sabato, Giugno 19

Iran: le esecuzioni dei curdi proseguono image

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In Iran  continuano senza sosta le esecuzioni. Secondo le organizzazioni per i diritti umani, sono state oltre 250 le esecuzioni effettuate nei primi quattro mesi del 2014,  tra cui 27 attivisti politici curdi, nella prigione di Saghez, nel Kurdistan iraniano, tutto questo dopo la vittoria del Presidente così detto ‘riformista’, Hassan Rohani, il quale durante la campagna elettorale si vantava di essere un ‘moderato’  e aveva promesso  più libertà  alle  minoranze presenti in Iran come  arabi, armeni, azeri, baluci, qashqai, ebrei e turkmeni e curdi, minoranze che non hanno diritto alla propria lingua  e  cultura.

Infatti, gli 8 milioni di curdi in Iran chiedono la libertà ad un regime che non ha nessun rispetto per l’essere umano. Basterebbe dare un’occhiata alla rete per vedere le immagini di esseri umani penzolanti come spaventapasseri nelle piazze pubbliche delle città iraniane.

Di fronte a questa atrocità, la comunità internazionale,  in primis gli Stati Uniti, restano in silenzio, anzi, cercano di dialogare con il regime su una sola questione,  quella nucleare. Mai vengono condannate tali esecuzioni.
Del colloquio telefonico  del settembre 2013  tra Barack Obama e Hassan Rohani, ha riferito l’inquilino della Casa Bianca nel corso di una conferenza stampa: «Quella con il Presidente iraniano Hassan Rohani è stata la prima comunicazione tra i nostri due Paesi dal 1979: è indicazione che stiamo andando verso il superamento delle difficoltà affrontate nel corso della storia. Credo ci siano le basi per una soluzione». Quale soluzione con un regime di questo  genere?

A un anno dall”elezione di Rouhani, le violazioni sistematiche e diffuse dei diritti umani continuano, come con il Presidente Mahmud Ahmadinejād, drammatizzate dalla follia omicida giudiziaria: la sistematica presa di mira delle minoranze etniche e religiose -in particolare dei curdi.

Ruhollah Khomeini, dopo il suo ritorno in Iran, nel 1979, e la creazione della Repubblica Islamica,  si rivelò più repressivo e feroce nei confronti delle minoranze dello Scià. Khomeini era ancora a Parigi quando promise ai curdi che, una volta tornato in Iran, avrebbe concesso l’autonomia alla popolazione curda, invece, non appena arrivato in Iran, nel 1979, ha cominciato a massacrare i curdi, arrivando all’omicidio del Segretario del partito democratico curdo dell’Iran Abdulrahman Qasmlu e del suo successore Sharaf Kandi.
L’Ayatollah Khomeini disse testualmente «Uccidere un curdo non è peccato».

 

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