sabato, Ottobre 23

Iraq: Italia invia 450 militari a difesa diga Mosul field_506ffb1d3dbe2

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Italia sempre più in prima linea nella guerra all’Isis: 450 militari partiranno presto per Mosul -in una delle roccaforti del Califfato- per proteggere la diga sul Tigri, infrastruttura vitale per il Paese. «Siamo in Iraq per l’addestramento», ha spiegato Renzi, «ma anche con un’operazione importante nella diga di Mosul, cuore di un’area molto pericolosa al confine con lo Stato Islamico: è seriamente danneggiata e se crollasse Baghdad sarebbe distrutta. L’appalto è stato vinto da un’azienda italiana, noi metteremo 450 nostri uomini insieme agli americani e la sistemeremo».

Si prefigura, dunque, un salto di qualità nella partecipazione italiana alla coalizione anti-Isis, perché Mosul si trova in una zona molto calda e teatro di aspre battaglie tra le milizie del Califfo ed i peshmerga. Mentre ora il grosso del contingente nazionale che partecipa alla missione ‘Prima Parthica‘ (circa 750 uomini) è impiegato tra Erbil (Kurdistan iracheno) e Baghdad, con funzioni prevalentemente di addestramento. Il salto di qualità è stato anticipato proprio ieri dal presidente Usa, Barack Obama, quando ha detto che l’Italia è pronta a fare di più nella lotta al Califfato. Lo farà in un’area ad alto rischio. L’obiettivo dei 450 militari italiani (che si aggiungeranno ai 750 già presenti in Iraq) è quello di evitare che la diga di Mosul possa entrare nel mirino di terroristi e far sì che i lavori di risistemazione di questa infrastruttura fondamentale per il Paese possano partire.

E’ il Gruppo Trevi ad aver vinto la commessa, del valore di oltre 2 miliardi di dollari. La diga, viene spiegato, è pericolante e rischia di crollare. Ma finora le condizioni di sicurezza assolutamente precarie non hanno consentito all’azienda di avviare i lavori. C’è bisogno di vigilanza armata per proteggerla da attacchi terroristici e l’Italia si è presa con il ruolo guida questo incarico, cui parteciperanno anche militari americani. Con il contingente a tutela si potranno far partire i lavori di questa grande infrastruttura, importantissima per il Paese. I tempi tecnici per l’invio dei militari richiederanno qualche settimana. Sulla strategica opera si sono combattute durissime battaglie negli ultimi mesi. Nell’agosto del 2014 la diga era caduta nelle mani dell’Isis, ma dopo qualche giorno era stata riconquistata dai Peshmerga, grazie anche ai raid aerei della Coalizione internazionale a guida americana.

Migranti – Con l’introduzione della Guardia di frontiera e costiera europea, proposta ieri dalla Commissione Ue, «gli Stati membri continueranno a mantenere la loro competenza e la sovranità sui loro confini e a gestire le frontiere esterne giorno per giorno». Lo ha detto il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, parlando al Parlamento europeo riunito in sessione plenaria a Strasburgo dopo che la proposta dell’esecutivo Ue di ieri ha sollevato le proteste di molti Paesi, fra cui alcuni dell’Europa dell’Est, per una possibile perdita di sovranità. La Guardia europea, ha continuato, «valuterà i flussi migratori su tutto il territorio dell’Unione, identificherà i punti deboli e chiederà agli Stati membri di adottare misure in caso di necessità». Gli Stati membri, ha spiegato Juncker, «potranno chiedere operazioni congiunte e interventi rapidi alle frontiere. Ma nel caso in cui persistano problemi urgenti e non vengano affrontati, la Commissione si assumerà le proprie responsabilità e prenderà insieme agli Stati membri le decisioni opportune per fra intervenire la Guardia di frontiera e costiera. Se c’è un problema serio alle nostre frontiere esterne, non possiamo rimanere in disparte e non fare nulla. Dobbiamo agire».

«In passato abbiamo esortato Italia e Grecia a migliorare le procedure di registrazione e l’attività degli hotspot. La situazione in questi Paesi è migliorata ma ci sono ancora molte cose da fare». ha detto Juncker. «Abbiamo registrato, in generale, passi avanti. La direzione è quella giusta. Tuttavia stiamo andando troppo lentamente. Gli Stati devono fare di più, accelerando ricollocamenti e rimpatri», ha aggiunto il Presidente della Commissione parlando alla Plenaria di Strasburgo. «Gli Stati continueranno ad avere la sovranità sui loro confini. Ma se di fronte a un’emergenza, a un problema grave, gli Stati non interverranno, sarà la Commissione ad assumersi la responsabilità di agire», ha anche detto Juncker, trattando il nodo dell’impiego delle guardie Ue lungo i confini esterni dell’Unione.

«Ribadisco che sotto la mia leadership faremo tutto il possibile per difendere Schengen e rendere più forti i principi che esso rappresenta». ha ribadito tra gli applausi il Presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker intervenendo alla Plenaria di Strasburgo. «Quanto ai controlli in entrata e in uscita dall’Europa – ha aggiunto – si tratta del costo da pagare in un mondo che oggi è meno sicuro». «In Europa niente è stato mai facile. Ma le persone si uniscono quando ci sono i problemi e si sollevano per plasmare la storia. È stato sempre così e così sarà in futuro», ha detto Juncker chiudendo con parole piene di speranza e di ottimismo europeista il suo intervento alla Plenaria di Strasburgo. «In fondo, ciò che è impossibile, sembra impossibile, finchè non viene fatto».

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