lunedì, Settembre 20

Iraq, Isis conquista il nord Anche Tikrit conquistata dai jihadisti vicini ad Al-Qā’ida. Renzi apre il forum Italia-Cina

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ISIS presence in Aleppo district

Continua l’avanzata delle milizie dell’Isis, lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante. Dopo aver conquistato Mossul, seconda città per grandezza dell’Iraqjihadisti dell’organizzazione prossima ad Al-Qā’ida hanno oggi esteso il proprio dominio sulle regioni settentrionali del Paese con la presa di Tikrit. La notizia giunge da fonti della polizia, che comunicano anche la liberazione da parte delle milizie di centinaia di prigionieri. Sono invece prigionieri 48 cittadini di origine turca, sequestrati nel loro consolato di Mossul: oggi il Primo Ministro Recep Tayyip Erdoğan si è riunito col Sottosegretario dell’Agenzia Nazionale per l’Intelligence per decidere la strategia da adottare. Ankara non sarà comunque l’unica realtà esterna a rimanere coinvolto in questa recrudescenza del conflitto iracheno: se la Ministra degli Esteri italiana Federica Mogherini ha già auspicato il sostegno internazionale al Governo di Nouri al-Maliki, quest’ultimo ha invece annunciato di voler cooperare con forze curde per contrastare l’occupazione dell’Isis. Ciononostante, il Ministro degli Esteri Hoshyar Zebari non ha fornito ulteriori dettagli sugli accordi coi Peshmerga curdi, che, come ricorda ‘Reuters’, ricoprono un ruolo centrale negli equilibri tra sciiti, curdi e sunniti nel controllo dei giacimenti petroliferi settentrionali. Sono invece al sicuro i giacimenti meridionali, secondo il Ministro del Petrolio Abdul Kareem Luaibi. In ogni caso, il Primo Ministro ha invitato i propri cittadini ad offrirsi volontari contro le milizie sunnite, seguito dalla richiesta dell’imam Muqtada al-Sadr di formare ‘unità di pace’ per la difesa dei siti religiosi nazionali. Non è invece chiaro quale rifugio troveranno i rifugiati provenienti da Mossul, che per l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni sono oltre mezzo milione.

Come si è detto, all’Iraq sembra rivolgersi l’attenzione del Governo italiano, il cui Primo Ministro Matteo Renzi era però in Cina in occasione dell’inaugurazione del Business Forum Italia-Cina di Pechino. «Quest’anno festeggiamo i dieci anni del partenariato Italia-Cina» ha ricordato Renzi nell’incontrare il Presidente cinese Xi Jinping, per poi aggiungere che «la Cina corre veloce, l’Italia un po’ meno: dobbiamo correre di più». Il Primo Ministro italiano ha perciò invitato gli imprenditori cinesi ad investire maggiormente nell’economia italiana, ricordando l’imminenza dell’Expo 2015 e del semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea. Sollecitati anche gli investimenti in direzione opposta, con riferimenti ad accordi recenti come quello tra Shanghai Electric e Ansaldo Energia.

Oggi, tuttavia, Renzi non era l’unico ospite di Pechino: una delegazione della giunta militare thailandese si è infatti recata in Cina per discutere di sicurezza regionale e addestramenti congiunti. In particolare, il Generale Surasak Kanjanarat ha parlato di elaborazione di «futuri piani d’azione» con l’esercito cinese. Problemi militari invece tra Cina e Giappone, con le proteste di Tokyo per il volo di due jet militari cinesi ad appena 30/45 metri da due velivoli delle Forze di autodifesa nipponiche sul Mar Cinese Orientale: già il 24 maggio si era avuto un episodio simile e l’argomento è stato sollevato nel corso della visita del Ministro della Difesa australiano David Johnston al suo omologo giapponese, Itsunori Onodera. Proteste anche da parte del Vietnam per i movimenti della piattaforma petrolifera cinese che aveva già causato sommosse contro Pechino nel meridione del Paese. Le autorità di Hanoi accusano la Cina di aver inviato navi da guerra a protezione della piattaforma, accuse che la Cina smentisce.

Scontro in materia energetica anche tra Russia Ucraina, con le accuse reciproche dei due Governi di voler sabotare l’incontro trilaterale sul gas tenutosi oggi a Bruxelles, alla presenza del Commissario per l’Energia dell’UE Günther Oettinger. Alle parole di distensione pronunciate stamane dal Presidente russo Vladimir Putin, che richiedeva alla propria delegazione di cercare «posizioni costruttive», non hanno evidentemente fatto seguito fatti concreti: da un lato lo stesso Putin ha rimproverato a Kiev di portare i dialoghi su una linea morta con le sue richieste di sconti ulteriori, dall’altro il Ministro per l’Energia ucraino Yuri Prodan ha sostenuto di rifiutare il meccanismo dello sconto «perché è un meccanismo politico e non di mercato», asserendo di volersi rivolgere all’arbitrato internazionale di Stoccolma. Nel frattempo, l’ad di Gazprom Aleksej Miller ha annunciato che Kiev  avrà tempo fino al 16 giugno per pagare i suoi debiti, pena l’introduzione dal mattino di quel giorno di un sistema di pagamento anticipato delle forniture di metano.

Continuano le tensioni anche fra i Governi di Israele e Palestina, dopo che stamane un razzo lanciato da Gaza ha colpito un centro abitato nel versante meridionale dello Stato ebraico, apparentemente senza causare vittime. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha addossato la responsabilità del gesto al Presidente palestinese Mahmūd Abbās, colpevole di aver costituito un Governo unitario con Hamas.

Giunge invece allo scontro armato la disputa fra Ruanda Repubblica Democratica del Congo. Dopo che ieri Kinshasa aveva accusato le truppe ruandesi di aver oltrepassato il confine tra i due Paesi e di aver rapito un soldato congolese, oggi si è avuto appunto uno scontro armato alla frontiera. I combattimenti sarebbero stati avviati proprio dal lato congolese, come dichiarato dal portavoce del Governo di Kinshasa Lambert Mende. I maggiori timori vengono espressi dal Governatore del Kivu Settentrionale Julien Paluku, secondo il quale i militari ruandesi «stanno avanzando sulle nostre posizioni, naturalmente abbiamo risposto, ma non vogliamo che si arrivi ad un conflitto tra i due Paesi».

Nessun serio confronto al Congresso dei Deputati in Spagna per l’approvazione della Legge sull’abdicazione che permetterà il passaggio della corona dal sovrano uscente Juan Carlos di Borbonea suo figlio Felipe. La normativa è passata a larghissima maggioranza (299 favorevoli, 19 contrari e 23 astenuti), anche grazie al comune appoggio dei Popolari del Primo Ministro Mariano Rajoy e dei Socialisti di Alfredo Pérez Rubalcaba. Il voto del Senato è previsto per il 17 giugno e, se non vi saranno sorprese, già il 19 sarà possibile per le Cortes eleggere il nuovo sovrano, Felipe VI. Significative per comprendere l’ampiezza della maggioranza parlamentare le parole di Rajoy, per il quale «la Spagna è una monarchia parlamentare con profonde radici perché così vogliono gli spagnoli». Si accorciano perciò i tempi per un eventuale referendum, così come proposto da Cayo Lara, portavoce del gruppo parlamentare della Izquierda Plural, per il quale deve essere il popolo stesso a «scegliere il proprio futuro».

Certo, richiedere il parere popolare potrebbe rivelarsi sorprendente, così come accaduto alle primarie per le elezioni di metà legislatura tenutesi in Virginia, negli Stati UnitiGli elettori locali del Partito Repubblicano hanno infatti escluso dalla candidatura al Congresso Eric Cantor, tra i vertici del ‘Grand Old Party’ e considerato erede dell’attuale speaker della Camera dei RappresentantiJohn Boehner. A vincere, col 55,5% dei voti, è stato invece un professore di economia, Dave Brat, sostenuto dal Tea Party. Quest’ultimo può così rivendicare le proprie ambizioni sul controllo del Partito contro le istanze più moderate, fin qui maggioritarie.

Non intende infine perdere il controllo sul proprio Paese la Presidente del Brasile Dilma Rousseff. Alla vigilia dell’inaugurazione della Coppa del Mondo, Rousseff ha annunciato che il Governo non resterà a guardare davanti ad eventuali atti di vandalismo che possano pregiudicare il buon esito dell’evento. Ciononostante, ha anche precisato che il Brasile è «un Paese democratico, rispettiamo il diritto delle persone a manifestare». Le proteste, in effetti continuano, così come i lavori: secondo quanto comunicato oggi da ‘CBS News’ la stessa Arena Corinthians in cui si terrà la gara inaugurale è ancora oggetto di lavori, con migliaia di sedili temporanei ancora installati e nessun test sulla sua effettiva capacità.

 

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