domenica, Aprile 18

Iran, tra canne e finti tabù A Teheran boom di pusher e fumatori nella piccola Amsterdam

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L’Iran è un Paese dove si può venire arrestati e uccisi, per aver bevuto un bicchiere di troppo o per essere gay. L’ultimo caso di sospetta impiccagione per «sodomia consensuale» risale al 6 agosto scorso.
Ma a Teheran accade anche di venire invitati a un vodka party in una villa privata, nei quartieri bene e occidentalizzati, dove le coppie omosex si baciano accanto alle coppie eterosessuali. Nella capitale, le trasgressioni ai precetti islamici vengono tollerate anche in alcuni, seppur pochissimi locali.
Basta che le immagini proibite non trapelino in pubblico e in special modo sui mass-media, come i ragazzi auto-ripresi, la primavera scorsa, a ballare ‘I’m happy‘ sui tetti di Teheran, imprigionati poi per «attentato alla castità pubblica».

Sulla marijuana, in compenso, vige tutt’altro regime. Intanto il possesso di erba è punito con sanzioni di poco più di un dollaro a grammo, se sorpresi con dosi fino a 15 grammi per uso personale, e non con la morte. Tecnicamente, fumare le canne è illegale ma, come in Italia, il reato è depenalizzato, perché la pratica è assai comune.
Nel 2012, alla vigilia delle presidenziali, il Governo ultra-conservatore di Mahmoud Ahmadinejad, forse influenzato dalle frequenatazioni sud-americane, annunciò piani per legalizzare l’uso di marijuana, sia a scopi medici sia personali, proponendone la vendita privata e nei caffè fino a 50 grammi, con tassazione statale al 25%.
L’Amministrazione contava anche di rilanciare l’agricoltura, sdoganandone la grande coltivazione. Sull’onda lunga della campagna, il commercio di cannabis sta fiorendo a Teheran un quartiere di artisti, vicino a Khane Honarmandan, che i giovani chiamano la Piccola Amsterdam, dove si acquistano e si fumano canne ormai alla luce del sole.

Il dibattito è aperto e se, fino a qualche anno fa, in Iran fumavano hashish e oppio pure i nonni e i religiosi, ma sempre smerciando e contrattando di sotterraneamente, oggi per le strade di Teheran si gira con le foglie di cannabis sulle t-shirt per dire sì alla legalizzazione.
Foglie di cannabis e chador: una contraddizione per chi non conosce gli Stati islamici. Ma nel Corano non ci sono sure contro la marijuana, come contro l’alcool. Questo ha reso possibile, due anni fa, la pubblicazione della traduzione di un libro di preghiere sciite di un noto religioso con, sulla copertina, l’immagine delle foglie di marijuana.
È severamente punito il consumo di droghe, questo sì, e difatti per i coltivatori su larga scala -di cannabis come di papaveri- la legge iraniana prevede pesanti multe in denaro e punizioni dalle frustate, al carcere, fino all’impiccagione.
A sentire chi vive nella Repubblica islamica, però, al contrario che per il vino o le pratiche sessuali, sul consumo delle droghe leggere non ci sarebbe mai stata una tolleranza zero in Iran.
Si è arrivati persino a far girare la voce che la Guida suprema Ali Khamenei ne sia un consumatore, senza finire in galera: indiscrezioni che, naturalmente, i frequentatori del suo inner circle smentiscono categoricamente.

Soprattutto le nuove generazioni, non sembrano spaventate dalle notizie che, di tanto in tanto, si leggono sui giornali, di coltivatori domestici arrestati o di grandi piantagioni in fattoria di campagna, scoperte e sequestrate.
Riporta anzi il magazine dei giornalisti iraniani della diaspora ‘Iranwireche negli appartamenti di Teheran starebbe prendendo piede la moda di far crescere le piante di cannabis nei vasi, per arrotondare gli stipendi con la vendita di piccole dosi di erba.

Nei parchi e nelle auto lungo alcuni viali della movida, il commercio sarebbe attivo h24, tanto che alcuni residenti si sarebbero lamentati del rumoroso e poco sicuro giro di clienti.
C’è anche da dire che l’Iran, come la Russia, si trova a combattere l’uso ancora molto diffuso di eroina e metanfetamine, per cui oppio e cannabis sono il male minore. «Le prigioni iraniane sono piene di migliaia di detenuti, arrestati per il possesso di piante, francamente innocue» sarebbe arrivato a dichiarare Ahmadinejad alla fine nella sua Presidenza, «non ha senso spendere risorse per imprigionare questa gente quando ogni giorno accadono reati seri come il consumo di alcol o la disobbedienza delle mogli verso i loro mariti».
Se il consumo di canne è popolare soprattutto tra le nuove generazioni, in Persia è un rituale diffuso da secoli, tramandato di generazione in generazione, fumare oppio nei circoli culturali e, in generale, nelle serate di svago tra amici.
Khamenei, appassionato di libri e di poesie, non sarebbe immune da questo vizio. Ma la Guida suprema ha cautamente smentito, senza tornarci troppo sopra: «Tutte le droghe, incluse i narcotici, sono haram», peccato.
Nonostante la fatwa, i frequentatori del parco degli artisti di Khane Honarmanan, la piccola Amsterdam di Teheran, raccontano di non aver mai visto un poliziotto fermare, e neanche dissuadere, clienti e spacciatori.

 

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