martedì, Settembre 21

Iran: tutti gli scenari di un eventuale attacco USA Con Pietro Batacchi (Direttore di RID) analizziamo la fattibilità dei vari tipi di attacco, nel caso di un'offensiva statunitense all'Iran

0

I rapporti tra gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran non sono mai stati idilliaci. Fin dalla sua nascita, nel 1979, la Repubblica Islamica ha avuto negli USA un avversario implacabile e non sono mancati momenti di forte tensione, come nel caso della Crisi degli Ostaggi (1979-81) o della Guerra tra Iran ed Iraq (1980-88), in cui Washington finanziò ed armò Baghdad contro Teheran.

Con l’elezione del moderato Hassan Rūhānī alla Presidenza dell’Iran, nel 2013, le cose sembravano cominciare a prendere un nuovo corso: l’allora Presidente USA, Barack Obama (eletto nel 2010), si impegnò in una politica di apertura e dialogo con Teheran che portò, nel 2015, al Piano d’Azione Congiunto Globale (PACG), meglio noto come l’Accordo sul Nucleare Iraniano. Il PACG prevedeva il diritto dell’Iran allo sviluppo di tecnologie nucleari a scopi civili ed il controllo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) al fine di evitare sviluppi militari di tali tecnologie.

Tutto è cambiato nel 2017. Se in Iran si è avuta la riconferma di Rūhānī, infatti, negli USA è stato eletto Donald Trump, il quale, fin da subito, ha criticato fortemente il PACG e, contro il parere della gran parte della Comunità Internazionale, ha espresso la volontà di far uscire Washington dall’accordo. Il nuovo Presidente USA ha attaccato ripetutamente le Autorità di Teheran, come al suo solito via tweet provocando, più riprese, le reazioni iraniane: se da un lato le richieste di modifica al trattato pretese da Washington non possono essere accolte in nessun modo dal Governo di Teheran, dall’altro la retorica aggressiva della Casa Bianca, spinta anche dal Governo conservatore di Israele nonché dall’Arabia Saudita, non ha fatto altro che fomentare le parti più estremiste della politica iraniana. Nel corso dell’ultimo anno, gli scambi di accuse e minacce reciproche si sono moltiplicati arrivando a far intravedere lo spettro di una guerra combattuta: l’ultimo intervento, in ordine di tempo, è stato quello del Generale iraniano Qassem Soleimani, comandante delle Nīrū-ye Qods (Brigata Gerusalemme, l’unità per le operazioni all’estero della Guardia Islamica: i Pāsdārān), il quale ha minacciato gli USA affermando che, se gli statunitensi decideranno di iniziare una guerra, saranno gli iraniani a finirla.

Al di là della retorica di una Presidente USA che ha fatto delle scelte unilaterali il proprio marchio di fabbrica e dei rappresentanti dell’ala più intransigente della Destra islamista iraniana, la diplomazia continua a fare il proprio corso. L’aumento delle dichiarazioni bellicose da entrambe le parti, però, non può far escludere del tutto che, prima o poi, una provocazione sfuggita di mano possa dare il via ad un confronto che degeneri in scontro. Se questa eventualità, seppur improbabile, dovesse venire a concretizzarsi, quali sarebbero gli scenari possibili di un attacco USA all’Iran?

Per rispondere a questa domanda abbiamo parlato con Pietro Batacchi, esperto analista militare e Direttore della “Rivista Italiana Difesa” (RID).

L’ipotesi più estrema, nell’eventualità di una degenerazione dei rapporti tra USA ed Iran, è quella di un attacco nucleare su Teheran: si tratta di uno scenario verosimile o l’effetto ‘Vaso di Pandora’ è tale da renderla impraticabile?

È assolutamente da escludere, a causa di tutte le conseguenze umane, materiali e politiche che tale eventualità avrebbe. Inoltre un intervento del genere avrebbe gravi effetti anche sugli Stati Uniti e sulla stessa Amministrazione Trump che, già come abbiamo visto all’ultimo G7, è abbastanza isolata su diversi temi internazionali, non ultimo proprio il nucleare iraniano: come sappiamo gli Stati Uniti e l’Unione Europea sono molto distanti sull’ipotesi del congelamento del nucleare iraniano. Un’opzione del genere, per cui, avrebbe conseguenze enormi e devastanti sugli stessi Stati Uniti, dal punto di vista dell’immagine.

Per quanto riguarda l’ipotesi di un attacco chimico, pensa si tratti di una via praticabile, se non in maniera ufficiale, quanto meno tramite canali ufficiosi?

Anche in questo caso, per dei Paesi come gli Stati Uniti, che hanno fatto della non proliferazione uno dei cardini della loro politica di sicurezza, usare armi chimiche, seppure indirettamente, avrebbe delle conseguenze gravissime in termini strategici e soprattutto di immagine. Non dimentichiamo che, sull’argomento ‘armi chimiche’, la credibilità statunitense non è esattamente limpidissima, dopo quanto successo in Iraq nel 2003. Di conseguenza, escluderei anche questa ipotesi.

Un’ipotesi più verosimile potrebbe essere quella dell’attacco informatico: lei cosa ne pensa?

Con l’attacco informatico si entra in un ambito più realistico. Si tratta di un’opzione praticabile anche perché c’è un precedente, quello dei virus che, a cominciare dallo Stuxnet, hanno colpito il programma nucleare iraniano, in particolar modo la filiera dell’arricchimento di uranio, e che hanno creato ritardi importanti ai piani di Teheran. Il programma di sabotaggio delle ambizioni nucleari iraniane, tra l’altro, ha visto gli Stati Uniti cooperare con varie intelligence, in primo luogo quella israeliana, e poi quelle di Francia, Gran Bretagna e, forse, Italia: questi attacchi informatici hanno creato danni notevoli al programma nucleare iraniano. Queste operazioni, però, furono condotte tra il 2012 e il 2013, prima del raggiungimento dell’Accordo sul Nucleare Iraniano, a cui l’Unione Europea resta favorevole.

Prendendo in esame forme di guerra più tradizionali, pensa che un attacco missilistico, aereo o navale, rappresenti un’opzione percorribile?

Si tratterebbe di un attacco che dovrebbe essere massiccio e prolungato nel tempo, che richiederebbe ingenti risorse navali ed aeree e che, comunque, esporrebbe le basi navali ed aeree statunitensi in Medio Oriente a probabili rappresaglie: ricordiamoci che l’Iran ha una presenza ramificata, sia diretta che indiretta tramite le milizie finanziate da Teheran, in tutta l’area, dal Libano alla Siria; non si dimentiche che anche in Iraq gli iraniani hanno collaborato alla lotta contro lo Stato Islamico di Daesh.

Inoltre, in caso di attacco missilistico, ci sarebbe a mio avviso soprattutto un altro tipo di conseguenza: si ricompatterebbe il fronte riformista e quello più conservatore. Non dimentichiamoci cosa successe durante la Guerra tra Iran e Iraq: Saddām Hussayn pensava di fare un sol boccone dell’Iran perché riteneva che l’Esercito, non sufficientemente purgate da Khomeyni, fosse ancora fedele allo Shāh mentre, in realtà, si creò un effetto di compattamento, che è tipico di Paesi di grande tradizione nazionale ed imperiale come l’Iran, e che fa in modo che tutte le componenti della società si stringano attorno alla bandiera per resistere all’attacco e all’invasione. In ogni caso, si tratta comunque di un’opzione militare che avrebbe la sua praticabilità.

Un’altra opzione ‘tradizionale’ sarebbe quella di un attacco terrestre: pensa che sia un’ipotesi verosimile? Se sì, da dove potrebbe partire l’offensiva? Sarebbe possibile controllare il territorio?

Da un punto di vista militare ,teoricamente si può fare tutto. L’importante è mettere in conto i costi: l’Iran è un grande Paese, con più di ottanta milioni di abitanti, con Forze Armate di rilievo e, per finire, è un Paese tutt’altro che isolato sul piano internazionale. Non si dimentichino i forti rapporti che l’Iran ha con la Russia, dal punto di vista delle forniture militari, non si dimentichino i rapporti economici ed energetici che legano l’Iran alla Cina… per cui buona fortuna.

Inoltre, per un’invasione occorrerebbero centinaia di migliaia di uomini ed occorrerebbe fare un build-up nei Paesi al confine con l’Iran, a cominciare dall’Iraq, che non credo lo permetterebbe. In queste condizioni, quindi, l’ipotesi di un attacco via terra mi sembra poco realistica. L’Iran non è un Paese isolato sul piano internazionale: ha ottime amicizie, a cominciare dai Paesi dell’Unione Europea, tra cui l’Italia; i Paesi europei hanno tutte le convenienze ad evitare che scoppi un conflitto con l’Iran, per ragioni di ordine economico, commerciale, di stabilità dell’area e così via.

In conclusione, lei escluderebbe l’eventualità di un conflitto armato tra Stati Uniti ed Iran?

Assolutamente sì. Posto che il problema è stato creato dagli statunitensi, non gli iraniani, e fermo restando che l’Unione Europea, mi pare, sia assolutamente intenzionata a mantenere fede all’accordo con Teheran sul nucleare, l’unica opzione praticabile sarebbe quella dell’attacco informatico.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->