giovedì, Dicembre 2

Iran: tra lotta di potere interna e possibili sanzioni L' accusa ad un ex alto dirigente iraniano (forse Ahmadinejad) e gli sviluppi politici futuri delle proteste di questi giorni

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Non guardando in faccia alle difficoltà reali economiche della società, dei giovani, ma, magari, finanziando guerre o terrorismo.

Certamente, ma una parte importante di responsabilità ce l’ ha anche l’ Occidente che ha imposto le sanzioni. Quindi vi è più di un aggancio propagandistico. Tra l’ altro, gli iraniani sono fortemente nazionalisti e la propaganda rischia di compattare questo sentire.

Se da una parte abbiamo Rouhani, bersaglio delle critiche dei ‘falchi’ come Ahmadinejad, ad esempio, per aver sottoscritto l’ accordo sul nucleare, dall’ altra, quale critica, portata in piazza anche in questi giorni da molti giovani, è mossa contro la leadership di Khamenei?

Le onde che percepisco sono quelle di una società civile che è molto vivace e attiva in Iran, che vorrebbe un allentamento del controllo religioso sui costumi e sull’ intera comunità.

Secondo lei, che ha a lungo indagato il rapporto tra Islam e politica, da questo punto di vista, quali sviluppi potrebbero avere le proteste di questi giorni? Il regime teocratico rimarrà saldo?

Fino all’ altro giorno, l’ impressione era che fosse relativamente solido. C’è comunque un sostegno strutturale al regime perché le ‘bonyad’, ossia le fondazioni e tutte quelle ramificazione di potere economico-sociale, costruita in questi quarant’ anni di rivoluzione, evidentemente hanno costruito un castello che ha basi solide, non di carta come potevano essere quelle di Saddam Hussein in Iraq. Quindi queste manifestazioni non prefigurano un decadimento del regime anche perché potrebbero essere state anche strumentalizzate. Ma se avevano uno scopo economico più che di contestazione ideologica al regime, non ancora possono essere considerate delle spie del crollo del regime. In questo senso, l’ oscuramento dei social media per controllare le proteste dell’ opinione pubblica, in regimi autoritari, è molto comune e non è un segnale del fatto che il regime si senta in pericolo. Bisogna aspettare. Quando c’ è stata la rivoluzione contro lo Shah, non c’è stato niente da fare. Ma in questi giorni, si sono viste anche contro-manifestazioni organizzate dai Pasdaran: in strada c’ erano centinaia di migliaia di persone che non possono essere state tutte costrette con la forza. Peraltro, la repressione è stata abbastanza morbida se si pensa a quello che aveva fatto a suo tempo Ahmedinejad contro l’ ‘Onda Verde’.

Chi esce più indebolito da queste proteste? Rouhani o Khamenei?

Rouhani è il Presidente della Repubblica. Questa è una figura che, in Iran, non ha grandi poteri in realtà vista la scarsa incisività. Ahmedinejad aveva tentato di renderla più incisiva perché era un attivista e si era buttato a capo fitto nell’ agone provocatorio mentre Rouhani è moderato. Pensare ad un Rouhani indebolito potrebbe non essere così significativo. Allo stesso modo, almeno apparentemente, nemmeno Khamenei esce indebolito, sempre partendo dal presupposto che è lui a tenere le redini del potere. Come dicevo prima, già da molti mesi è in corso, sotterraneamente, la lotta intestina per il potere e non sappiamo, da fuori, cosa succede nelle stanze del potere, sia quelle clericali, sia quelle dei Pasdaran, per portare un nuovo leader al posto di Khamenei, magari più autorevole, dato che, quando è stato eletto, non era un Ayatollah, ma è stato promosso da Khomeini senza avere particolari meriti. Non ha mai goduto di grande prestigio. Questo apre all’ eventualità che dietro di lui si celi un concistoro che si muove.

E’ prevista, per oggi, una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell’ ONU: il tema sarà, come confermato da una portavoce della presidenza di turno kazaka, Alma Konurbayeva, l’ Iran. Quali misure potrebbero essere decise in questa sede e a quali reazioni andrebbero incontro?

La mia opinione è che l’ ONU sia un’ ‘anatra zoppa’. Non ho mai visto l’ ONU prendere una decisione che avesse un effetto concreto anche perché, con il possibile gioco dei veti incrociati tra le potenze che hanno diritto di veto, è praticamente privo di potere decisionale. Le sue risoluzioni sono per lo più di orientamento. Quello che potrebbe essere deciso, a patto che non ci siano veti, come quello che, ad esempio, potrebbe porre la Russia, è inasprire o reimporre le sanzioni. Ma questo è un ‘boomerang’.

E come valuta l’ eventualità di sanzioni americane dirette contro i Pasdaran?

Le Guardie Rivoluzionarie sono al vertice delle ‘bonyad’ numerose fondazioni. Sono dei fortissimi potentati economici in Iran. Per questo, colpire i Pasdaran in sé vuol dire, comunque, colpire l’ economia iraniana e certi suoi gangli vitali. Potrebbe rivelarsi un boomerang nella misura in cui il regime, i Pasdaran e gli Ayatollah potrebbero avere una carta in più da giocare come propaganda, ottenendo l’ effetto contrario: cioè non indebolire, ma irrobustire il regime. In quest’ ottica, i tantissimi anni di sanzioni che, da Reagan in poi, tranne gli ultimi anni di Obama, sono state imposte all’ Iran hanno reso aumentato la fermezza dei gruppi che detengono il potere. Il vero problema è quello della società civile iraniana. L’ irrigidimento delle posizioni americane nei confronti dell’ Iran potrebbe rafforzare il regime il quale potrebbe aumentare gli spazi autoritari a scapito della società. Ma è da questa che deve partire la contestazione.

Che valore ha il protagonismo dei giovani nati dopo la Rivoluzione e delle donne in queste giornate di protesta?

Anche l’ Iran, come molti Paesi afro-asiatici, è molto ‘giovane’: sono tanti i giovani che non hanno conosciuto la Rivoluzione e che vorrebbero un’ apertura degli spazi della partecipazione, di maggiore libertà nel comportamento quotidiano. Ma anche questa effervescenza dei giovani e delle donne, non è di per sé un segno sufficiente per far crollare un sistema. Se poi le crepe, già aperte dalle lotte intestine per la successione al potere, si apriranno ulteriormente, non possiamo dirlo adesso. Però è di sicuro un elemento importante. L’ aiuto alla società civile dovrebbe andare nella direzione di una sua maggiore possibilità di esprimersi.

Alla luce di quanto detto, il 2018 potrebbe rivelarsi un anno decisivo per l’ Iran.

E’ possibile perché, se dovesse morire Khamenei, verrebbero alla luce i conflitti interni per il potere. Soprattutto considerando il fatto che una designazione da parte sua potrebbe non avere, dato l’ inferiore prestigio, lo stesso valore di quella che fece, verso di lui, Khomeini, l’ ultimo ‘Ayatollah degli Ayatollah’.

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