lunedì, Settembre 20

Iran, un rapporto speciale con la Siria Intervista ad Alberto Negri, analista per l’ISPI e corrispondente per il Sole 24 ore in Medio Oriente, Africa, Asia Centrale e Balcani

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Ci sono già delle prese di posizione da parte di Pechino in Siria? C’è già qualche intervento pragmatico in atto, come o comunque riscontrabile?

È difficile parlarne con precisione. È possibile, però, immaginare che qualche impresa cinese sia già arrivata in Siria. I cinesi sono soliti lavorare anche in zone anche difficili, basta pensare alle imprese cinesi presenti in Somalia durante la guerra civile.

Pechino mira solo alla Siria? Quali sono le aree della regione mediorientale dove le imprese cinesi sono già presenti?

La Cina è già presente nell’area. Per esempio in Turchia. Buonissima parte dei lavori strutturali fatti in Turchia sono stati realizzati da imprese europee – tedesche o italiane –, ma anche da Pechino. La Cina, per esempio, si sta occupando di tutti i cantieri dell’alta velocità in Turchia. Si può, quindi, asserire che il Paese asiatico è già presente in tutta quest’area.

Gli investimenti cinesi, però, non riguardano solo la Siria, ma anche l’Iran. C’è una strategia economica cinese dietro questo disegno? Perché la Cina dovrebbe investire in Iran?

I forti investimenti cinesi in Iran rendono possibili gli investimenti di Pechino in Siria. È una questione strategica. Secondo l’ottica cinese, l’Iran fa parte delle vie della seta, ovvero dei nuovi corridoi stradali, energetici e commerciali che dovrebbero aprire al commercio mondiale tutta l’area che va tra Est e Ovest. È questo il vero obiettivo cinese, e l’Iran è un tassello importante di questa strategia.

Perché l’Iran farebbe parte della strategia cinese relativa alla via della seta?

L’Iran e l’area mesopotamica sono fondamentali per gli sbocchi sul Golfo – petrolio e gas –, per poi arrivare alla mezzaluna sciita – l’Iraq la Siria – fino in Libano. Quindi, l’Iran è importante per i cinesi proprio per questo motivo. I rapporti tra Pechino, Teheran e Damasco hanno anche questa valenza strategica.

L’Iran e Hezbollah in che modo sono presenti in Siria? Qual è il loro radicamento sociale?

In Siria una parte della popolazione ha una reazione positiva alla presenza iraniana, nel momento in cui vengono erogati dei servizi come l’acqua, la luce. D’altra parte, però, una parte della popolazione vede con una certa diffidenza la presenza iraniana. Questa sfiducia dei siriani è dovuta al processo di ‘sciitizzazione’ iraniano. Il radicamento sociale di Iran e Hezbollah in Siria è molto forte. A tal proposito è doveroso, secondo me, ricordare che buona parte dei villaggi cristiani in Siria sono stati liberati dai pasdaran e da Hezbollah. Questi legami, poi, si sono rafforzati durante questi ultimi anni mediante le forniture militari e il welfare. Il welfare di Hezbollah e delle fondazioni giocano un ruolo fondamentale anche in Siria. Si aggiunge, poi, anche il ruolo dell’Iran dal punto di vista religioso-culturale con il finanziamento delle scuole musulmane sciite legate al jafarismo iraniano. In Siria ci sono dei centri che rappresentano proprio un pezzo di Iran nel Paese, uno di questi è il famoso Mausoleo di Zainab a 20km dal centro della città di Damasco. Non è un caso, infatti, che Israele sia inferocito con la Siria perché il Paese sta concedendo delle basi militari vicino Damasco. C’è una forte presenza sciita in Siria, e l’Iran ha una direzione strategica.

Qual è il disegno strategico che si nasconde dietro la penetrazione iraniana nella mezzaluna sciita? Quali obiettivi starebbe percorrendo?

Si tratta, ovviamente, di scopi politici, religiosi e militari, tutti legati alla permanenza di Assad e di Hezbollah. Per esempio – dal punto di vista economico – se questo corridoio fosse stabile, vi potrebbero passare le pipeline con il gas iraniano, che arriverebbero poi sui terminali siriane.anche questo aspetto è, ovviamente, molto importante. In questi anni c’è stata una crescente influenza iraniana in Iraq – causata dalla caduta di Saddam Hussein e dalla guerra degli americani. C’è stata, poi, la guerra in Siria, ovvero una guerra per-procura contro l’Iran, dato che Assad era il maggiore alleato degli iraniani. La crescente influenza iraniana cozzava con un altro tipo di progetto diretto dagli americani, con la partecipazione della Turchia e delle monarchie del Golfo. Il loro obiettivo era quello di abbattere il regime di Bashar Al-Assad proprio perché alleato dell’Iran. E questo progetto ovviamente è stato appoggiato da Israele. Infatti, Tel Aviv non a caso ha bombardato anche in Siria.

E qual è il progetto americano e israeliano nella regione? E come si relaziona all’attuale penetrazione iraniana in Siria?

Il progetto di Washington e Tel Aviv aspira a indebolire tutti gli Stati arabi della regione che si oppongono alla supremazia israeliana come unica e vera potenza regionale ( è l’unica a possedere armi nucleari). Siamo di fronte a due progetti contrastanti, e questo spiega gli accordi – probabilmente sotto banco – tra Israele e l’Arabia Saudita. Infatti, insieme a USA e Israele, Riyadh considera l’Iran come suo maggior rivale nel Golfo. Le dinamiche appena analizzate rappresentano il motivo per cui gli americani continuano a rimanere in Siria, nonostante le enormi contraddizioni in cui sono scivolati stabilendo un’alleanza con i curdi, e inoltrandosi in una contrapposizione con la Turchia di Erdogan. È evidente che, sia gli USA che Israele temono la sopra citata mezzaluna sciita. Ma l’attuale complessità del teatro in analisi è dovuta ai calcoli sbagliati fatti da tutte le parti in gioco schierate contro Assad. È stato proprio quest’errore ad aver spinto Ankara a un processo di dialogo siriano con Mosca e Teheran – come Soci e Astana. Allo stesso tempo, però, non si deve perdere di vista il principale obiettivo israeliano e americano, ovvero eliminare tutti gli Stati della regione che possano compromettere la supremazia strategica di Tel Aviv nell’area in questione. A tal proposito, gli americani non potevano mandare un messaggio più chiaro: lo spostamento dell’ambasciata americana a Gerusalemme.

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