‘a ogni costo’. E l’accusa a Blair è anche di aver destabilizzato l’Iraq: per Chilcot non è vero che non si potesse prevedere in anticipo che il Paese sarebbe precipitato nel caos, oltre all’avanzata di al Qaeda. Blair infatti era stato avvertito del pericolo che gli armamenti dell’esercito iracheno sarebbero potuti finire nelle mani dei terroristi. Il rapporto Chilcot comunque afferma che non c’era la volontà di ‘ingannare i cittadini’ da parte del governo di Blair, ma che i parlamentari che votarono a favore dell’attacco devono assumersi la loro parte di responsabilità.

«La relazione dovrebbe mettere a tacere le accuse di malafede, bugie e falsità. Che la gente sia d’accordo o meno con la mia decisione di intraprendere un’azione militare contro Saddam Hussein, comunque l’ho presa in buona fede e credendo che fosse nell’interesse del Paese. La relazione rileva chiaramente che non ci sono stati né falsificazione né uso improprio dei dati forniti dalle attività di intelligence, che non c’è stato nessun inganno da parte del governo», scrive in una nota ufficiale Blair. E dice: «Il rapporto formula critiche alla preparazione e alla pianificazione dell’operazione, oltre a stigmatizzare il rapporto con gli Stati Uniti. Queste sono gravi critiche che richiedono risposte serie. Mi prenderò le mie responsabilità, senza alcuna scusa». Ma soprattutto si è difeso, dicendo che comunque è stato un bene rimuovere Saddam Hussein. Immediate le proteste, che si sono svolte proprio fuori la conferenza stampa di Chilcot. I manifestanti hanno chiesto la messa in stato di accusa di Blair per crimini di guerra.

 

(video tratti dai canali Youtube del ‘Wall Street Journal‘ e del ‘Guardian‘)

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