sabato, Dicembre 4

Iraq: il premier italiano a Baghdad ed Erbil Aumentano i morti per Ebola e in Ucraina si combatte ancora

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Renzi pd europee

«L’Europa in questi giorni deve essere in Iraq altrimenti non è Europa». Non usa mezzi termini Matteo Renzi, in Iraq per una visita lampo nella doppia veste di premier italiano e Presidente di turno della Ue, proprio mentre a Roma le Camere stanno decidendo il sostegno del nostro Paese alla resistenza curda. Nella capitale irachena, il Primo Ministro italiano ha incontrato il premier uscente al-Maliki nel palazzo presidenziale, dentro la Green Zone, attestando la vicinanza del governo e del popolo italiano a quello iracheno. In colloquio con l’ex-premier ha ammonito: «se qualcuno pensasse che davanti ai massacri l’Europa volta le spalle e pensa solo allo spread, beh, quel qualcuno ha sbagliato previsione. Oppure ha sbagliato semestre».

Per il Primo Ministro italiano «è importante l’individuazione di una strategia chiara per far uscire l’Iraq da una situazione di violenza» sottolineando l’importanza della opportunità costituita dal nuovo governo guidato da al-Abadi, con cui si è svolta una conversazione concentrata soprattutto sui temi della sicurezza e della lotta al terrorismo, con riferimento anche all’assassinio del giornalista americano Foley. Il ciclo di incontri del premier a Baghad si è poi concluso con il Presidente iracheno di origine curda Fouad Masoum.

Renzi ha successivamente incontrato ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, il Presidente dell’autorità regionale Mas’ud Barzani.  Nell’incontro, svoltosi nel palazzo presidenziale, il primo ministro ha sostenuto come la battaglia contro il terrorismo sia nel cuore stesso dell’Europa e non ai suoi confini. «Questa battaglia noi la vinceremo, voi la vincerete, ha poi aggiunto. Il premier italiano ha anche visitato un campo profughi nella regione. «Ho parlato con le autorità irachene, mi ha colpito che tutti sono stati unanimi nel dire che devono restare qui. E’ giusto che restino a casa loro che è stata per secoli un luogo di convivenza e di civiltà. Oggi il rischio è di consegnare una storia millenaria di convivenza al califfato, al terrorismo e al fanatismo. Noi dobbiamo fare in modo che chi è rifugiato possa tornare a casa sua». Così il premier Matteo Renzi, prima di lasciare l’Iraq per fare rientro in Italia, risponde ai giornalisti che gli chiedono sulle sorti dei profughi.

 Intanto, oggi a Roma le Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato hanno approvato con una larga maggioranza la risoluzione che prevede l’invio di armi ai Peshmerga da utilizzare contro i jihadisti dell’IS. Bocciate invece le proposte del Movimento 5stelle e di Sel, contrarie all’invio di qualsiasi tipo di armamento. «Le commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato si sono espresse in modo molto ampio e questa è una buona notizia perchè ci consente di andare avanti sui tre piani che il governo ha predisposto e condiviso con i partner europei». Così il Ministro degli Esteri, Federica Mogherini, commentando il voto delle commissioni parlamentari

A Ferguson, in Missouri, un uomo di colore è stato ucciso dalla Polizia ad appena dieci giorni dall’uccisione di un afroamericano di diciotto anni, Michael Brown, che ha scatenato la rabbia popolare contro i brutali metodi adottati dalla Forze dell’ordine. Non si placano infatti le proteste nella piccola cittadina statunitense, nonostante l’invito delle autorità a rimanere in casa. I manifestanti, poche centinaia ed in numero inferiore rispetto agli altri giorni, anche oggi marciano con cartelli e al grido di «mani in alto, non sparare» o slogan «noi manifestiamo, non saccheggiamo». Sul posto gli agenti sono sempre in tenuta anti-sommossa e sono presenti anche diversi veicoli blindati, mentre la tensione rimane alta.

Sara un’inchiesta «equa e approfondita» ha detto Ministro della Giustizia statunitense, Eric Holder, in riferimento alle indagini sulla morte del diciottenne.  Il Ministro, incontrerà oggi a Ferguson gli investigatori dell’Fbi per essere aggiornato sull’inchiesta. «Dai manifestanti prevale la richiesta di risposte sulle circostanze della morte di questo giovane e una ampia preoccupazione sullo stato del nostro sistema giudiziario. La gente di Ferguson può avere fiducia sul fatto che il dipartimento di Giustizia vuole appurare – in un modo giusto e approfondito – cosa sia esattamente successo» ha dichiarato Holder ai giornalisti. Secondo un sondaggio Gallup condotto appena prima dell’uccisione di Michael Brown, la maggioranza dei cittadini di colore non si fida della polizia, con appena il 37% degli intervistati che confida pienamente negli agenti.

Intanto, si continua a combattere in Ucraina, con il governo di Kiev che riprende il controllo di Ilovaisk, snodo ferroviario strategico tra Ucraina e Russia. La città si trova a soli 40 chilometri a est di Donetsk, ora assediata dalle forze di Kiev, e dove nelle ultime 24 ore sono stati uccisi 34 civili durante i combattimenti tra esercito ucraino e separatisti filorussi. Nel frattempo, continuano i giochi di guerra tra il Cremlino e la giunta ucraina: secondo numerosi fonti, ancora non confermate, oggi sarebbero entrate in territorio ucraino truppe russe in appoggio ai ribelli separatisti. La giornalista ucraina Anastasia Stanko, citata dal sito 112.ua, riferisce di 150 mezzi blindati, tra cui carri armati, sistemi Grad e 1200 militari in uniforme militare russa ma senza distintivi. Secondo il medesimo sito, anche Igor Voroncenko, comandante dell’operazione militare nella regione di Lugansk, confermerebbe l’arrivo di una colonna di mezzi militari russi: «tre giorni fa una colonna di mezzi militari russi è entrata in territorio ucraino, si tratta di circa 1100 uomini, presumibilmente militari russi, e di 150 mezzi blindati, tra cui carri armati e sistemi Grad».

Intanto, il ministero della Difesa di Mosca ha annunciato oggi l’avvio di nuove esercitazioni militari nel sud del Paese, al confine con l’Ucraina. Come ha reso noto a Interfax il colonnello Igor Klimov, portavoce del dicastero, si tratta di circa 20 test di lanci di missili antiaerei da batterie S-300 e S-400 (le più potenti e moderne sul mercato) dalla base Ashuluk, nella regione di Astrakan, a qualche centinaia di chilometri dalla frontiera ucraina, dove verrà simulato un attacco aereo e i missili, ha spiegato Klimov, dovranno «colpire un eventuale nemico e distruggere obiettivi ad alta o bassa altitudine e balistici».

In Africa il virus Ebola continua ad uccidere, e nel tentativo di arginare la diffusione dell’epidemia la presidente della Liberia, Ellen Johnson Sirleaf, ha decretato un coprifuoco notturno a partire da stasera e imposto l’isolamento assoluto di West Point, quartiere della capitale, e Dolo Town, nella provincia di Margibi, nel sud di Monrovia.  Ieri è morta in Nigeria la dottoressa Ameyo Stella Adadevoh, un’endocrinologa in prima linea nella lotta contro l’epidemia di Ebola. Era stata lei a curare il primo infettato dal virus, Patrick Sawyer, 40 anni, poi deceduto in un ospedale di Lagos. Con la morte della Adadevoh salgono a 5 le vittime del virus Ebola in Nigeria. Caso sospetto anche negli Stati Uniti dove sono in corso degli accertamenti sul paziente di un ospedale della California per verificare un possibile contagio
da virus Ebola. La persona, non identificata, secondo la CNN è ricoverata in isolamento al South Sacramento Medical Center. Il responsabile della struttura per le malattie infettive, Stephen M. Parodi, afferma che il rischio che abbia contratto la malattia è basso e che si tratta di «eccesso di misure precauzionali».

 

 

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