giovedì, Ottobre 21

Iran, un rapporto speciale con la Siria Intervista ad Alberto Negri, analista per l’ISPI e corrispondente per il Sole 24 ore in Medio Oriente, Africa, Asia Centrale e Balcani

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Come si rapporta, invece, Teheran con le zone dove i ribelli ancora resistono alle rappresaglie del regime? In che modo è presente in queste zone?

Sul territorio siriano gli iraniani sono presenti in vari modi: con i pasdaran, con Hezbollah e con le milizie mercenarie. Per alleggerire il peso dei pasdaran e di Hezbollah, Teheran ha organizzato delle milizie mercenarie sciite provenienti dall’Iraq, Afganistan, e cioè dalle zone sciite intorno al Medio Oriente. Le milizie mercenarie sciite sono la terza gamba dell’intervento iraniano in Siria. Oltre ciò, gli iraniani hanno stretto delle alleanze importanti sul territorio, per esempio in Iraq con le minoranze degli yazidi, ma anche con i curdi siriani. Tra questi, che sono alleati con gli americani contro l’ISIS a Raqqa – c’è una presenza di elementi filo-iraniani, sia nella dirigenza che tra i militari. Anche questo aspetto è motivo di preoccupazione per gli USA, i quali hanno realizzato che sul terreno gli iraniani hanno avuto un’alta capacità di penetrazione.

Solo l’Iran utilizza delle milizie di mercenari in Siria? E perché utilizzerebbe questa metodologia nel contesto siriano?

Questa metodologia viene adottata un pò da tutti. Per esempio, anche la Russia utilizza dei battaglioni dove c’è una forte presenza di militari professionisti reduci dall’Afghanistan o dalla Cecenia. Tutti ormai stanno ricorrendo a questo metodo sul terreno perché vogliono evitare le perdite di soldati delle rispettive forze armate.

Cos’è che ha permesso all’Iran di penetrare nel territorio siriano così facilmente? E, considerando l’alta preparazione di due Paesi importantissimi sulla scena internazionale come USA e Israele, com’è possibile che non abbiano previsto e contrastato una penetrazione simile? Perchè non l’hanno prevenuta?

Sono stati compiuti degli errori strategici che, in qualche modo, hanno favorito la penetrazione iraniana. Negli anni ’80 Saddam Hussain scatenò una guerra contro l’Iran, con il sostegno delle monarchie del Golfo e anche dell’Occidente. Dal Golfo arrivarono circa 50-60 miliardi di dollari per contrastare l’Iran dell’Imam Khoumeni, ma la guerra diede come risultato un sanguinosissimo pareggio– 1 milione di morti -, e il confine non venne cambiato di un solo centimetro. Il regime iraniano non ne uscì indebolito, bensì rinforzato. Nel 2001, dopo l’11 settembre, gli americani attaccarono l’Afganistan dei talebani – che ospitavano Osama bin Laden -, e abbatterono il loro regime sunnita radicale, e ostile all’Iran. In questa occasione, si può identificare il primo grande favore che USA – e i suoi alleati – fecero a Teheran. Il secondo enorme regalo glielo fecero nel 2003, quando abbatterono il regime di Saddam Hussein. Così facendo, regalarono l’Iraq a un Governo a maggioranza sciita, dal momento che il 60% della popolazione irachena era sciita. Il terzo regalo è la stessa Siria. Nel 2011, quando esplose la rivolta, gli americani, insieme alla Turchia e alle monarchie del Golfo, pensavano di abbattere il regime di Assad nel giro di pochi mesi. Rimanendo convinti di questo, aprirono l’autostrada del jihad e fecero entrare 40mila jihadisti in Siria. L’immagine dell’ambasciatore statunitense, Robert Ford, mentre passeggiava tra i ribelli di Hama in Siria il 6 luglio del 2011 era, già allora, un chiaro segnale dell’intenzione americana di abbattere il regime di Bashar Al-Assad – alleato dell’Iran. È stato fatto, però, un calcolo errato. Per 4 anni, infatti, il regime siriano è rimasto in piedi con l’aiuto dell’Iran e di Hezbollah, e in parte della Russia – che è entrata in campo direttamente però solo il 30 settembre 2015. Quindi, l’attuale situazione siriana, e il caos che ne deriva, è dovuta agli errori compiuti in Afghanistan, Iraq e nella stessa Siria dall’Occidente e dalle monarchie del Golfo.

Quindi sarebbero stati gli errori dell’occidente e delle monarchie del golfo ad aver facilitato la penetrazione e il radicamento iraniano in Siria?

Gli iraniani hanno raccolto gli errori strategici altrui. Questa è l’estrema sintesi. L’influenza dell’Iran c’è sicuramente, ma è anche evidente che gli iraniani sono riusciti a penetrare così facilmente nel Paese per dei motivi oggettivi: la maggioranza di popolazioni sciite in Iraq, una notevole presenza di popolazione sciita in Afghanistan  – come gli azahara- , e la presenza di minoranze sciite importanti in Siria. È possibile identificare altri fattori come il ruolo fondamentale ricoperto da Hezbollah libanese, ma anche la capacità militare che non hanno saputo dimostrare i suoi avversari, pur avendo risorse molto più grandi. A determinare l’influenza degli iraniani sono stati motivi ideologici, religiosi, politici, militari, ma soprattutto c’è stata l’incapacità strategica dei suoi avversari di usare bene i propri asset militari, economici e finanziari.

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