domenica, Settembre 26

Iran: ‘Zarif-gate’, la ‘notte dei lunghi coltelli’ è iniziata La pubblicazione di audio del Ministro degli Esteri critico nei confronti dei Pasdaran terremota la corsa alle elezioni presidenziali, ma a favore dei conservatori o dei riformisti?

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La pubblicazione di una serie di audio da parte della tv satellitare ‘Iran International’, con sede a Londra, stanno infervorando il dibattito politico in Iran. Il grande clamore deriva dal fatto che in questi file, tratte da una registrazione di tre ore di una conversazione confidenziale di sette con l’economista di area riformista Saeed Leylaz risalente al 24 febbraio scorso e destinata agli archivi presso l’ufficio presidenziale, si sente l’attuale Ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, parlare dei forti contrasti con i Pasdaran

Più nello specifico, riguardo a Qassem Soleimani, il comandante della divisione Qods che venne ucciso in Iraq dagli Stati Uniti un anno fa su ordine di Donald Trump, Zarif sottolinea come la sua perdita sia stata sicuramente un duro colpo, ma anche come il generale abbia cercato di sabotare insieme alla Russia l’accordo sul nucleare con gli Stati Uniti e condotto operazioni in Siria con un costo per la diplomazia; lamenta inoltre di essere stato tenuto all’oscuro dai Pasdaran su questioni chiave, incluso l’aereo civile abbattuto con 176 morti nel 2020. «Nella Repubblica Islamica — dice — comanda il campo militare». “Molti dei costi diplomatici che abbiamo pagato erano a causa del fatto che il campo [militare]era la priorità”, ha detto Zarif, (citato dal Financial Times che sceglie questa traduzione per meydan). “Noi abbiamo pagato il campo [militare]”, ma questo, ha aggiunto, “non ha pagato noi”.

L’audio in sé non rivela nulla che possa considerarsi nuovo o scandaloso. Il rapporto controverso tra Zarif e Soleimani era già emerso nel febbraio del 2019 quando il capo della diplomazia di Teheran aveva annunciato le sue dimissioni proprio per uno scontro con il potente generale della Forza Qods dei Guardiani della rivoluzione. Il Ministro degli Esteri, al pari di altri membri del governo, non erano stati invitati all’incontro, avvenuto a Teheran il 25 febbraio 2019 tra la Guida suprema Ali Khamenei e il Presidente siriano Bashar al Assad a cui invece aveva partecipato il generale Soleimani. Lo scontento verso lo strapotere delle élite religiose e militari era poi stato alla base delle manifestazioni organizzate tra il 2019 e il 2020.

Zarif, tuttavia, tenta di offrire una spiegazione ad alcuni fatti in cui era, per la carica che ricopre, coinvolto e di cui ricostruisce quelle che sono le responsabilità: le tensioni tra governo e Pasdaran, che in Iran controllano buona parte dei gangli vitali dell’economia, si sono ripetute più volte nel corso degli anni e, a detta del Ministro degli Esteri, l’azione diplomatica ha spesso subito la pressione dei Guardiani della rivoluzione iraniana, la cui forte influenza ha spesso annullato molte decisioni del governo e ignorato deliberatamente le indicazioni dell’esecutivo, condannandolo al fallimento.

Nella Repubblica islamica, però, “il campo militare governa”, ha dichiarato Zarif che accusa il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamiche (IRGC) di gestire la propria politica estera regionale e di ignorare i consigli del ministero degli Esteri. Nella registrazione, il diplomatico iraniano afferma anche che l’ex comandante della Forza Quds, Qasem Soleimani, solito pretendere di imporre ai diplomatici l’agenda dei loro incontri con gli interlocutori stranieri senza rispondere mai alle loro richieste, si era recato a Mosca nel 2015 per minare i negoziati sul nucleare – l’accordo sarebbe stato raggiunto nel luglio – e compiere  azioni volte a prolungare l’impegno dell’Iran nella guerra in Siria. Zarif ha affermato che la Russia non voleva che l’accordo avesse successo e “ha messo tutto il suo peso” dietro la creazione di ostacoli perché non era nell’interesse di Mosca che l’Iran normalizzasse le relazioni con l’Occidente. A questo fine, è convinzione del Ministro degli Esteri, il generale Soleimani si era recato in Russia per “demolire i nostri risultati”.

Zarif ha anche espresso frustrazione per alcune decisioni dell’IRGC, come l’invio di forze di terra in Siria, l’utilizzo di compagnie aeree di proprietà statale iraniana come Iran Air, nuovamente sanzionata da Trump, per spostare armi  personale nel territorio siriano senza la conoscenza o il consenso del ministero degli Esteri o per aver permesso agli aerei da guerra russi di sorvolare l’Iran per bombardare la Siria. 

A tal proposito, il ‘New York Times’ ha riferito che nella registrazione Zarif avrebbe detto che colui che è oggi l’inviato per il clima dell’amministrazione Biden, John Kerry, gli disse che Israele aveva attaccato le risorse iraniane in Siria almeno 200 volte. Kerry, che è stato Segretario di stato sotto il Presidente Barack Obama dal 2013 al 2017 e ha lavorato all’accordo nucleare del 2015 con l’Iran, sta affrontando aspre critiche:  “Se è vero, questo rapporto è incredibilmente preoccupante”, ha detto lunedì il deputato Michael McCaul del Texas, il massimo repubblicano della commissione per gli affari esteri della Camera. trasmettere informazioni sensibili allo sponsor numero uno del terrorismo è semplicemente insondabile”. Anche il Senatore repubblicano Marsha Blackburn del Tennessee ha chiesto un’indagine del Senato sulle rivelazioni.

L’ex Segretario di Stato ha, però, negato che la conversazione sia mai avvenuta: “Posso dirti che questa storia e queste accuse sono inequivocabilmente false”, ha twittato martedì. “Questo non è mai successo, né quando ero Segretario di Stato né da allora”. Il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price, ha affrontato la questione ieri, dicendo che le presunte osservazioni non sono state verificate: “Questo è presumibilmente materiale trapelato. Non posso parlare dell’autenticità, non posso parlare della sua accuratezza, non posso parlare di alcun motivo che possa essere dietro la sua diffusione“.

Tornando al contenuto degli audio, il fatto che l’IRGC – che risponde al leader supremo Ayatollah Ali Khamenei – non risponda all’amministrazione non è una novità che si scopre oggi. È strano che Zarif abbia accusato Soleimani specificamente di aver tentato di minare i negoziati sul nucleare durante il suo viaggio a Mosca, quando, secondo molti esperti, quel viaggio era piuttosto motivato dalla necessità di ottenere il sostegno russo nella guerra siriana.

Comunque sia, il governo non ha negato gli audio che, ricorda l’esecutivo, fanno parte di un documentario dal titolo ‘Beyond the Goverment’ in cui sono state raccolte ben 33 interviste a ministri, vicepresidenti e funzionari per raccontare ed analizzare il lavoro dei due mandati del governo guidato dal Presidente Hassan Rohani. Il portavoce del governo Ali Rabiei ha precisato che “sono stati pubblicati estratti selezionati di un dialogo molto lungo in modo fuorviante”, ma “nessuno può dubitare della obbedienza di Zarif alla sua guida suprema (ayatollah Ali Khamenei) e della profondità della sua amicizia con tutti i soldati della patria, compreso il generale Soleimani”.

Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh ha detto che la registrazione non avrebbe dovuto essere rilasciata ai media. L’intervista è avvenuta con l’economista Saeed Leylaz, sostenitore dell’amministrazione Rouhani. Khatibzadeh ha detto che la registrazione era una “tipica discussione all’interno dell’amministrazione”. L’intenzione dei colloqui era un’iniziativa dell’amministrazione Rouhani che tutti i membri del gabinetto registrassero le loro esperienze al fine di servire come documenti per aiutare la prossima amministrazione.

«Mi spiace che una discussione teorica e segreta sulla necessità di maggior cooperazione tra la diplomazia e il campo… sia diventata un conflitto interno», ha provato a discolparsi sui social Zarif che, durante un viaggio in Iraq, ha tentato di toccare indirettamente le critiche sulla sua pagina Instagram, pubblicando un breve segmento dello stesso audio in cui consiglia ai giovani iraniani di non essere ossessionati da ciò che fanno per la storia, ma piuttosto di “preoccuparsi di cosa lo fanno per Dio e per le persone “. Il post ha avuto scarsa efficacia nel gettare acqua sul fuoco. “Tali commenti vaghi non servono a uno scopo”, ha scritto l’agenzia di stampa Tasnim, che è gestita dal Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche. “Il pubblico si aspetta che lui affronti francamente e apertamente il contenuto disastroso della sua intervista e il modo in cui è trapelato”.

In difesa del suo Ministro degli Esteri si è deciso ad intervenire il Presidente Hassan Rouhani che, pur prendendo le distanze da alcune posizioni espresse dal suo Ministro degli Esteri, ha rimarcato che “questi file dovevano essere riservati” e che “Alcuni dei contenuti non sono le opinioni dell’amministrazione o del presidente ed è possibile che un ministro abbia opinioni che vogliono rimanere riservate”.

“La diplomazia e il campo di battaglia non si contrastano a vicenda” – ha detto Rouhani, spiegando le differenti strategie tra Zarif e l’ex comandante della Forza Quds Qasem Soleimani e il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche – “Il nostro paese ha quadri specifici. Tutte le complesse questioni di politica estera e di difesa sono esaminate dal Consiglio supremo di sicurezza nazionale. Sia che desideriamo prendere una decisione politica o una decisione operativa, viene riesaminata in Consiglio “. Ma, ha tenuto a precisare, il consenso che i comandanti militari e altri funzionari raggiungono  alle riunioni dell’SNSC deve poi ottenere il nulla osta del leader supremo Ayatollah Ali Khamenei.

Rouhani ha anche difeso Soleimani, definendolo un “individuo speciale” e sottolineando che aveva lavorato al fianco del Generale per 36 anni. Il Presidente ha voluto poi ricordare che il capo dell’’IRCG era presente a molte riunioni del SNSC durante le quali difendeva con forza le sue opinioni, ma era anche aperto a quelle degli altri. Per questi motivi, secondo Rouhani, Soleimani rimane “il miglior consigliere di politica estera” e qualcuno di cui ci si potrebbe fidare per una conoscenza “accurata” di un problema.

Anche i conservatori non hanno tardato a prendere le difese del Generale ucciso. A partire dai giornali: ‘ultraconservatore ‘Resalat’ ha accusato Zarif di aver minato il venerato Soleimani, attaccando il Ministro degli Esteri come “narafigh”, un termine persiano che ha a che fare con qualcuno che accoltella un amico alle spalle. Il giornale Vatan Emrooz ha definito Zarif “meschino” e ha affermato che la morte di Soleimani era il risultato della “diplomazia passiva” di Zarif.

Hossein Amir Abdollahian, ex Ministro degli Esteri per gli affari arabi, ha respinto l’affermazione secondo cui Soleimani era contrario ai colloqui sul nucleare, twittando che Soleimani era “un grande sostenitore della diplomazia”. Ha aggiunto che Soleimani considerava “il campo di battaglia e la diplomazia come due pilastri che proteggono gli interessi della Repubblica islamica”. 

Persino Mohammad Bagher Ghalibaf, attuale Presidente del parlamento e amico di lunga data di Soleimani, ha difeso l’ex comandante della Forza Quds, precisando che la sicurezza nazionale coinvolge sia la diplomazia che i militari e la separazione dei due va contro gli interessi nazionali dell’Iran. Rivolgendosi indirettamente a Zarif, Ghalibaf ha poi affermato che “proprio come l’uccisione di Mohammad Beheshti ha sradicato i Mujahedeen-e-Khalq dall’Iran post-rivoluzione, l’uccisione di Soleimani sradicherà i filo-occidentali dalla politica iraniana”.

Alcuni conservatori più maliziosi hanno rimarcato  che le dichiarazioni di Zarif contro Soleimani hanno provocato “ondate di gioia” tra i funzionari americani e i gruppi di opposizione iraniani. A riprova di ciò, hanno citato un tweet dell’ex segretario di Stato americano Mike Pompeo. “Lo straordinario colpo della nostra amministrazione contro Qasem Soleimani ha avuto un impatto enorme sull’Iran e sul Medio Oriente. Non devi credermi sulla parola. Chiedi a Javad Zarif”. Musica per le orecchie di quei conservatori che hanno sempre avversato la politica estera condotta da Zarif, da loro accusato di tradimento e sottomissione all’Occidente.

Si sono sprecate, in campo conservatore, le richieste di dimissioni nei confronti di Zarif che – ha sostenuto il parlamentare Hossein Haghverdi – “farebbe meglio a essere abbastanza saggio da dimettersi o sarà messo sotto accusa e licenziato dal parlamento rivoluzionario”. 

Non è ancora chiaro se l’audio danneggerà la posizione di Zarif nella Repubblica Islamica a tal punto da costargli le dimissioni. È anche vero che se Khamenei o il Presidente Rouhani fossero stati veramente scontenti delle sue dichiarazioni o del rilascio della registrazione, avrebbero potuto già degradarlo. 

«Chi ha rubato gli audio di Zarif?» ha titolato il quotidiano riformista Etemad, ipotizzando un coinvolgimento dei conservatori mentre si legge sulla testata ‘Ebtekar’ che potrebbe essere «un tentativo di rimuovere Zarif dalla politica iraniana». Secondo il ‘Khayan’, il presunto furto sarebbe solo un modo per «coprire la vergognosa eredità dell’amministrazione Rouhani». 

Mohammed Ali Abtahi, ex vicepresidente iraniano, è convinto che per importanza la pubblicazione dell’audio «equivale a un furto da parte di Israele di documenti sul nucleare», quindi molto. “È avvenuto un furto e … il Ministero dell’Intelligence deve usare tutte le sue capacità per scoprire come sono stati rubati questi file”, ha assicurato il Presidente Rouhani. E il portavoce del governo, Ali Rabiee, ha confermato che il Ministero dell’Intelligence iraniano è stato incaricato di identificare coloro che sono dietro la fuga di notizie, che secondo lui viene trattata come una “cospirazione contro la sicurezza nazionale”. 

“Secondo una fonte della magistratura, a 15 persone coinvolte nell’intervista è stato vietato di lasciare l’Iran”, ha riferito l’agenzia di stampa semi-ufficiale Isna. Il Presidente Hassan Rouhani giovedì ha sostituito il capo del think tank statale incaricato di condurre l’intervista. “Hessameddin Ashena, capo del Centro di studi strategici, si era dimesso … Il Presidente Rouhani ha nominato il portavoce del governo Ali Rabiei per sostituirlo”, ha riferito l’agenzia di stampa statale IRNA. Ashena, che i media iraniani hanno detto essere presente durante l’intervista di sette ore con Zarif, è anche un consigliere del presidente.

Rouhani ha accusato l’Arabia Saudita di finanziare la tv ‘Iran International’ e di voler far deragliare i colloqui sul nucleare in corso a Vienna, proprio nelle stesse ore in cui il Principe saudita Mohammed bin Salman ha dichiarato, in un’intervista rilasciata all’emittente panaraba “Al Arabiya”, che l’Arabia Saudita spera di avere “una buona relazione” con l’Iran. L’Iran è un “vicino” e “speriamo di avere una buona relazione, vogliamo che cresca e prosperi. Il nostro problema è con questioni negative come il loro programma nucleare, il loro sostegno ai proxy regionali e il loro programma di missili balistici. Stiamo lavorando con i nostri partner per trovare soluzioni a questi problemi”.

Peraltro, intorno al 9 di aprile, ha riferito il ‘Financial Times’, in gran segreto, si sarebbero incontrate  a Baghdad una delegazione saudita guidata dal capo dell’intelligence Khalid ben Ali al Humaidan e una delegazione iraniana, guidata da funzionari incaricati dal segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale Ali Chamkhani. Ryad ha ufficialmente smentito queste discussioni sulla stampa di Stato, mentre Teheran non ha commentato, contenta di dire che “ha sempre accolto con favore” lo svolgimento di un dialogo con l’Arabia Saudita. 

Ma c’è chi crede che, invece di danneggiare la Repubblica Islamica, lo scopo di chi ha lasciato trapelare gli audio dello ‘Zarif-fate’ sia più sottile, e cioè quello di bruciare la candidatura a Presidente di Zarif (che però ha sempre negato di volersi candidare) e, quindi, minare i riformisti (che avevano chiesto a Zarif di mobilitarsi per la campagna elettorale) alle elezioni presidenziali previste per il prossimo 18 giugno e per le quali il processo formale delle candidature comincia solo l’11 maggio. 

Non mancano, però, anche quelli che sospettano il contrario e cioè che l’obiettivo sia consolidare quella stessa candidatura, presentandola come bersaglio dei complotti conservatori e avendo come obiettivo quello di attrarre voti da iraniani disillusi da un’economia in stallo e dalla mancanza di libertà politiche e sociali e per questo ormai fermi all’astensione. Alcuni ipotizzano, addirittura, che l’audio sia stato passato a ‘Iran International’ dallo stesso Zarif, che avrebbe voluto ripulire la sua immagine dai fallimenti della politica estera iraniana degli ultimi anni.

Bersagliare i Pasdaran – di cui diversi capi si stanno candidando nel campo conservatore – ma che non riscuotono molti consensi potrebbe essere una chance per puntellare le possibili candidature dell’ex Ministro del Petrolio del governo di Ahmadinejad, Rostam Qassemi, del Presidente del Parlamento Mohammad, Baqer Qalibaf, e del capo della magistratura Ebrahim Raisi

È quello che sostiene Mohammad Ali Abtahi, ex funzionario riformista che ha lavorato nell’amministrazione Mohammad Khatami, che ha twittato: “L’audio trapelato di Zarif non è utile alle elezioni per i conservatori. Qualunque cosa dicano a Zarif per questi commenti, aumenterà la sua base se sceglie di correre “. Un certo numero di altri utenti di social media iraniani ha messo in dubbio il rilascio e le imminenti elezioni presidenziali. Il forte sentimento anti-russo e le frustrazioni nei confronti dell’IRGC giocheranno sicuramente bene con ampi segmenti del pubblico se Zarif deciderà mai di candidarsi o avere un’influenza su chi sarà il prossimo presidente. Ironia della sorte, nell’audio stesso Zarif dice: “Non ti permetterò di pubblicarlo per farmi ottenere voti”, sapendo che le dichiarazioni stesse lo aiutano.

L’uso ‘politico’ da parte dei riformisti delle parole di Zarif per screditare i Pasdaran e gli avversari è la tesi di molti conservatori tra cui Manouchehr Mottaki, Ministro degli Esteri durante il primo mandato di Mahmoud Ahmandinejad, che intervistato dall’agenzia di stampa iraniana “Mehr”, ha osservato che le registrazioni audio trapelate sui media sono state “studiate” in precedenza dal fronte riformista: il capo della diplomazia di Teheran, secondo Mottaki, sarebbe stato “usato come uno strumento”.

Quello che si può dire è che la diffusione dell’audio potrebbe avere conseguenze sull’efficacia dell’azione diplomatica iraniana, soprattutto nei colloqui (a tavoli separati con gli Stati Uniti) in corso a Vienna sul nucleare, iniziati da un paio di settimane con l’obiettivo di ripristinare l’accordo sul nucleare che era di fatto naufragato dopo il ritiro degli Stati Uniti deciso da Donald Trump, nel 2018. Zarif, tra i principali fautori della ripresa dei negoziati, ma anche uno dei massimi protagonisti dell’intesa nel 2015, potrebbe essere percepito dalle altre potenze al tavolo viennese come una figura irrilevante, non rappresentativa del Paese, soprattutto se i negoziatori iraniani pretendono garanzie sulle sanzioni prima di recedere sulla produzione di uranio arricchito, il cui processo è accelerato, soprattutto dopo l’uccisione del Generale Soleimani da parte Usa e del fisico nucleare Fakhrizadeh, fino al recente incidente di Natanz.

È evidente che, con le elezioni alle porte, una positiva conclusione dei negoziati, ormai ripresi a ritmo spedito, potrebbe costituire un punto a favore del campo del governo uscente e quindi del campo riformista o comunque di un campo più neutrale. E questo, forse, non fa comodo a qualcuno.

Per il momento la Guida Suprema, Ali Khamenei, rimane silente ed è possibile che affronti indirettamente la questione degli audio in un  prossimo intervento. Zarif sta continuando i suoi compiti come al solito. È anche vero che, negli audio, espone, legittimamente, solo delle sue personali critiche ad esponenti del regime, colpevoli, a suo dire, di aver fatto fallire alcune sue azioni politiche. Ma per la conquista potere alle imminenti elezioni, ‘ogni cosa che dirai potrà essere usata contro di te’: la notte dei lunghi coltelli è appena iniziata.

 

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