lunedì, Settembre 27

Iran, un attore razionale a cui gli Stati Uniti dovrebbero tendere la mano L’Iran, un attore razionale che potrebbe essere negli interessi statunitensi avere come alleato. A spiegarci le dinamiche della politica estera iraniana Raffaele Mauriello, Professore alla facoltà di letteratura Persiana e lingue straniere presso l’Università Allameh Tabataba'i di Teheran

0

Dopo le ripetute dichiarazioni di Donald Trump, Presidente americano, su un ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare, l’arrivo di John Bolton, nuovo consigliere per la sicurezza nazionale USA, ha portato ad un crescendo di sentimenti anti-iraniani alla Casa Bianca. Inoltre, nella recente visita del Principe saudita Bin Salman negli Stati Uniti, non sono mancate gli attacchi a Teheran, etichettato come l’origine di tutti i mali della regione.

L’influenza regionale dell’Iran è sicuramente cresciuta negli ultimi anni. Nella trilaterale di giovedì 4 Aprile ad Ankara, è stato Rouhani, assieme a Putin ed Erdogan a discutere il futuro della Siria, simbolo di una sempre più crescente importanza di Teheran nello scacchiere siriano e in quello mediorientale.  

Nonostante l’accordo sul nucleare del 2015, l’Iran continua ad avere pesanti sanzioni economiche da parte degli Stati Uniti, che vedono la politica estera iraniana nella regione guidata esclusivamente da ideologie rivoluzionarie ed aspirazioni egemoniche irrazionali. Tuttavia, nonostante la continua ostilità mostrata dall’asse statunitense – saudita, la politica estera sembra perfettamente in linea con una politica razionale e pragmatica. Per approfondire il crescente ruolo dell’Iran a livello regionale, nella guerra in Siria, le dinamiche yemenite, e la sua presenza in Iraq abbiamo intervistato Raffaele Mauriello, Professore alla facoltà di letteratura Persiana e lingue straniere presso l’Università Allameh Tabataba’i di Teheran, e docente per il Master in Geopolitica e Sicurezza Globale all’Università la Sapienza di Roma.

 

Nonostante la costante retorica anti-Iran di Arabia Saudita e Stati Uniti, è possibile dire che l’Iran abbia una politica estera realistica e pragmatica?

Uno dei fraintendimenti più grandi che credo esistano sull’Iran è proprio questo. L’iran è da molto tempo, da 20 anni, anche di più, un attore assolutamente razionale in termini di relazioni internazionali come geopolitica. È un Paese molto complesso con 80 milioni di abitanti, tre volte la Francia. Se uno lo paragona agli altri attori regionali che siano l’Arabia Saudita, l’Afghanistan, l’Iraq, Libano o Siria, l’Iran è per molti versi più grande, per numeri, per territorio, per risorse e quindi ha una grande proiezione geopolitica nell’area, però questa è assolutamente razionale. L’Iran agisce come attore statale, e tutti i mezzi con i quali agisce, anche quelli di pressione come Hezbollah per esempio, vengono appoggiati a livello statale, con un budget certo nascosto al pubblico, ma che esiste ed approvato dal governo. È un Attore assolutamente razionale e facile da comprendere. In realtà il problema a livello regionale ed internazionale è che buona parte delle politiche che cerca di fare l’Iran, anche se non tutte, vanno in contrasto con quelle degli Stati Uniti che quindi rappresentano l’Iran come attore non razionale, ma tutto è tranne che un attore non razionale. Uno può essere a favore o no delle sue politiche, ma è da considerarsi un attore razionale e spiegabile in maniera abbastanza semplice.

L’Iran, il nemico di tutti. Potrebbe invece essere parte di una ‘soluzione mediorientale’?

Assolutamente si. Oggi nel Vicino Oriente c’è grosso modo uno status-quo, che è abbastanza diverso da quello che avevamo 20 anni l’Iran è per molti versi un attore che cerca di mantenere lo status-quo. Non è un caso che il Ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, ripeta sempre che l’Iran rispetta i confini che ci sono e non vuole che vengano cambiati. In realtà pochi attori affermano questa cosa oggi. L’Iran lo fa in maniera costante e coerente, anche perché questi confini lo rendono l’attore più importante della regione e quindi è a favore. In grosso modo lo status-quo. Era contro la guerra civile in Siria, l’Iran è stato addirittura contro l’invasione dell’Iraq nel 2003. Nel caso dello Yemen, per esempio, l’Iran non è un attore della crisi yemenita, ma ne ha sicuramente approfittato. Ma che la crisi sia legata all’Iran è una spiegazione fuori dal mondo. In realtà l’Iran è un attore a livello rappresentativo, ma non concreto sul terreno. Potrebbe esserci qualcuno dell’intelligence iraniano ma non ne abbiamo trovato uno sul campo. Una volta che la situazione è andata oltre le aspettative di chiunque, si vedeva la crescita degli Houthi, ma non a quei livelli, l’Iran ne ha approfittato chiaramente. Tuttavia, sarebbe prontissimo a rinunciare all’influenza, che non ha, in Yemen. Ci sono stati anche contatti con l’Arabia Saudita dove cui l’Iran si è offerto di trovare una soluzione, ma l’Arabia Saudita ha detto che l’Iran debba prima uscire, oltre che dallo Yemen, anche dal Libano e dall’Iraq. Un atteggiamento certo irrazionale. L’Iran in LIbano, Siria ed Iraq ha vinto nonostante i mezzi limitati, infatti l’Iran di mezzi pesanti non ne ha, e se non fosse intervenuta la Russia in Siria, l’Iran difficilmente avrebbe potuto avere il successo che ha avuto. Ha i Pasdaran, ma gli armamenti dei Pasdaran sono fondalmente leggeri. Non ha un areonautica né civile né militare. Sono i più forti nel campo di guerre asimmetriche, ma per necessità. L’iran ha voglia di essere una grande potenza con delle grandi navi, ma non ce li ha. E’ sicuramente, quella dei Pasdaran, una forza militare molto forte e molto strutturata.

La rivalità tra Iran e Arabia Saudita, potrebbe spostarsi al di fuori del Medio Oriente, come per esempio nel caucaso, in Azerbaijan, dove c’è già stato qualche segnale a riguardo?

Si. Già abbiamo un conflitto reale per proxy in Nigeria, tra l’Arabia Saudita e l’Iran. Si potrebbe in realtà spostare dovunque. A seconda dei governi al potere in Iran vi sono significativi cambi in politica estera. Non a caso ho spesso ribadito di come l’Iran sia un sistema molto più democratico, certo non democratico dal punto di vista delle funzioni democratiche europee, ma molto complesso. Un cambio di governo in Iran ha degli effetti reali in termini di politica estera. In realtà a volte l’Iran ha accentuato o meno questo atteggiamento di proiezione regionale, però l’Iran, come ripetuto dall’attuale Presidente, Hassan Rouhani, è che l’Iran è innanzitutto preoccupato ad assicurare la propria regione, e il caucaso fa parte della regione dell’Iran. In prospettiva vi può essere una nuova rivalità al di fuori del Medio Oriente, ma non nel breve periodo.

L’Iran, una politica estera di reazione ad eventi esterni?

Si e no. l’Iran ha sicuramente la percezione di essere spesso circondato. Esiste la percezione di essere un’isola, si vede fuori dalla ragione, è interessato alla regione, fa parte della regione ma vede circondato, ma più dagli Stati Uniti che dall’Arabia Saudita per esempio. L’Iran non è preoccupato da Riad in quanto Paese, perché chiaramente con una popolazione attorno ai 20 milioni, seppure disponga di grandi armamenti, anche se non è chiaro chi dovrebbe pilotarli, se hanno fallito in Yemen, non sono certo una minaccia per Teheran. L’attuale dirigenza saudita non ha chiaro che Teheran ha una popolazione di 12 milioni di abitanti, ci vorrebbero una montagna di bombe per destabilizzare la Capitale. É uno scenario che lo preoccupa poco. L’Iraq è stato un grande regalo, infatti l’Iran ha costruito una grande presenza a Baghdad. I rapporti con la Turchia sono sempre stati un pò complessi, però sono stati buoni. E mai come oggi l’Iran ha un partner nella Russia che non ha mai avuto. Gli iraniani hanno sempre avuto molta preoccupazione dei russi che non a caso hanno tolto molto territorio all’Iran. Però questo oggi non accade e le relazioni sono eccellenti. Si vede sì circondato, ma oggi l’Iran ha una profondità strategica molto importante, non a caso arriva al Mediterraneo dove prima non arrivava.

Visualizzando 1 di 2
Visualizzando 1 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->