domenica, Settembre 19

Iran: l’aria pesante del ‘79

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Sono 29 i prigionieri politici curdi in sciopero della fame, dal 20 novembre scorso, nella città curda di Urmia che protestano contro le precarie condizioni di vita nella prigione, contro il maltrattamento dei detenuti e contro il fatto che i prigionieri politici sono detenuti nella stessa cella con i detenuti criminali.

La comunità internazionale, l’Unione Europea, tacciono sugli arresti e le uccisioni che il Governo islamico di Teheran sta compiendo nei confronti della popolazione curda.

La Polizia politica iraniana sta esercitando forti pressioni sui prigionieri politici per costringerli a interrompere lo sciopero della fame. Alcuni parenti di persone detenute hanno rivelato che i prigionieri curdi   rischiano di essere trasferite nei peggiori carceri del nord dell’Iran lontani del Kurdistan se non accettano di ritirare la protesta.

Gli 8 milioni di curdi in Iran chiedono la libertà a un regime che non ha nessun rispetto per l’essere umano, bastarebbe dare un’occhiata alla rete per vedere le immagini di esseri umani penzolanti come spaventapasseri nelle piazze pubbliche nella città iraniane.

In questo momento si respira l’area pesante del 1979, quando Ayatollah Khomeini dopo tanti anni di esilio tornò in Iran, e cominciò subito a massacrare la popolazione curda, nonostante i movimenti di liberazione del Kurdistan lo avesse aiutato e sostenuto nella sua rivolta contro lo Scià.

Komeini, durante il suo esilio a Parigi, aveva promesso ai curdi che avrebbe dato loro l’autonomia e il loro diritto di vivere in pace e in libertà, invece, poco dopo il suo arrivo arrivo dichiarò guerra ai curdi e disse testualmente ‘uccidere un Curdo non è peccaminoso’. Per Komeini i curdi erano degli infedeli, in quanto erano tolleranti, e soprattutto non erano fanatici.

 

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