sabato, Ottobre 16

Iran: tra lotta di potere interna e possibili sanzioni L' accusa ad un ex alto dirigente iraniano (forse Ahmadinejad) e gli sviluppi politici futuri delle proteste di questi giorni

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«Possiamo affermare che oggi è terminata la cospirazione nel 1396 (anno in corso secondo il calendario persiano)» ha dichiarato il capo dei Pasdaran, il generale Mohammed Ali Jafari, che ha poi accusato «Stati Uniti, sionisti e sauditi» di aver ordinato ad «un certo numero di gruppi terroristici», vicini all’ ISIS, di entrare in Iran per mettere a segno azioni «di sabotaggio ed esplosioni».

Il capo dei Pasdaran, dopo aver specificato che non sono state più di 15mila le persone che hanno partecipato alle manifestazioni anti-governative, ha reso noto che le contestazioni avrebbero preso piede a seguito dell’appello di un «sito legato a un individuo che in questi giorni parla contro i principi e i valori del sistema (islamico)». «Le forze di intelligence» – ha aggiunto Jafari – «stanno investigando se ha avuto un ruolo nei recenti tumulti. Se queste accuse venissero provate, nei suoi confronti saranno adottate le misure necessarie». Molti analisti hanno individuato, tra le righe, un riferimento all’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, che non ha mai goduto delle simpatie dell’ establishment iraniano né della Guida Suprema, Ali Khamenei.

Ma, negli anni ‘80, era stato un ufficiale dei Pasdaran. Inoltre, è da tempo nel mirino della magistratura iraniana, guidata dall’ Ayatollah Sadeq Ardeshir Larijani e del governo di Rouhani, in quanto accusato di figurare tra i principali responsabili del disastro finanziario risalente al 2011, che va causato l’ arresto di numerosi businessman, tra cui l’ ex direttore della Bank Melli, Mahmood Reza Khavari. Lo scandalo era legato all’ erogazione di enormi quantità di denaro pubblico a privati ai quali venivano, tra l’ altro, cedute aziende pubbliche. Il tutto aveva originato un danno da quasi 3 miliardi di dollari. Ad Ahmadinejad sarebbe addebitata anche parte di responsabilità dei crolli seguiti al terremoto del novembre scorso: gli edifici, per l’ imperante corruzione, sarebbero stati costruiti non rispettando le norme anti-sismiche.

Quale significato ha quest’ accusa, qualora fosse fosse accertata? Iniziano le lotte di potere all’ interno del regime per la successione alla Leadership Suprema? E quali conseguenze avranno le proteste di questi giorni sulla stabilità politica del Paese? E’ prevista, inoltre, una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza dell’ ONU, convocata dagli Stati Uniti e ritenuta, dalla Russia, «un’ interferenza» negli affari interni di Teheran.

«Non commetteremo gli errori delle precedenti Amministrazioni» aveva tuonato, qualche giorno fa, il Vicepresidente americano, Mike Pence, stigmatizzando gli «abusi» sui diritti umani. Dopo le nuove sanzioni che gli Stati Uniti hanno imposto a ‘cinque entità iraniane’, filiali del Shahid Bakeri Industrial Group,  per il loro coinvolgimento nello sviluppo di missili balistici, quali misure potrebbero essere imposte, come ha annunciato il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, contro la Repubblica Islamica, per condannare i presunti soprusi? Avrebbero l’ effetto sperato?Abbiamo posto queste domande a Massimo Campanini, famoso ed apprezzato islamista, esperto di Medioriente.

Mohammad Ali Jafari, il comandante dei Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione Islamica,alle dirette dipendenze del leader supremo Ali Khamenei, ha affermato che dietro la sedizione, ormai «finita», vi sarebbe anche un ex alto dirigente iraniano. Pur non facendo esplicitamente il nome, ha fornito un identikit che rimanderebbe a Mahmoud Ahmedinejad, già accusato di fomentare proteste dal capo della Magistratura, l’ Ayatollah Sadeq Ardeshir Larijani. E’ vero che l’ accusa deve essere verificata, ma da dove nasce il dissidio tra l’ ex Presidente Ahmadinejad e il regime? Quale significato ha?

E’ presto per parlare dei sotterranei intendimenti, non ancora chiari, né della protesta né di chi l’ ha fomentata. Bisogna ricordare che Ahmadinejad viene dal mondo dei Pasdaran, ne è stato un ufficiale. Nel momento in cui fu eletto, dopo essere stato sindaco di Teheran, alla Presidenza della Repubblica, proveniva dal mondo dei ‘rivoluzionari laici’, ‘non clericali’ e la sua politica non fu passivamente schiacciata sulle orme del clero: per esser espliciti, tra Khamenei e Ahmadinejad non è mai corso buon sangue. Se adesso i Pasdaran accusano, anche se non direttamente, Ahmadinejad di essere l’ eminenza grigia dietro queste proteste, vuol dire che prendono le distanze da un ex Presidente che veniva dalle loro file: questo complica ancor di più la situazione in quanto fa presumere che ci sia in corso una violentissima lotta per il supremo potere di cui è ben difficile cogliere le trame nascoste anche perché, come mi diceva un collega iraniano non molto tempo fa, Khamenei è malato, ha un tumore già da molti anni e nella scorsa primavera sembrava dovesse morire da un momento all’ altro. Questo collega iraniano mi diceva di aver sentore che si stessero già affilando i coltelli. All’ interno dello stesso clero sciita, vi sono lotte, anche a livello teologico: non tutti condividono il sistema della Repubblica Islamica di Khomeini perché lo considerano contrario alla realizzazione del pensiero politico dell’ attesa del Mahdi. Poi Khamenei ha ripreso, almeno in parte, la sua salute, ma questo evidenzia che ci sono delle lotte intestine molto acute per il dopo Khamenei. Potrebbe essere una successione ‘furibonda’. E’ un’ elezione su base popolare in quanto l’ Assemblea degli Esperti, che elegge la Guida Suprema, è eletta a suffragio universale. La possibile designazione di Khamenei non avrebbe lo stesso valore di quella di Khomeini e questo complica la successione. Anche perché Khamenei era un figura abbastanza scialba quando fu scelto.

Ci fu una vera e propria contestazione da parte di una frangia del clero.

Sì perché Khamenei non era un Ayatollah, era di un ‘gradino’ inferiore nella gerarchia religiosa sciita: quando è stato designato da Khomeini, non era un Ayatollah e non aveva le carte in regola per diventare guida suprema. Per questo ci furono delle grandi opposizioni da parte degli Ayatollah. La figura di Khamenei è sempre stata una figura di non grandissimo prestigio. La controprova è data dal fatto che nei Paesi dell’ area dove gli sciiti sono importanti (Iraq, Libano), Khamenei non è mai stato riconosciuto come Guida Suprema. A questo elemento si aggiunge quello per cui i rapporti tra il clero ufficiale e l’ ala laica dei rivoluzionari religiosi, di cui i Pasdaran sono al vertice, sono sempre stati di conflitto sotterraneo, ma acuto. Proprio per questo, quando Ahmadinejad è diventato Presidente, le sue relazioni con Khamenei non sono mai state buone. L’ accusa dei Pasdaran contro Ahmadinejad può voler dire che le Guardie Rivoluzionarie cercano di scaricare l’ ex Presidente.

Potrebbe dunque essere una sorta di ‘complotto’ della leaderhip suprema per scaricare un contestatore.

Sicuramente. Come ricorderà, Ahmadinejad aveva inteso presentarsi, ad un certo punto, come candidato alla Presidenza, alle ultime elezioni del 2017 che hanno visto confermato Rouhani nel suo secondo mandato. Questa sua intraprendenza per riemergere, evidentemente, non è ben gradita né al clero e nemmeno più ai Pasdaran. Ma è difficile capire quali tipo di lotte si stiano combattendo: tutto, secondo me, deve essere inteso nel quadro molto più ampio del problema della ‘successione’ a Khamenei che, sebbene si sia ripreso, è un uomo anziano e malato. Oltretutto, ci si potrebbe chiedere fino a che punto è in grado, oggi, di controllare il sistema. C’è anche un altro fatto da considerare: il regime iraniano, almeno fino adesso, con tutte le difficoltà economiche, all’ origine delle proteste, era piuttosto solido. In una recente intervista televisiva, Tramballi ha detto che il regime “non  può fare come fa Trump”, ma dovrebbe seguire un’ altra linea.

Anche se questa linea è molto diversa da quella adottata retoricamente in concreto se il procuratore generale della Repubblica Islamica, Mohammad Jafad Montazeri ha detto «I disordini in Iran sono frutto di un complotto ordito da Arabia Saudita, Israele e Stati Uniti».

E’ retorica. Ma il rischio è che se si fa come Trump, l’ establishment ha l’ arma propagandistica di agitare ancora lo spettro del Grande Satana.

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