mercoledì, ottobre 24

Iran -Turchia: tra cooperazione e competizione regionale La lettura strettamente geopolitica dell’incontro bilaterale tra Turchia e Iran del Professor Federico Niglia

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Ieri, 20 dicembre, si è tenuto Baku -la capitale azera- il quinto incontro trilaterale tra Ministri Esteri di Turchia, Mevlut Cavusoglu, Iran, Mohammad Javad Zarif, e Azerbaijan, Elmar Mammadyarov. L’incontro di ieri, a differenza dei precedenti, si è svolto in un clima geopolitico regionale  molto più teso. Lo dimostrano, ad esempio, il tumulto politico causato da Donald Trump in Medioriente, e la su scelta di riconoscere Gerusalemme come capitale sionista, l’acuirsi delle tensioni tra Arabia Saudita e Iran in reazione al conflitto yemenita e al missile balistico lanciato dai ribelli houthi contro Ryadh proprio questo martedì, o la richiesta del Presidente Usa di cancellare l’Accordo sul nucleare con Teheran, un obiettivo raggiunto dal suo precedessore e riconosciuto da molti come un grande successo politico.

Durante l’incontro trilaterale, i tre Ministri degli Esteri si sarebbero scambiati opinioni sulle prospettive regionali. Il loro obiettivo? Migliorare la cooperazione regionale e rivedere le decisioni prese negli incontri precedenti, riporta l’agenzia stampa turca ‘Anadolu’.

A Baku, però, in occasione dell’incontro trilaterale, i leader avrebbero poi preso parte a degli incontri bilaterali e, considerando l’attuale scenario geopolitico regionale, quello tra il Ministro turco e il suo omologo iraniano risulterebbe di gran lunga molto più interessante.

Secondo l’agenzia ‘Aki’, i temi centrali che I due avrebbero affrontato a quattr’occhi sarebbero stati le crisi regionali e le relazioni bilaterali tra Ankara e Teheran, prestando una particolare attenzione allo sviluppo delle relazioni bancarie tra i due Paesi.

Sia Iran che Turchia sono due attori regionali fondamentali. Da un lato la Turchia è indispensabile, ad esempio, per la questione dei migranti, agli occhi in primis dell’Unione Europea. Il 18 dicembre era la giornata internazionale dei migranti e, in tale occasione, numerose agenzie hanno ricordato che, ad oggi, il Paese di Tayyeb Erdogan ospiterebbe 4,5 milioni i migranti, 3,3 milioni dei quali sarebbero profughi siriani. Le relazioni tra Turchia e Unione Europea sono sempre più logore, e Ankara si avvicina sempre di più a Mosca, una decisione politico-strategica che, se tornassimo indietro di pochi anni, sarebbe del tutto impensabile.

Dall’altro l’Iran è un tradizionale protagonista regionale. Gli ultimi risvolti politici, specialmente in Yemen, hanno portato la tensione tra Teheran e Ryadh alle stelle. Donald Trump, e il suo staff -specie alle Nazioni Unite- difendono a spada tratta i loro alleati sauditi, incrementando così ulteriormente le tensioni tra i due Paesi.

Abbiamo intervistato Federico Niglia, professore di Storia delle Relazioni Internazionali presso la Guido Carli LUISS, per dare una chiave di lettura strettamente geopolitica dell’incontro bilaterale tra Turchia e Iran di ieri.

In che modo è cambiato il ruolo della Turchia nella regione? Come definirebbe il Paese oggi?

La Turchia rimane tutt’oggi un attore imprescindibile. Già durante l’Amministrazione Obama c’era stato un discorso sostanzialmente di affidamento alla Turchia della gestione di dossier complessi, come la stabilizzazione  del conflitto tra Israele e Palestina e, più in generale, anche di gestione del Mediterraneo, vista la sua crescente importanza nell’ambito del Mare Nostrum. Devo dire che gli sviluppi più recenti che hanno caratterizzato la Turchia al suo interno non hanno fatto venire meno l’importanza di Ankara ma, quanto meno nella visione occidentale, questo suo ruolo è entrato in discussione.

Si può dire lo stesso dell’Iran?

Definirei il ruolo dell’Iran fondamentale, in quanto il Paese rappresenta tradizionalmente un soggetto controverso e pacifico a tutti, ciò non di meno l’Iran ha delle ambizioni di governo di quell’area. L’Amministrazione Obama aveva individuato nell’Iran un partner tendenziale, ovvero un attore con cui ricomporre le proprie divergenze che risalivano alla fine degli anni ’70, e puntare sempre più su una normalizzazione di quell’area anche grazie all’Iran. Ora, in realtà, con l’Amministrazione Trump questo ruolo gli è stato revocato, ma nulla toglie che l’Iran continui ad aspirare ad essere visto da molti come un soggetto ormai imprescindibile per la gestione sia della crisi siriana, sia della questione irachena. Quest’ultima rappresenta una componente sempre più importante che fa si che si guardi all’Iran da più punti di vista.

L’incontro bilaterale di ieri ha toccato temi generali, per quel che ci è dato sapere. I due Paesi, ad oggi, sono alleati, nemici, competitors…

Se è vero che nel momento attuale tra i due Paesi vi è una convergenza contingente, è anche vero che tra il mondo turco e il mondo iraniano esistono diverse rivalità.

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