martedì, ottobre 23

Iran – sciiti contro sunniti: chi sono e il perché della divisione

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Le ragioni dell’attacco al cuore dell’Iran di questa mattina sono da ricercare, secondo le analisi che in queste ore stanno prendendo corpo, nel contesto  dello scontro tra sunniti e sciiti, della grande guerra per procura tra Arabia Saudita e Iran, in corso in tutto il Medio Oriente.

Due luoghi simbolici di Teheran, infatti, sono finiti nel mirino degli attacchi sferrati stamani nella capitale iraniana e rivendicati dall’Is, che per la prima volta ha messo la firma su attentati nella Repubblica Islamica. Il mausoleo dedicato all’ayatollah Ruhollah Khomeini, nella zona sud della capitale iraniana, è un luogo simbolico perché è qui che si ricorda il fondatore della Repubblica Islamica, la prima Guida suprema del’Iran. Khomeini guidò la rivoluzione che nel 1979 rovesciò lo Shah e restò al potere per dieci anni.

Il mausoleo si trova a circa 25 km di distanza dal Parlamento. Nel Majlis, così si chiama l’Assemblea iraniana, siedono 290 parlamentari, anche deputate e rappresentanti di minoranze religiose, compresi i cristiani e gli zoroastriani.

Ma quali sono le differenze tra le due grandi correnti del pensiero musulmano?

Si stima che la popolazione musulmana mondiale ammonti a 1,57 miliardi di credenti, in gran parte residenti nella regione asiatico-pacifica, in Medio Oriente, Africa settentrionale e Africa subsahariana. I musulmani condividono una serie di convinzioni fondamentali: essi credono nell’unicità di Dio, credono che il profeta Maometto abbia portato a compimento la tradizione nel monoteismo abramico e che la parola divina a lui rivelata sia racchiusa all’interno del Corano. Sono anche concordi sui ‘Cinque Pilastri’ dell’Islam: l’obbligo di riconoscere l’unicità di Dio e Maometto come suo messaggero (shahada); pregare cinque volte al giorno (salat); l’elemosina (zakat); digiuno e astinenza durante il mese santo del Ramadan (sawm); il pellegrinaggio a La Mecca almeno una volta nella vita (hajj). Esistono alcune eccezioni a questi compiti altrimenti obbligatori (in genere collegati alle capacità fisiche del credente di adempiervi). Alcune comunità islamiche hanno anche aggiunto ulteriori precetti all’elenco.

Nonostante questi tratti unificanti, la comunità musulmana nel corso del tempo si è suddivisa in diversi gruppi e correnti. La causa è principalmente riconducibile alle dispute per la leadership emerse per la prima volta dopo la morte del profeta Maometto. Di fronte alla questione di chi dovesse condurre la umma (comunità), e per quale motivo, i musulmani si sono chiesti se il leader dovesse essere un membro della famiglia del profeta e, in tal caso, in quale linea di discendenza; se la leadership non dovesse essere affatto ereditaria; e se il leader dovesse essere considerato infallibile. Nel corso del tempo, tali divergenze di opinione si sono evolute e si sono consolidate sotto forma di insegnamenti teologici e giuridici, dando origine alle diverse identità di gruppo. Nessun racconto delle diverse comunità e tradizioni all’interno dell’Islam può essere considerato esaustivo e ogni rappresentazione si basa su un certo livello di semplificazione. Il Pew Reasearch Center, che nel 2009 ha condotto uno studio demografico completo su oltre 200 Paesi, ha individuato due rami principali: sunnismo e sciismo. Un terzo ramo, il kharigismo, è precedente alla formazione degli altri due, ma ha un’importanza prettamente storica.

La carta di Limes, redatta da Laura Canali

 

Una delle principali divisioni all’interno della comunità musulmana è emersa dopo la morte del profeta Maometto nel 632 d.C. in merito al suo legittimo successore (califfo). Dopo un processo di consultazione (shura), l’amico di Maometto Abu Bakr fu scelto come primo califfo. Tale scelta è stata contestata da un parere contrastante secondo cui Ali ibn Abi Talib, il genero del profeta, sarebbe stato nominato dallo stesso Maometto come leader (imam) della comunità musulmana. I sostenitori di tale parere ritenevano che il successore del profeta dovesse provenire dalla sua famiglia, l’ahl al-bayt (letteralmente ‘gente della casa’). Tuttavia, questa prospettiva non ha avuto molto seguito all’interno della comunità musulmana, per lo meno all’inizio. Prima di morire, Abu Bakr nominò Umar come suo successore, che è stato poi seguito da Utgman come terzo califfo (entrambi furono assassinati). Solo dopo la morte di Uthman, Ali è diventato il quarto califfo, anche se la sua leadership è stata contestata fin dal principio dai parenti di Uthman, in particolare dall’allora governatore della Siria, Muawiya.

L’Islam sunnita è decisamente il ramo più ampio dell’Islam: i suoi seguaci rappresentano l’87-90% della popolazione musulmana mondiale. Il nome deriva dal termine ahl al-sunna wa-l-jama’a (‘gente della tradizione di Maometto e della comunità’). Come suggerito dalla sua caratterizzazione, l’Islam sunnita è convinto di rappresentare il consenso musulmano in merito agli insegnamenti e usi del profeta. Ha avuto origine tra quei musulmani che, a differenza degli sciiti e kharigiti, negavano che Ali fosse stato nominato come unico legittimo successore di Maometto. Di conseguenza, i sunniti ritengono legittimo il califfato dei primi quattro califfi e non solo quello di Ali, cui si riferiscono come ‘ben guidato’ (al-khulafaʾ ar-rashidun).

Un’altra differenza con gli sciiti è che i sunniti non credono che i leader della comunità musulmana possano essere infallibili. Inoltre, anche se sono sempre esistite istituzioni e individui sunniti influenti, non esiste un’autorità religiosa centralizzata e vige solo una vaga gerarchia, in netto contrasto con gli sciiti imamiti e ismailiti. Nei secoli di formazione della giurisprudenza islamica (fiqh), gli studiosi sunniti hanno istituito diverse scuole di interpretazione e hanno concordato una serie distinta di resoconti storici dei detti e delle azioni del profeta (le cosiddette raccolte di hadith), da loro ritenuti validi. L’Islam sunnita ha in ogni modo evitato divisioni fondamentali.

I musulmani sciiti rappresentano il 10-13% della popolazione musulmana mondiale. Il loro nome deriva da ‘shiat Ali’ (il partito di Ali) e fa riferimento al riconoscimento di Ali ibn Abi Talib e dei suoi successori come unici legittimi successori del profeta. Tale convinzione li ha allontanati sia dai kharigiti che dai sunniti. Gli sciiti chiamano i leader della comunità musulmana imam e, ad eccezione degli sciiti zaiditi e nizariti, li ritengono infallibili. Credono anche (ad eccezione degli zaiditi) che sia ammissibile in determinate circostanze tenere nascosta la propria fede per motivi di difesa personale, una pratica chiamata taqiyya. Lo sciismo ha origine dal martirio del figlio di Ali, Husayn, che fu ucciso dalle truppe di Umayyad nella battaglia di Kerbala nel mese islamico di Muharram nell’anno 680 d.C. La morte di Husayn è commemorata durante le processioni sciite dell’Ashura, la più importante solennità religiosa dell’Islam sciita. Nonostante questo punto di origine comune, gli sciiti si sono suddivisi in diversi rami, un processo caratterizzato dal cambiamento di idee sull’identità e il ruolo degli imam e sul mutamento delle alleanze religiose, con tanti piccoli gruppi che si sono dissolti o sono stati inglobati all’interno di rami più ampi:

  • Gli imamiti (o duodecimani/ Ithna’ashari) è il più ampio ramo sciita e si trova prevalentemente in Azerbaijan, Bahrain (tra il 50 e il 70% della popolazione), Iran, Iraq e Libano (fino a 2 milioni). Significative minoranze imamite vivono in altri stati del Golfo e nel sud dell’Asia.
  • Gli ismailiti rappresentano il secondo principale sottogruppo all’interno del ramo sciita e sono a volte chiamati settimani. In seguito a dispute per la leadership, si sono creati due principali sottogruppi ismaeliti: i nizariti e i mustaliani-taibiti.
  • Gli zaiditi, talvolta definiti anche pentamani, rappresentano una quota significativa della popolazione yemenita.
  • Gli alawiti rappresentano una minoranza significativa in Siria (tra 2 e 3 milioni), Libano (fino a 120 mila) e Turchia (circa mezzo milione).
  • Gli aleviti rappresentano la minoranza religiosa più importante in Turchia (tra 8 e 15 milioni secondo le stime).

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